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Terenzio Mamiani della Rovere, nato a Pesaro il 19 settembre 1799 ed ultimo conte di S.Angelo in Lizzola, iniziò la propria esperienza politica partecipando ai moti del 1831 durante i quali ricoprì la carica di Ministro dell'Interno del Governo Provvisorio delle Province Unite Italiane. Nello Stato Pontificio ricoprì incarichi prestigiosi quali Presidente del Consiglio e Ministro degli Interni (dal 2 maggio al 2 agosto 1848) e Ministro degli Esteri nel novembre 1848. Eletto deputato nell'Assemblea Costituente, eletta il 21 gennaio 1849, si pronunciò contro la proclamazione della Repubblica Romana. Nel 1857 ottenne la cattedra di Filosofia della Storia presso l'Università di Roma. Eletto deputato nella III legislatura del Regno di Sardegna, venne riconfermato nelle successive quattro legislature. Ministro dell'Istruzione nel III Governo Cavour (dal 21 gennaio 1860 al 23 marzo 1861) e Senatore a vita del Regno d'Italia il 13 marzo 1864, morì a Roma il 21 maggio 1885. Dopo soli 4 giorni, il 25 maggio 1885, una delibera del Consiglio Comunale dette inizio, con l'offerta di 10.000 lire, ad una sottoscrizione nazionale per erigere un monumento da dedicare ad un uomo che ebbe un ruolo primario nella storia del nostro Risorgimento. Nella seduta dell'8 luglio 1889 lo stesso Consiglio determinò che tale monumento fosse eretto al centro di piazza Sforza Cesarini nell'area destinata a giardino. La Giunta incaricò Ettore Ferrari, consigliere comunale, di compilare il programma del concorso riservato agli artisti italiani. Il bando fu reso pubblico il 31 gennaio 1890. La giuria fece cadere la propria scelta sul bozzetto presentato dallo scultore Mauro Benini. La delibera della Giunta, per affidare ufficialmente l'incarico, fu fatta il 24 gennaio 1891 e stabilì che la statua, in marmo di Carrara di prima qualità, non doveva superare metri 1,80, che per il basamento doveva essere usato sempre marmo di Carrara ma di seconda qualità e che la consegna doveva avvenire entro 20 mesi dalla data della firma del contratto avvenuta il 9 maggio 1891. Infine il Comune di Roma si impegnò a concorrere, con la somma di 300 lire, alle spese dei lavori di fondazione. Nel contratto venne stabilito che la spesa di 20.000 lire per la messa in opera del monumento sarebbe stata affrontata dal Comune come segue: una prima rata di 3.0000 lire da versare subito da parte del cassiere comunale Giovanni Guidi nelle mani di Mauro Benini; una seconda rata di 4.000 lire, da versare subito dopo la presentazione del modello in creta della statua, della formazione in gesso, dell'approvazione della Commissione di sorveglianza e dell'inizio dei lavori del piedistallo, da costruire con lastroni dello spessore non inferiore ai 15 cm; una terza rata di 5.000 lire, da versare al compimento della statua in marmo; una quarta rata di 7.000 lire, da versare a monumento ultimato in marmo, non prima però del collaudo da parte della Commissione di sorveglianza e dell'avvenuto collocamento; una quinta rata di 1.000 lire, da versare in seguito al contributo concesso dal Ministero della Pubblica Istruzione. I firmatari dell'atto furono Mario Bonelli (assessore delegato dal sindaco Armellini), il notaio Scipione Vici, il Segretario Generale Antonio Valle e lo scultore Mauro Benini. L'inaugurazione del monumento si svolse il 2 marzo 1893 alla presenza delle massime autorità statali e cittadine. Oggi il monumento (nella foto in alto) si trova in via Acciaioli, in un piccolo giardino quasi ad angolo con Corso Vittorio Emanuele II: il suo trasferimento si ritenne opportuno per cedere l'originaria collocazione in piazza Sforza Cesarini a Nicola Spedalieri, l'abate siciliano che a sua volta era stato sfrattato da piazza Vidoni.

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