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Villa Alibert, situata ai civici 8-9 dell'odierna via degli Orti d'Alibert, è un'elegante costruzione realizzata nel Seicento. La struttura originaria dell'edificio risale ad una casa con giardino che Maria Vittoria Cenci portò in dote quando nel 1663 sposò il 1  Prospetto della facciataconte Giacomo d'Alibert, segretario d'ambasciata di Cristina di Svezia, per la quale si occupò, oltre che di qualche missione diplomatica, dell'attività che più lo appassionava, ovvero quella di impresario teatrale. La sua attività lo portò, supportato dalla Regina, a far costruire il primo teatro musicale aperto al pubblico di Roma, il Teatro di Tordinona. La casa con giardino fu così ristrutturata e parzialmente modificata nelle forme attuali dal conte d'Alibert, che fece realizzare un elegante casino con un giardino piccolo ma assai rigoglioso. Nella pianta grande del Falda (1676) il palazzetto compare, ma senza nome, ed il giardino è rappresentato a scomparti isolati; nella pianta del Nolli (1748), invece, la planimetria del piccolo giardino è ben disegnata. Il muro di cinta su via degli Orti d'Alibert si sviluppava su un asse principale nel senso della lunghezza, parallelo alla strada e diviso in otto settori. L'architetto di questa importante ed affascinante villa non è purtroppo noto. A due piani con mezzanino, il palazzetto, per la ridotta profondità e per la 2  Fontana-ninfeo con grataristrettezza degli ambienti, funge da fondale scenico al prospetto del giardino. La facciata presenta una pianta a “C”, con un corpo di fondo e due leggere ali laterali, ed è caratterizzata dalla presenza, assai originale, di specchiature rustiche con concrezioni calcaree e giochi d'intonaci. Al centro del prospetto (nella foto 1), tra due modesti portali d'ingresso, è situata una graziosa fontana-ninfeo inserita all'interno di un ampio finestrone ad arco, con rocce e vegetazione, originariamente fornita d'acqua. Il fascino di questo ninfeo è accresciuto maggiormente dagli avvenimenti drammatici di cui fu testimone e complice durante la Seconda Guerra Mondiale e rievocati grazie al gruppo di speleologi del Centro Ricerche Sotterranei di Roma. Una grata incastonata tra le rocce della fontana-ninfeo (nella foto 2) costituisce l'ingresso al condotto idrico che un tempo alimentava la fontana (collegato all'Acqua Paola) e che, prosciugato, si è trasformato in un cunicolo che permette di giungere fino al Gianicolo, all'altezza di Villa Lante. Questo passaggio segreto venne più volte utilizzato in tempo di guerra per sfuggire alle retate naziste, come quella famosa del 16 ottobre 1943 quando le S.S., dopo il rastrellamento del Ghetto, radunarono gli ebrei presso il vicino palazzo Salviati. Alcuni di loro riuscirono a sfuggire alla stretta sorveglianza dei tedeschi e si salvarono proprio grazie al cunicolo. Infine, dinanzi alla facciata della villa, si apre un piazzale che è separato dal giardino con una platea piana, forse luogo di rappresentazioni teatrali, considerata la grande passione del conte per il teatro; tra la platea ed il giardino è situata una splendida vasca dall'andamento curvilineo.

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