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Via di S.Gallicano, posta tra via della Lungaretta e viale di Trastevere, prende il nome dal complesso costituito da chiesa ed annesso ospedale (nella foto sopra) costruito da papa Benedetto XIII e dedicato al santo romano del IV secolo, console sotto Costantino, il quale, convertitosi al cristianesimo, si ritirò ad Ostia dedicandosi alla cura dei malati: subì il martirio sotto Giuliano l'Apostata. La struttura originaria di questo edificio risale al 1729, quando fu costruito dall'architetto Filippo Raguzzini appositamente per l'Ospedale di S.Gallicano in una vasta area alle spalle di S.Crisogono. L'istituzione ospedaliera era stata precedentemente organizzata dal sacerdote don Emilio Lami, sostenuto dal cardinale Pietro Marcellino Corradini, per le malattie cutanee in un ospedale (oggi scomparso) presso la chiesa di S.Benedetto in Piscinula. Quella sede fu abbandonata quando venne ultimato il nuovo complesso, con tanto di bolla pontificia di fondazione, dedicato a "S.Maria e S.Gallicano": il cardinale Corradini fu nominato protettore dell'ospedale ed il Lami priore. L'edificio fu, per l'epoca, un modello di architettura sanitaria, tanto che anche gli ampliamenti successivi rispettarono la struttura originaria. Alla cura dei malati erano addetti sette religiosi dell'ordine dei Padri Pii Operai della Madonna dei Monti, mentre, dal 1826, le Oblate curavano le donne. Lungo la via si affacciano le due corsie principali, una per gli uomini ed una per le donne, divise dalla chiesa che sorge al centro: il complesso, lungo 160 metri ed alto 9 (che gli valse l'epiteto di "ospedalone"), è spartito da una balconata che consentiva di aprire le finestre dall'esterno senza disturbare i malati, mentre alcune ventole aperte nelle paraste servivano all'areazione dei servizi igienici. La bolla papale stabiliva regolamenti e privilegi, come quello che decretava che l'ospedale divenisse erede dei beni di chi moriva senza testamento e senza eredi legittimi. Nel 1754 papa Benedetto XIV fece costruire da Costantino Fiaschetti un grande salone per dividere i ragazzi dagli adulti: la corsia, tuttora esistente, è di minor lunghezza ed è chiamata "Sala di Benedetto XIV". Altri lavori furono fatti eseguire da Leone XII nel 1826, compresa una grande sala anatomica, e da Pio VIII nel 1829 con l'istituzione di una spezieria per unguenti e pomate, divenuta l'attuale farmacia, nonché due cimiteri per i defunti dell'ospedale, che caddero in disuso nel 1837, quando fu istituito il Cimitero del Verano. L'ingresso dell'ospedale, al civico 25, è costituito da un bel portale (nella foto 1), inquadrato da quattro paraste e sormontato da un'iscrizione che rievoca l'istituzione ospedaliera: "NEGLETIS REJECTISQUE AB OMNIBUS BENEDICTUS XIII P.O.M. ANNO SALUTIS MDCCXXV", ovvero "Ai malati trascurati e respinti da tutti Benedetto XIII Pontefice Ottimo Massimo nell'anno della Salute 1725". Un'altra epigrafe, posta sull'ordine superiore, accanto alla grande scritta che indica "OSPEDALE DI S.GALLICANO", ricorda il restauro del 1925. Oggi l'ospedale è ancora funzionante con l'Istituto Dermatologico, mentre gli altri reparti sono stati monumento a pinellitrasferiti in una nuova struttura, denominata I.F.O. (Istituti Fisioterapici Ospedalieri), situata in prossimità del G.R.A., uscita via Pontina. Al centro del complesso, come sopra menzionato, sorge il prospetto sporgente della chiesa (nella foto 2), dedicata a "S.Maria e S.Gallicano", in cui si apre un fornice profondamente incassato tra pilastri su un alto zoccolo; l'interno, a pianta centrale e cupola ribassata, conserva tre tele di Marco Benefial, "S.Gallicano che conduce tre malati dinanzi alla Vergine", posta sull'altare maggiore, "S.Filippo Neri" e "Madonna della Neve". Ai lati due finestroni consentivano ai malati di assistere alle funzioni direttamente dalle corsie. Vogliamo ricordare infine che questa via dette i natali al grande artista Bartolomeo Pinelli, "er pittore de Trastevere", come era chiamato dai romani, in una casa, poi demolita, al civico 22. Nel 1872 una lapide, posta a ricordo del Pinelli, così recitava: "In una soffitta di questa casa nasceva li XX novembre MDCCLXXXI quel Bartolomeo Pinelli che da povero vasellaio si levò col bizzarro ingegno a disegnatore facile e ardito di costumi e di storie". Quando la casa fu demolita, l'epigrafe fu trasferita in viale di Trastevere (allora "viale del Re") con questa aggiunta: "Quest'epigrafe riprodusse fedelmente nel MCM quella sulla vecchia casa che già sorgeva nell'area del presente edificio per bagni popolari". Ma anche questo edificio con i bagni popolari fu demolito per la costruzione di un palazzetto dedicato ad uffici comunali e fu così che nel 1958 una nuova lapide sormontata dal busto bronzeo dell'artista (nella foto 3), opera di Pier Gabriele Vangelli, venne posta nella posizione attuale, sempre in viale di Trastevere, che così recita: "Roma ricorda che in una casa esistente in quest'area il 20 novembre 1781 nacque Bartolomeo Pinelli er pittore de Trastevere. 20 novembre 1958".

 

Nella sezione Roma nell'Arte vedi:
S.Gallicano di G.Vasi

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