Il beato Nicola da Forca Palena nel 1419 acquistò, grazie al contributo di alcuni fedeli e dei cardinali Gabriele Condulmer e Domenico de Cupis, alcuni terreni sul Gianicolo, sui quali fondò un romitorio. Il piccolo edificio fu poi ampliato in un complesso che comprendeva un convento ed una chiesa dedicata a S.Onofrio (nella foto sopra): i lavori terminarono nel 1439, anche se il complesso venne ulteriormente ristrutturato ed ampliato nel Cinquecento. Nel 1517 Leone X elevò la chiesa a titolo cardinalizio, mentre nel 1588 Sisto V la elevò a titolo presbiterale: fu in questa occasione che venne aperta l’antistante Salita di S.Onofrio per consentire ai fedeli un accesso più agevole alla chiesa. Una caratteristica scalinata conduce al sagrato sul quale prospetta un piccolo campanile a due ordini del XV secolo e chiuso su due lati da un portico rinascimentale decorato all’inizio del XVII secolo con affreschi del Domenichino.

Gli ultimi due archi del portico del convento furono chiusi nel 1620 per ottenere una cappella per la famiglia Vaini, che viveva sul Gianicolo presso l’edificio oggi conosciuto come Villa Vaini Giraud Ruspoli. L’ingresso della cappella (nella foto 1), eretta all’inizio del XVII secolo da Guido Vaini per la sua famiglia e dedicata alla Madonna del Rosario, presenta una bellissima decorazione in marmo decorata con il leone, emblema araldico dei Vaini, e sormontata da un affresco, attribuito a Giovanni Baglione, raffigurante le Sibille.

Dal portico si accede al chiostro (nella foto 2), a pianta rettangolare su due ordini. Il piano inferiore è formato da quattro ali porticate con sette arcate a tutto sesto nei lati lunghi e tre nei corti. Le arcate sono rette da colonne, con capitelli a foglie, che poggiano sullo stilobate. La loggia superiore è sostenuta invece da pilastrini ottagonali in laterizi. In occasione del Giubileo del 1600, le lunette vennero affrescate con Storie della Vita di S.Onofrio dal Cavalier d’Arpino, Sebastiano Strada e Claudio Ridolfi.

Dal portico si accede anche all’interno della chiesa, a navata unica articolata in tre campate e coperta con volte a crociera, con cinque cappelle e terminante con un’abside poligonale (nella foto 3) che presenta uno splendido ciclo di dipinti murali ad affresco, eseguiti nella prima metà del XVI secolo da Baldassarre Peruzzi, raffiguranti: al centro, la Madonna con Gesù Bambino in trono, S.Giovanni Battista, S.Caterina d’Alessandria e S.Onofrio, a sinistra un’Adorazione dei Magi, a destra la Fuga in Egitto e nel catino, l’Incoronazione di Maria Vergine, Apostoli, Sibille e Dio Padre.

La prima cappella a sinistra, dedicata a S.Girolamo ma detta anche Cappella del Tasso, fu realizzata da Carlo Piccoli nel 1857 su commissione di Pio IX ed ospita il Monumento funebre a Torquato Tasso (nella foto 4) scolpito da Giuseppe De Fabris ed inaugurato il 25 aprile 1857. La statua raffigura il poeta appoggiato alla quercia, lo sguardo rivolto verso l’alto, il poema in mano e lo scudo crociato con la scritta PRO FIDE.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1595, il Tasso venne sepolto sotto una modesta lapide, sul pavimento della chiesa, così modesta da suscitare l’indignazione di molti letterati fino a quando le spoglie, nel 1857, vennero traslate nella nuova tomba. Nella controfacciata, a sinistra dell’ingresso, possiamo ancora ammirare la lapide del sepolcro originale di Torquato Tasso (nella foto 5), in marmo ed affresco di ambito romano, commissionata dal cardinale Bonifazio Bevilacqua Aldobrandini nel 1608.

La seconda cappella situata sulla navata destra è dedicata alla Madonna di Loreto e custodisce la meravigliosa pala d’altare raffigurante la Madonna di Loreto (nella foto 6), olio su tela di Annibale Carracci del 1604.
Il monastero annesso alla chiesa ospita anche un piccolo museo dedicato a Torquato Tasso, realizzato nelle stanze dove il poeta passò gli ultimi mesi della sua vita. Il museo conserva alcuni suoi cimeli come l’urna che per molti anni ne conservò le ceneri, una lettera autografa ed alcuni oggetti personali tra cui un crocefisso ed una ceramica antica. Il nome del Tasso è legato anche alla campana più piccola delle tre che sono custodite nella cella campanaria: si narra che questa accompagnò i suoi ultimi momenti di vita, continuando a suonare fino alla sua morte. A questa campana è legato anche un aneddoto: nel 1849 i garibaldini requisirono alcune campane per forgiare i cannoni ma quando si presentarono nella chiesa di S.Onofrio incontrarono la ferrea resistenza del superiore del convento, che supplicò loro di non distruggere la piccola campana tanto legata alla memoria del poeta. Garibaldi, commosso, ordinò: Le campane che suonarono l’agonia del Tasso sono sacre: siano rispettate!

Dinanzi al portico della chiesa vi è una fontana (nella foto 7), realizzata nel 1924, formata da una vasca circolare, quasi a fior di terra, in mezzo alla quale, su una base quadrata, si eleva un piedistallo a cipolla che sostiene una tazza di travertino, la quale riceve l’acqua da uno zampillo centrale che, attraverso le bocche di quattro mascheroni scolpiti sotto il bordo della tazza stessa, si versa nel bacino sottostante. La fontana fu costruita con vari elementi giacenti nei magazzini comunali, quali il catino ed il balaustro appartenenti alla fontana rimossa alla fine dell’Ottocento da Piazza Giudea, poi sostituiti con copie nel 1930 quando gli elementi furono restituiti alla fontana ricomposta in Piazza delle Cinque Scòle.
