Piazza di S.Salvatore in Lauro

La piazza prende il nome dalla chiesa di S.Salvatore in Lauro (nella foto sopra), un toponimo nato probabilmente da un boschetto di lauro situato sulle limitrofe sponde del Tevere. Tracce della fondazione della chiesa risalgono al XII secolo, ma poi fu ricostruita nel 1449 dal cardinale Latino Orsini, che l’affidò ai canonici veneziani di S.Giorgio in Alga. Nel 1591 fu distrutta da un incendio e quindi Ottaviano Nonni, detto il Mascherino, iniziò a ricostruirla nel 1594, anche se si fermò soltanto alla crociera. Nel 1669 la chiesa, non ancora terminata, fu acquistata dall’Arciconfraternita dei Piceni, che ne fecero la loro chiesa regionale dedicandola a S.Maria di Loreto. Nel 1727 Ludovico Rusconi Sassi riprese la costruzione dell’edificio che fu completata in sette anni, insieme all’annesso convento: all’architetto romano si devono anche la cupola, il campanile e la sacrestia. L’intero complesso fu completato nel 1862 da Camillo Guglielmetti, al quale si deve la bellissima facciata neoclassica in travertino.

1 Portale

Il monumentale portale d’ingresso (nella foto 1), preceduto da un protiro con colonne corinzie che sorreggono la trabeazione, è sormontato dallo stemma papale di Pio IX e dal grande bassorilievo raffigurante il “Trasporto della Santa Casa di Nazareth a Loreto” realizzato da Rinaldo Rinaldi. In alto è situata la dedica alla Madonna Lauretana che così recita: “MARIAE LAURETANAE PICENI PATRONAE“, ovvero “(Chiesa) di Maria Lauretana Patrona dei Piceni”.

2 Interno

L’interno a croce latina (nella foto 2) si presenta con un’unica ampia navata delimitata da colonne corinzie binate, in travertino, su cui sono impostate le arcate trasversali della volta. Il transetto sinistro ospita la Cappella dedicata alla Santa Casa dove è situata, sull’altare, la pala raffigurante il “Trasporto della Santa Casa di Nazareth a Loreto” di Giovanni Peruzzini, che sostituì la “Traslazione” di Giovanni Serodine d’Ascona (oggi dispersa) che nel 1673 fu tolta e donata alla Regina Cristina di Svezia.

3 Gloria di Angeli e Statua della Madonna di Loreto

Sul presbiterio è posto l’altare maggiore realizzato nel 1792 su progetto di Antonio Asprucci, dove si può ammirare una magnifica “Gloria di Angeli” di Vincenzo Pacetti (nella foto 3), la quale circonda una nicchia entro la quale è collocata la “Statua della Madonna di Loreto” di Francesco Duquesnoy: l’immagine è la più antica copia dell’originale, andata distrutta nell’incendio del 1591. Si tratta di una Madonna Nera che, fin dal XVI secolo, è rivestita di un caratteristico manto ingioiellato detto dalmatica: il volto scuro è comune alle icone più antiche, spesso annerite dal fumo delle lampade ad olio e delle candele, ma talvolta la Madonna veniva rappresentata con il volto scuro in riferimento al versetto “bruna sono, ma bella” del Cantico dei Cantici della Sacra Bibbia.

4 Palazzo dei Piceni

Accanto alla chiesa possiamo ammirare il convento noto come il Palazzo dei Piceni (nella foto 4), composto di due piani con fasce marcapiano ed un ammezzato fortemente abbassato sul pianterreno privo di finestre. Molto bello il portale, sovrastato da un grande timpano adorno di teste di cherubini in marmo, opera di Camillo Rusconi. La porta in noce fu intagliata da G.M.Giorgetti nel 1734 con il simbolo dei Piceni, il pico, l’uccello oracolare degli antichi romani sacro al dio Marte.

5 Chiostro di S.Salvatore in Lauro

Dal portale si accede al chiostro (nella foto 5), costruito probabilmente verso la fine del XV secolo. Vero capolavoro dell’arte rinascimentale, si compone di cinque arcate per lato, ricoperte da archivolti marmorei e sostenute da snelle colonnine. Nel Cinquecento fu aggiunto il secondo ordine, che ripropone lo stesso numero di arcate, rette però da pilastrini in laterizi ricoperti da lesene che raggiungono l’altezza dell’arco. Dal lato sinistro, attraverso una porta quattrocentesca, si passa in un cortile ricco di opere d’arte provenienti dall’antica chiesa. In passato era un ambiente di raccordo per mezzo del quale si raggiungevano il refettorio e la sala capitolare, tramite due sontuosi portali con nicchie e figure di santi mirabilmente scolpite: quello che conduce alla sala capitolare ospita il busto del cardinale “Latino Orsini” risalente al 1621, mentre quello che conduce al refettorio è fiancheggiato dai monumenti di “S.Lorenzo Giustiniani” e del cardinale “Antonio Correr”. Un solo lato del cortile è porticato, con tre arcate rette da pilastri, mentre il fianco destro presenta, al piano superiore, un loggiato del chiostro che prospetta su entrambi gli spazi; al centro è posta la Fontana dei Piceni del XVI secolo, attribuita secondo alcuni al Mascherino, secondo altri al Vasanzio. È formata da una semplice tazza in travertino a calice, con zampillo centrale, poggiante su una base di forma quadrata che si eleva al centro di una vasca circolare, ricca di piante acquatiche, contornata da una graziosa balaustrata barocca di marmo bianco.

6 Fontana del Leone

All’esterno del convento una fontana si affaccia sulla piazza: è la cosiddetta Fontana del Leone (nella foto 6), situata fino agli inizi del Novecento, in via di Panico; fu salvata dalle demolizioni con le quali si volle risanare quella zona e poi nel 1920 venne smontata e ricomposta nella posizione attuale. La fontana risale al XVI secolo ed è costituita da un semplice grottino a scogliera circoscritto da due pilastrini architravati, al centro del quale sporge una testa di leone in marmo bianco, assai deteriorata, dalla cui bocca esce un filo d’acqua che si versa nella sottostante vaschetta incassata con il bordo a livello stradale.

7 Targa marmorea del 1579

Sopra la cornice dell’architrave una bella ed importante targa marmorea decorata (nella foto 7) contiene un’iscrizione in eleganti distici latini del 1579 che così recita: “UT LUPUS IN MARTIS CAMPO MANSUETIOR AGNO VIRGINEAS POPULO FAUCE MINISTRAT AQUAS SIC QUOQUE PERSPICUAM CUI VIRGO PRAESIDET UNDAM MITIOR HIC HOEDO FUNDIT AB ORE LEO NEC MIRUM DRACO QUI TOTI PIUS IMPERAT ORBI EXEMPLO PLACIDOS REDDIT UTROSQUE SUO MDLXXIX“, ovvero “Come un lupo, più mite dell’agnello, in Campo Marzio offre dalle fauci l’Acqua Vergine al popolo, così anche qui un leone, più mite di un capretto, versa dalla bocca la limpida acqua cui presiede la Vergine. Nessuna meraviglia: il pio drago che domina tutto il mondo con il suo esempio ha reso ambedue mansueti – 1579″. È chiaro che “l’acqua cui presiede la Vergine” si riferisce all’Acqua Vergine, mentre il “pio drago” è l’arma araldica dello stemma di Gregorio XIII Boncompagni che commissionò l’opera. Per quanto riguarda il riferimento al lupo in Campo Marzio, si fa riferimento ad una fontanina, allora esistente, che si trovava in via della Lupa: oggi rimane soltanto la lapide che sovrastava la fontana, situata in via de’ Prefetti.