Largo Orbitelli, situato tra Largo dei Fiorentini e Vicolo Orbitelli, prende il nome dalla famiglia Orbitelli che qui possedeva un edificio conosciuto come Casa Orbitelli. Largo Orbitelli, dopo l’ingresso per Vicolo Orbitelli, si divide in due tronchi senza uscita con un palazzo a spina (nella foto sopra) e, proprio per la sua conformazione topografica, più che un largo sembra una via.
Gran parte dell’isolato oggi compreso tra Lungotevere dei Sangallo, Largo dei Fiorentini e Largo Orbitelli è occupato da Palazzo Orbitelli Sacchetti, ma la sua storia parte da lontano. L’area dove oggi sorge il palazzo era occupata, nel XVII secolo, da una casa abitata dal capomastro Leone Garvo (cognome che ricorre nei documenti con numerose varianti come Garove, Garavo o Garbo) che lavorava nei cantieri edili dello zio, l’architetto Carlo Maderno. Fu così che nel 1619, quando Francesco Borromini si trasferì a Roma, venne ad abitare qui, dallo zio Leone, per lavorare nella società che questi aveva fondato insieme a Girolamo Novo e ad altri scalpellini di origine lombarda. Presumibilmente fu proprio in questa casa che Francesco Borromini morì suicida il 2 agosto 1667.
Fu in questo periodo che la famiglia Orbitelli deve aver acquistato la proprietà e fatto della casa la propria residenza di famiglia, Casa Orbitelli, con l’ingresso principale al civico 35 attraverso un bellissimo arco in pietra squadrata.
Ed è sempre qui che, alla fine del XIX secolo, probabilmente nel 1885, l’ingegnere Aristide Leonori utilizzò parte della proprietà come sede dell’Ospizio S.Filippo (Neri) a favore dei giovani in difficoltà il cui unico sostentamento era vendere candele (o “cerini” e per questo detti “cerinari”) per le strade. L’Ospizio S.Filippo cessò l’attività nei primi anni del XX secolo, ovvero quando l’edificio fu demolito per la costruzione dei muraglioni del Tevere.

Nel 1936 venne costruito l’attuale Palazzo Orbitelli Sacchetti (nella foto 1) che prospetta su Largo dei Fiorentini e su Largo Orbitelli.

Il monumentale portale d’ingresso (nella foto 2) si trova in Largo dei Fiorentini 1 sormontato dallo stemma dei Sacchetti, costituito da tre bande trasversali (come se ne possono trovare in vari altri punti delle facciate del grande complesso) ed affiancato dalla seguente iscrizione: JOANNES BAPTISTA SACCHETTI (a sinistra), A DOMINI MCMXXXVI ANNO XIV E.F. (a destra), ovvero “Giovanni Battista Sacchetti nell’Anno del Signore 1936 Anno 14 dell’Era Fascista”.

Dell’antica Casa Orbitelli, però, si è salvato il portale (nella foto 3), oggi collocato al civico 31 di Largo Orbitelli, e la lunga iscrizione in latino che è stata ricreata su tutta la fascia marcapiano del primo piano dello stabile e che così recita: PIETAS VIRTUTIS FUNDAMEN PRINCIPUM GLORIA POPULI HYLARITAS COELI BENIGNITAS AUREA – REST A D MCMXXXVI E F XIV, ovvero “La fede è il fondamento della virtù, la gloria dei principi, la felicità del popolo, aurea generosità del cielo – Restaurato nell’Anno del Signore 1936, 14° dell’Era Fascista”.

Degne di menzione le due lapidi (nella foto 4) murate capovolte all’angolo dell’edificio situato all’angolo di Largo Orbitelli con Vicolo Orbitelli, in prossimità del civico 8: si tratta di parte di un’iscrizione bilingue, latina e greca, che era stata posta sul Campidoglio, nei pressi del Tempio di Giove Ottimo Massimo, dagli abitanti dell’Asia Minore subito dopo la prima guerra Mitridatica (88-85 a.C.) per celebrare l’amicizia tra alcuni re asiatici.
Sempre sulla stessa casa è murata un’altra lapide in ricordo di Guido Rattoppatore che così recita:
L’8 MARZO 1944
UNITAMENTE AD ALTRI 9 MARTIRI
VENIVA FUCILATO BARBARAMENTE
DAL FURORE NAZI-FASCISTA
IL COMPAGNO
RATTOPPATORE GUIDO
FULGIDO ESEMPIO
DI ABNEGAZIONE E DI SACRIFICIO
I COMPAGNI DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO
IN MEMORIA POSERO
ROMA 22 – 7 – 1945
