Ponte Milvio (nella foto sopra) è uno dei ponti più antichi e, storicamente, più importanti di Roma, presso il quale confluivano, oltre alle vie Cassia e Flaminia, anche la Clodia e la Veientana. La sua origine risale, con probabilità, al IV-III secolo a.C. ed era inizialmente in legno; fu poi rifatto ex novo e prese il nome dal magistrato che ne autorizzò la costruzione in muratura, tale Molvius, donde Molvio e quindi Milvio. Per i romani però è Ponte Mollo, denominazione che, secondo la tradizione, deriverebbe dal fatto che anticamente molleggiava! Un’altra teoria vuole che il termine derivi dal latino mollis, ovvero molle, cedevole, dallo stato pietoso in cui spesso il ponte si trovava, nonostante i restauri. Si ha notizia, infatti, che verso la metà del Trecento un certo frate di nome Acuzio andava girando per Roma per raccogliere offerte da utilizzare per il restauro del ponte il quale era per terra. Forse la teoria più verosimile è quella legata al modo di dire romanesco a mollo, che viene utilizzato per indicare qualcosa che è immerso in acqua, e quindi si sarebbe così definito il ponte in quanto, per la sua posizione e per l’altezza ridotta, in caso di piena era spesso a mollo nell’acqua del Tevere. Ricostruito in muratura nel 220 a.C. all’epoca dell’apertura della Via Flaminia, fu restaurato nel 109 a.C. dal censore Marco Emilio Scauro.
È un ponte importante per la storia romana e per il Cristianesimo, in quanto legato alla conversione di Costantino, primo Imperatore cristiano, a seguito della visione della Croce alla vigilia della battaglia (312 d.C.) da lui vinta, con la quale strappò il titolo imperiale a Massenzio.

Nel 1450 Papa Niccolò V commissionò lavori di restauro di Ponte Milvio, poi completati nel 1458 durante il pontificato di Papa Callisto III Borgia, il quale fece apporre una lapide (nella foto 1) per celebrare la fine dei lavori nella quale vi è lo stemma di famiglia, un bue pascente, e la scritta CALISTUS P P III MCCCCLVIII, ovvero “Callisto III Pontefice dei Pontefici (nell’anno) 1458”. In questa occasione sparirono le parti in legno (forse apposte nei restauri precedenti), si abbatté il Tripizzone, ossia un fortilizio triangolare posto all’imbocco nord del ponte, e fu portata a termine anche la ricostruzione dell’antica torre di guardia risalente all’epoca delle fortificazioni di Aureliano.

L’ingresso della torre, per volontà di Pio VII, venne foggiato a forma di arco da Giuseppe Valadier (nella foto 2). Questo versante nord della torre presenta la seguente iscrizione:
PIUS SEPTIMUS PONT MAX
PONTEM ET TURRIM OPERIB(US) AMPLIATIS RESTITUIT
ANNO DOMINI CIƆIƆCCCV
ovvero “Pio Settimo Pontefice Maximo restaurò il ponte e la torre con opere di ampliamento nell’Anno del Signore 1805”.

Il versante sud della torre presenta un’altra iscrizione (nella foto 3) che così recita:
PIUS VII PONT MAX
PARTEM PONTIS SUBLICIAM IMPETU AQUARUM VEXATAM
STRUCTORIO LAPIDE REFICIEND CURAVIT
IDEM TURRI PERFOSSA RECTA AD ALTERAM RIPAM
ITER APERUIT CIƆIƆCCCV
CURANTE ALEXANDRO LANTE PRAEF AERARI
ovvero “Pio VII Pontefice Maximo si occupò di far ricostruire con pietre in muratura la parte in legno del ponte devastata dall’impeto delle acque, inoltre aprì un passaggio attraverso la torre direttamente verso l’altra riva (nell’anno) 1805, a cura di Alessandro Lante Prefetto dell’Erario”. Notare che le lettere che indicano gli anni utilizzano quelli che vengono definiti “numeri Romani medioevali”, anche se in realtà traggono origine dal sistema numerale etrusco.
Nel 1849 i garibaldini, allo scopo di ritardare l’entrata a Roma delle truppe francesi, distrussero una parte dell’arco e la pavimentazione del ponte, come ricordato da una lapide del 1931 murata dentro l’arco del torrione:
IL 13 MAGGIO 1849
UN MANIPOLO DI COMBATTENTI VITERBESI E ROMANI
PER ORDINE DI GIUSEPPE GARIBALDI MINAVA QUESTO PONTE
IL TEN. CONTE PACIFICO CAPRINI DIEDE FUOCO ALLA MICCIA
RITARDANDO A ROMA L’OFFESA DELL’OCCUPAZIONE STRANIERA
AUSPICE LA FEDERAZIONE NAZ. VOLONTARI GARIBALDINI
XVII MAGGIO MCMXXXI (17 maggio 1931)
Le riparazioni furono subito eseguite dall’architetto Francesco Azzurri per incarico del governo pontificio.

La testata di Ponte Milvio verso Viale Tiziano è ornata con le due statue marmoree dell’Immacolata di Domenico Pigiani (1840) e di S.Giovanni Nepomuceno (nella foto 4) di Agostino Cornacchini (1731). Questo Santo era un boemo (Nepomuceno perché nativo della città di Nepomuk, nell’odierna Repubblica Ceca) ed è ricordato perché venne annegato nella Moldava, per ordine di Re Venceslao IV. Per il suo martirio fu santificato ed a lui si rivolgevano in preghiera tutti coloro che avevano a che fare con i fiumi, per chiederne protezione dagli annegamenti. Si dice anche che questo Santo protegga i segreti: difatti la statua è accompagnata da un puttino che porta l’indice della mano destra sulla sua bocca quasi per invitare al silenzio. L’altro versante del ponte, quello che prospetta su Viale di Tor di Quinto, presenta invece due statue poste ai lati della torretta realizzata da Giuseppe Valadier (visibili nella foto 2) raffiguranti il Battesimo di Gesù Cristo, opera di Francesco Mochi del 1634: a destra si trova S.Giovanni Battista ed a sinistra Gesù Cristo. Il gruppo scultoreo fu realizzato per la Basilica di S.Giovanni dei Fiorentini su commissione della famiglia Falconieri ma, probabilmente, non piacque molto ai committenti tanto che non fu mai posto nella chiesa ma trasportato a Palazzo Falconieri in Via Giulia. Nel 1825 le due statue furono qui collocate da Giuseppe Valadier e vi rimasero fino al 1955, quando vennero trasferite a Palazzo Braschi per un lavoro di restauro, ma in realtà vi rimasero fino al 2016 quando venne deciso di riportarle nella collocazione per la quale erano state progettate, ovvero nella Basilica di S.Giovanni dei Fiorentini. E le statue che oggi sono ai lati della torretta di Ponte Milvio? Sono copie che furono qui poste nel 2001. Il ponte misura metri 152 in lunghezza, metri 7,5 in larghezza ed ha sei arcate in muratura.
Nella sezione Roma nell’Arte vedi:
Ponte Mollo di G.B.Piranesi
