L’Arco degli Acetari (nella foto sopra) si affaccia su Via del Pellegrino ed immette imprevedibilmente in uno scenario d’altri tempi: un cortile (nella foto 1) su cui si affacciano casette con scale esterne tipiche dei borghi medioevali e caldi intonaci rosso-ocra, con balconcini e ballatoi a cui si avvinghiano meravigliosi rampicanti, un luogo intimo, appartato, dove il tempo sembra essersi fermato anche grazie al fatto che la piazzetta non si affaccia direttamente su strada.

C’è chi sostiene che il termine Acetari derivi da un’antica famiglia che qui risiedeva, oppure dall’Università degli Acetari che aveva in zona la propria sede: la tesi più verosimile è che il termine derivi, per contrazione, dal termine Acquacetosari, in seguito chiamati anche Acetosari, ovvero dai rivenditori di Acqua Acetosa che qui dovevano avere i loro depositi, vista anche la vicinanza con il mercato di Campo de’ Fiori, avvalorato dal fatto che in alcune guide romane antiche l’arco veniva chiamato degli acetosari in Parione.
