La chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio (nella foto sopra) fu edificata da Onorio I nel 625 ma poi fu ricostruita dai frati Cistercensi tra il 1140 ed il 1221, anno in cui fu consacrata da Onorio III. L’edificio presenta un’alta facciata in cotto a doppio spiovente ed un portico tetrastilo con colonne di marmo orientale e capitelli ionici. L’interno manifesta una grande austerità e semplicità, secondo le rigide regole stilistiche cistercensi che non prevedevano edifici sontuosi né tantomeno decorazioni scultoree o pittoriche: nondimeno la bellezza della chiesa ne risentì, visto che rappresentò uno dei monumenti più interessanti ed indicativi dell’intera architettura medioevale.

Intorno alla metà dell’Ottocento furono eseguite alcune opere di restauro e fu in questa occasione che il pavimento della chiesa, così come il portico e l’area circostante, furono ribassati, tanto visibile nelle colonne del portico che presentano un doppio basamento (nella foto 1).

L’interno della chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio (nella foto 2) si sviluppa a croce latina, con abside quadrata e cappelle laterali e si compone di tre navate, la maggiore delle quali, quella centrale, è realizzata in laterizio. Le navate laterali, sostenute da nove pilastri, si affacciano sulla navata principale attraverso archi a tutto sesto. Decorazioni affrescate sono presenti sia sui pilastri laterali, dove sono state realizzate figure degli Apostoli, riprodotti da un lavoro in chiaroscuro che Raffaello realizzò per un salone del Vaticano, sia sui pilastri di fondo della navata centrale in cui sono stati raffigurati il Battesimo nel Giordano e Cristo e la Maddalena. Nel centro della crociera, al posto della cupola, le navate si incontrano attraverso tre archi a tutto sesto, che danno accesso al presbiterio ed alla navata trasversa.
L’edificio situato alla sinistra della chiesa (nella foto sotto il titolo e nella foto 1, dove si può notare anche l’ingresso sormontato da un timpano triangolare) nasconde uno dei chiostri più antichi di Roma, risalente al XII secolo, formato da una serie di archetti retti da robuste colonnine isolate, con capitelli a stampella, che poggiano direttamente sullo stilobate. Arcate di maggiore ampiezza consentono l’accesso al cortile interno, tenuto a giardino e con una fontana polilobata nel centro. Sia le arcate che gli archetti sono stati recentemente chiusi da vetrate: purtroppo non è possibile visitarlo perché, tuttora in uso dai frati Trappisti, è di stretta clausura.
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