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Villa Borghese fu costruita per volontà di uno dei maggiori protagonisti della vita culturale degli inizi del Seicento, il cardinale Scipione Caffarelli Borghese, nipote 1  Tavola di Simone Delino del 1667prediletto di papa Paolo V Borghese, il quale provvide, appena salito al soglio pontificio, ad elargire protezione e ricchezze ai suoi parenti e soprattutto al nipote. Per la realizzazione di una villa degna dell'enorme prestigio della famiglia, il cardinale Scipione si avvalse dell'opera di Flaminio Ponzio, sostituito dopo la sua morte, avvenuta nel 1613, dall'olandese Janvan Santen, più conosciuto con il nome di Giovanni Vasanzio. La villa fu costruita su un'area situata tra il Muro Torto, via Pinciana e la zona detta Pariolo, ovvero su un piccolo appezzamento di terreno che la famiglia possedeva fin dal 1580, accresciuto mediante l'aggiunta di terreni circostanti. L'ampliamento ebbe inizio con la donazione di una vigna, confinante con quella dello zio Giambattista Borghese, fattagli da Tommaso d'Avalos d'Aquino nel 1608. A questa vigna, ingranditasi con l'acquisto del fondo del Pozzobono e dei Ceuli, nel 1609 si unì l'altra proveniente dallo spoglio del vescovo di Pavia, monsignor Bastone. Nel 1611 il cardinale provvide a rifornire la villa con l'Acqua Felice. Successivi acquisti furono effettuati nel 1615 aggregando parte della vigna di Marcantonio Borghese e quella di Ottavio Graziani in località Pariolo. Nel 1616 furono annesse le vigne dei Piscini, nel 2  Portale su via Pinciana1618 una parte della vigna di Giovan Maria Pietrogiacomo e nel 1620, ancora nel Pariolo, il fondo di Benedetto Martiniani e degli eredi di Giovanni Maria di Parma. Autori delle grandiose opere di giardinaggio furono Domenico Savino da Montepulciano e Girolamo Rainaldi, mentre i lavori idraulici furono affidati all'esperto Giovanni Fontana. Jacopo Manilli, consegnatario della villa, nel 1650 scrive che essa si estendeva "per lo spazio di tre miglia di giro, dalla banda suddetta di Porta Pinciana, fin'a Muro Torto, vicino alla Porta Flaminia: et è tutto quest'ambito cinto, non solo di mura all'intorno, d'altezza, le più basse, di venti palmi d'architetto; ma nel di dentro contiene ancora molti recinti minori, che distinguendo il luogo in più parti, lo rendono vago alla vista". Con l'aiuto della bellissima tavola 1, opera di Simone Delino del 1667, ripercorriamo insieme l'antica struttura della Villa. Il primo recinto comprendeva un vasto settore alberato di pini, olmi e cipressi che si estendeva di fronte al Casino dove il cardinale aveva raccolto la sua stupenda collezione d'arte antica e moderna. Dal portale (1) situato vicino Porta Pinciana si entrava nel primo recinto attraverso un grande portale d'ingresso, tuttora esistente (nella foto 2), che dava sul piazzale decorato dalla ricca esedra arborea arricchita dalle erme (Termini) del giovane Bernini (oggi presso il Metropolitan Museum di New York) raffiguranti Priapo e Flora. Un altro portale (1B) permetteva di raggiungere direttamente il piazzale (4) antistante il Casino nobile (3). Al centro del piazzale nasceva il viale principale, interrotto nel mezzo da una piazzola che segnava l'incrocio con l'altro viale ombreggiato da olmi che collegava l'ingresso principale (1) della villa col Fontanone rustico (7). La fontana disegnata dal Vasanzio era chiamata anche "del Mascherone" per l'aspetto assunto dalle rocce artificiali che erano 3  Facciata posterioredisposte a forma di grotta ed al cui interno, velata da una cascata d'acqua, appariva la statua distesa di una divinità fluviale. La divisione geometrica dell'area verde stabiliva i poli visivi nelle due fontane circolari che si innalzavano nelle piazzole rotonde degli incroci, guarnite di sedili di pietra e protette da alte spalliere di verdura. Verso il muro di confine con via Pinciana vi era un padiglione (6) disegnato dal Ponzio, costruito ad un livello più basso del terreno, sopra la grotta dei vini, del quale non rimane oggi altro che la struttura, ma che doveva essere in origine un motivo assai festoso del giardino, come documenta l'incisione del Greuter del 1623. Colonnine con aquile ornavano la balaustrata terminale del padiglione, il cui interno era stato decorato dal lucchese Archita Ricci con pitture rappresentanti temi mitologici. Una grande tavola di marmo monolitica occupava il centro del padiglione dove in estate si usavano tenere banchetti. Fra il primo (2) ed il secondo recinto (10), ovvero fra il giardino pubblico e quello privato, vi erano due portoni di chiusura posti ai due estremi. Al centro era situato il Casino nobile (3), costituito da una costruzione piuttosto articolata (come si può vedere nella foto in alto sotto il titolo), con un corpo arretrato sulla facciata principale rispetto ai due torrioni quadrangolari e su due piani, con la parte centrale del pianterreno aperta su una 4  I Giardini Segretiloggia a cinque arcate, sormontata da un'ampia terrazza sulla quale si aprono tre porte. Il piazzale rettangolare antistante l'entrata era delimitato da una artistica balaustrata, abbellita con statue, fontanelle, sedili e vasi ornamentali, scolpiti nel travertino, per metà sostituita oggi da una copia, essendo stata quella originale venduta nel secolo scorso all'americano Astor quale ornamento al giardino di una villa inglese. La facciata era caratterizzata da una bella scalinata a doppia rampa, con 30 gradini di travertino, eseguita nel 1613 dagli scalpellini Agostino e Bernardino Radi e Lorenzo Malvisti, con due grandi cornucopie ed un'anfora. L'intero edificio fu progettato come un museo, evidenziato dagli ambienti del primo e del secondo piano adibiti a sale espositive, mentre limitati erano i luoghi di servizio ed abitazione: tutto era, quindi, in funzione della raccolta principesca. La facciata posteriore (nella foto 3) che prospetta su piazzale Scipione Borghese (11) era costituita da una loggia, chiusa nel 1785, con volta affrescata da Giovanni Lanfranco nel 1625. Anche le due facciate laterali si presentavano con una possente eleganza per un edificio che appariva un tempo un gioiello, con la sua apertura su tutti i lati, ovvero "posto in isola", e sovraccarico di rilievi, fregi e busti che 5  Uccellieral'adornavano in modo sontuoso. I "Giardini Segreti" (5) si estendevano per un lungo tratto di terreno, limitato da due muri collegati ai lati del palazzo, all'interno dei quali, protetti dai venti, venivano coltivati fiori pregiati, melangoli e piante di agrumi. Scomparsi i muri di recinzione, i Giardini (nella foto 4) persero quella riservatezza per la quale erano stati progettati e dalla quale avevano ereditato la denominazione. Sia l'Uccelliera (9) che la Meridiana, che concludevano la sequenza dei "Giardini Segreti", non hanno subito notevoli alterazioni rispetto all'assetto originario. L'Uccelliera (nella foto 5) fu disegnata da Girolamo Rainaldi tra il 1617 ed il 1619 a completamento prospettico del secondo Giardino Segreto, ovvero quello situato alla destra del Casino. A pianta rettangolare e composta da due ambienti, si caratterizza per le graziose cupole sormontate da globi e bandierine segnavento: numerosi documenti d'archivio degli anni 1616-19 attestano la presenza di uccelli rari e pregiati che potevano essere osservati dai visitatori sia dalla galleria a volta tra le due voliere in rame che dalle grandi finestre. Due fontanelle circolari, che raccoglievano l'acqua piovana, erano collocate al centro delle due sale, in corrispondenza delle gabbie, per dissetare i volatili. I due prospetti sono riccamente decorati da stucchi, rilievi antichi, festoni, nicchie ovali con busti e motivi 6  Meridianaaraldici dei Borghese. La Meridiana (nella foto 6) fu realizzata da Carlo Rainaldi nel 1688 in sostituzione di un modesto edificio rustico per l'allevamento di polli, allo scopo di concludere in modo monumentale il terzo Giardino Segreto. Detta anche seconda Uccelliera perché ne richiama il prospetto, è caratterizzata da un orologio solare (meridiana) al centro della facciata e da numerose decorazioni in marmo e stucco. L'orologio solare, racchiuso in un'opulenta cornice di stucchi, ai vertici della quale si trovano quattro teste con ali di farfalla a rappresentare i Venti, è munito di ortostilo (ovvero lo stilo o chiodo che, posto in modo perpendicolare, ortogonale, proietta la sua ombra indicatrice dell'ora), è fortemente declinante a levante e indica sia le ore vere sia le ore italiche. Il secondo recinto (10) , detto "delle Prospettive", costituiva il giardino privato del principe ed era rivolto verso il prospetto posteriore del palazzo. Dinanzi al palazzo si estendeva un piazzale decorato da erme (11), al centro del quale si trovava una fontana a bacino mistilineo, un tempo detta "del Narciso" dalla statua in bronzo dorato che l'adornava: la statua, scomparsa, oggi è sostituita da una Venere che decora la nuova vasca di forma circolare. Dal piazzale partiva il viale ornato dai Termini scolpiti da Pietro Bernini con l'aiuto del figlio, il celebre Gian Lorenzo, che giungeva fino al muro di 7  Teatro delle Prospettivecinta, verso l'attuale via Raimondi, dov'era il Serraglio delle Gazzelle (13). Un muro separava il giardino privato del principe dal parco dove era la natura selvaggia e spontanea: questo muro (12) veniva chiamato "Teatrino" (nella foto 7), una composizione architettonica attribuita a Girolamo Rainaldi e costruita tra il 1617 ed il 1619, al centro della quale vi era un'iscrizione in latino che inviava all'ospite il seguente monito: "Ti dichiaro custode della villa – chiunque tu sia purché tu sia un uomo libero – non temere qui i vincoli delle leggi – Va dove vuoi – chiedi ciò che vuoi – esci quando vuoi – Più che per il proprietario qui tutto è allestito per l'ospite – In questa felice età che vede realizzarsi una sicurezza personale – il padrone di casa non vuole imporre leggi severe – Sia qui lo stesso onesto piacere freno per l'ospite – ma se con malvagia meditazione egli violerà le leggi dell'urbanità – tema l'ira del custode che non mancherà di infrangere – Il patto dell'Amicizia". Il terzo recinto (17) della villa era costituito dal parco e copriva un'estensione di circa 40 ettari. Una lunga ragnaia (23) tagliava a metà il recinto e 8  Tempio di Dianadue comode rampe permettevano di raggiungere nel fondo valle un grazioso "lago con anatre, cigni ed altri aquatili" dal bacino rettangolare (18), ombreggiato da 42 platani. Il Montelatici nella descrizione della villa ricorda che accanto all'abitazione del giardiniere, ora sede della Direzione dei Giardini, vi erano "molti ingegnosi giuochi d'acqua, ognuno de' quali prende da ciò che rappresenta il suo proprio nome, e questi sono l'Ombrello, la Nebbia, il Bicchiere, la Stella, la Girandola, la Grandine, la caccia et altri, che apportano alla villa diletto e vaghezza non ordinaria". La villa mantenne inalterato il suo aspetto fino al termine del XVIII secolo quando la volontà di adeguare la villa ai mutati gusti dell'epoca e la necessità di restaurarla spinsero Marcantonio Borghese a riordinare una parte del vasto parco. A dirigere i lavori fu chiamato l'architetto Antonio Asprucci, coadiuvato dal figlio Mario e, per il progetto dei giardini, dal pittore paesaggista inglese Jacop Moore. Sotto la guida dell'Asprucci furono portati a termine nel 1787 opere importanti come il Giardino del Lago con il Tempio di Esculapio, che cancellò definitivamente il laghetto dei Platani nella vallata; fu realizzato il piccolo tempio circolare dedicato a Diana (nella foto 8), all'interno del quale originariamente vi era custodita una statua di Diana, antica e restaurata nella bottega di Vincenzo Pacetti, oggi al Museo del Louvre; fu costruita la Piazza di Siena, lunga 200 metri, circondata da alti pini e destinata fin d'allora ai giochi ed agli spettacoli. Purtroppo venne deciso di eliminare la scala seicentesca a due rampe che adornava la facciata del Casino, poi ricostruita sulla base del disegno originale. In questo periodo venne ampliato e decorato da una folta schiera di 9  Arancierarinomati artisti l'edificio già residenza della nobile famiglia dei Ceuli, presente quindi ancor prima della realizzazione della Villa: il Casino fu detto "dei Giuochi d'Acqua" a sottolinearne la funzione ludica, sede di eventi e di feste mondane. Ridotto in ruderi a causa dei disastrosi cannoneggiamenti subiti durante gli scontri che portarono alla caduta della Repubblica Romana nel 1849, fu ricostruito senza più tracce del ricchissimo apparato decorativo ed adibito ad Aranciera (nella foto 9), cioè al ricovero invernale dei vasi di agrumi. Il 10 maggio 2006 l'edificio divenne sede del Museo Carlo Bilotti, cosiddetto perché adibito ad accogliere le opere di arte contemporanea che il generoso ed appassionato collezionista Carlo Bilotti donò alla città di Roma, tra le quali 18 opere di Giorgio de Chirico, nonché quelle di Gino Severini, Andy Warhol, Larry Rivers e Giacomo Manzù. Un altro edificio ristrutturato in questo periodo dall'Asprucci è la cosiddetta Fortezzuola (nella foto 10), un casale cinquecentesco già detto "il Gallinaro" in quanto vi erano allevati struzzi, pavoni e anatre per le battute di caccia della famiglia Borghese: l'inserimento della merlatura, avvenuta nel corso di questa ristrutturazione, gli derivò l'odierna denominazione. Nel 1926 l'edificio fu restaurato 10  Fortezzuoladallo scultore Pietro Canonica, dopo che l'artista fu autorizzato dal Comune di Roma ad utilizzarlo come spazio per la sua casa-museo-studio. Dopo la sua morte (1959) la raccolta delle sue opere costituì il primo nucleo del Museo dedicato all'artista: marmi, bronzi e modelli originali, oltre ad un gran numero di bozzetti, studi e repliche. Al primo piano si trova l'appartamento privato dell'artista, dove sono raccolti arredi di pregio, oggetti d'arte, arazzi fiamminghi e perfino un'armatura da samurai risalente al secolo XVII. Molto importante è anche la collezione di dipinti, soprattutto quadri dell'Ottocento piemontese: di particolare pregio le opere di Enrico Gamba, Giovan Battista Quadrone, Antonio Fontanesi e Vittorio Cavalleri. Nel 1791 fu costruita anche la Casina dell'Orologio (nella foto 11), su progetto di Domenico Fagioli, sul preesistente edificio adibito nel Seicento a casa del giardiniere: fu in occasione di questa ricostruzione che venne innalzata la caratteristica torre quadrata con orologio. Nel 1832 l'edificio venne concesso a tal Stefano Giovannini, il quale, seppur per poco tempo, lo destinò a trattoria: oggi vi ha sede la direzione dei giardini comunali. Nello stesso anno Cristoforo Unterberger realizzò anche la Fontana dei Cavalli Marini e la falsa rovina del Tempietto di Faustina, interpretando così le istanze romantiche del tempo. Alla morte di Marcantonio, nel 1800, 11  Casina dell'Orologiosuccedette il figlio Camillo, che nel 1803 sposò la sorella di Napoleone, Paolina Bonaparte. Nel 1807 Camillo cedette a Napoleone ed alla Francia, per un prezzo giudicato poco meno del doppio del prezzo di stima fatta da Ennio Quirino Visconti (8 milioni di franchi contro i 4,9 della stima), i marmi più pregiati ed antichi della collezione Borghese conservata nella villa, oggi esposti al Museo del Louvre, dando luogo ad uno dei più gravi e disastrosi atti di spoliazione del patrimonio artistico italiano. Fu così che 695 opere, tra statue, vasi e rilievi delle 2.200 di cui si componeva la collezione, furono trasferite in Francia: le poche sculture che adornano oggi la base della facciata principale non sono infatti quelle originarie, ma vennero portate qui alla fine dell'Ottocento dalla Casina dell'Orologio, dove aveva sede la raccolta di famiglia proveniente da Gabi, tra le quali due statue corazzate con testa-ritratto raffiguranti Lucio Vero e Marco Aurelio. Ciononostante Camillo, dopo una prima proposta del Valadier per l'apertura di una nuova entrata della villa, giudicata però non idonea, affidò all'architetto ed archeologo Luigi Canina l'incarico di riordinare il parco. Nell'opera che il Canina pubblicò a Roma nel 1828 sul tema "Le Nuove Fabbriche della Villa Borghese denominata Pinciana" sono enunciate le motivazioni dell'intervento paesaggistico che mirarono a cancellare definitivamente 12  Ingresso monumentale da piazzale Flaminiole tracce della sistemazione originaria, giudicata contrastante con la visione dell'epoca. Il Canina si avvalse, per gli interventi paesaggistici, dell'esperienza del botanico Ferdinando Gennero, il quale riuscì a fondere armoniosamente nell'antico nucleo verde le aree coltivate aggiunte alla fine del '700, come la Vermiglioli e parte della vigna Virgili, e nelle prime decadi dell'800, come la rimanente parte della vigna Virgili, la del Drago, la vigna Doria, detta anche Bevilacqua fuori porta del Popolo, la villetta Bernini, la vigna Bourbon del Monte, ed infine una parte degli Orti Giustiniani, che, insieme agli Orti Odescalchi, fornirono il terreno necessario per la costruzione del monumentale ingresso su piazzale Flaminio. I grandiosi Propilei (nella foto 12) realizzati dal Canina all'entrata della villa fanno da quinta al viale che, passando davanti alla Fontana di Esculapio, conduce al Giardino del Lago, accanto al cui ingresso l'architetto eresse un maestoso arco trionfale (nella foto 13) ad imitazione di quelli dell'antica Roma, coronato da un gruppo scultoreo. Inoltre, lungo il percorso, volle che si innalzassero i volumi dei Propilei Egizi (nella foto 14) guarniti di leoni ed obelischi. Il Giardino del Lago e la piazza di Siena divennero ben presto il simbolo delle famose feste popolari con le 13  Arco trionfalequali i Borghese intrattenevano sia i nobili che il popolo: le feste date nell'ottobre del 1834 furono particolarmente splendide, specie quelle tenute al Giardino del Lago, che Achille Pinelli immortalò in una veduta del lago affollato dai più svariati visitatori. Le feste del 1847 furono le ultime del genere, in seguito ai sommovimenti politici, finché la villa fu devastata dai cannoni francesi nel 1849, durante i quali furono distrutti il Casino del Muro Torto e l'Acquedotto Felice. Fu proprio l'antico legame fra il popolo romano e l'ospitalità del principe Francesco Borghese a salvare la villa dalla lottizzazione che, alla fine dell'Ottocento, coinvolse molte ville romane. La villa fu risparmiata grazie all'intervento di uomini di cultura ma anche dell'opinione pubblica, che si prodigò in tutti i modi al fine di sottrarla alla speculazione: la proprietà fu acquistata nel 1901 dallo Stato Italiano, insieme alla galleria che diventerà Museo Borghese e donata al Comune per essere poi destinata a parco pubblico. Rimasta pressoché intatta nella sua estensione, fu privata quasi del tutto delle sue caratteristiche costituite dagli arredi sia archeologici che vegetali; a ciò si aggiunsero le strade asfaltate per il traffico automobilistico, le demolizioni dei muri di confine e la perdita delle belle cancellate di recinzione (donate alla patria in guerra) che resero il giardino aperto di giorno e di notte, lasciandolo incustodito e soggetto al vandalismo ed al furto. Il 23 giugno 1904, alla presenza di Vittorio Emanuele III, fu inaugurato il monumento dedicato al grande scrittore e poeta Johann Wolfgang von Goethe. Il monumento (nella foto 15) fu realizzato a Berlino nello studio dello scultore italiano Valentino Casali, su modello dello scultore tedesco Gustav Eberlein, e donato 14  Propilei Egizidall'imperatore di Germania Guglielmo II. Le dimensioni del monumento sono, alla base, di 7 metri per lato, per un'altezza totale di 8 metri. La statua, alta 3 metri, poggia su un piedistallo corinzio ornato di foglie d'acanto ed è accompagnata da tre gruppi che intendono ricordare i principali campi nei quali spaziò l'opera di Goethe: il dramma (Oreste confessa il matricidio a Ifigenia), la lirica (Mignon ed il vecchio arpista Lotario) e la filosofia (Faust tentato da Mefisto). Nel 1911 fu inaugurato lo Zoo comunale nella zona verso Valle Giulia. Lo sviluppo dei nuovi quartieri limitrofi e residenziali e soprattutto l'apertura di via Veneto resero importante l'accesso alla villa nel nuovo piazzale Brasile: furono così ricostruiti dall'Asprucci i due piloni dell'ingresso, anche se talmente distanziati che persero la loro funzione di accesso. Il 1° aprile 1959 fu inaugurata, alla presenza della Regina Madre d'Inghilterra, Elisabeth Bowes Lyon, vedova di re Giorgio VI, la bella statua in marmo di Carrara dedicata al poeta inglese George Byron. La statua (nella foto 16), alta circa 1,80 metri, è situata in viale della Pineta, nei pressi di piazzale Brasile, ed è una copia di quella realizzata dallo scultore danese Bertel Thorvaldsen che si trova al Trinity College di Cambridge. Nel 1997 l'antico Casino nobile fu riaperto al pubblico in tutto il suo splendore dopo un radicale restauro architettonico che 15  Monumento a J.W. von Goethepermise il recupero degli apparati decorativi e delle cromie originali delle facciate esterne e, negli interni, delle decorazioni pittoriche settecentesche (le originali, seicentesche, sono conservate solo nella cappella). Le opere perdute a favore dei Francesi vennero ben presto compensate con materiali provenienti da scavi archeologici e da altre dimore della famiglia, in particolare dal palazzo Borghese, ma anche commissionate direttamente oppure acquistate. Attualmente l'edificio è sede del Museo e della Galleria Borghese, che accoglie il visitatore nel grandioso salone dedicato alla celebrazione della gloria della civiltà romana, la cui magnificenza è arricchita da straordinarie opere di scultura antica, statue colossali e dal grande monumento equestre, posto sulla parte alta di una parete, raffigurante Curzio Rufo a cavallo che precipita nella voragine per salvare Roma. Al centro della sala successiva troneggia l'opera simbolo del museo, il ritratto marmoreo di Paolina Bonaparte nelle sembianze di Venere Vincitrice, realizzato da Antonio Canova tra il 1805 ed il 1808 e successivamente dotato di un meccanismo, nascosto nel supporto ligneo drappeggiato, che fa ruotare la scultura. Le sale successive rappresentano un tripudio delle opere di Gianlorenzo Bernini, commissionate nella quali totalità dal cardinale Scipione Borghese: il "David" (nella foto 17), realizzato tra il 1623 ed il 1624, che con una semplice fionda affronta il gigante in armi Golia, Apollo e Dafne, realizzato tra il 1622 ed il 1625, in cui è raffigurata la favola pagana della metamorfosi in alloro della casta ninfa Dafne per sfuggire al dio Apollo, e l'impetuoso gruppo scultoreo raffigurante Il Ratto di Proserpina, dalla potente forza aggressiva, nel quale Plutone, re degli Inferi, rapisce 16  Monumento a G.ByronProserpina, la figlia di Gea, la Terra. Regalata nel 1908 da Scipione Borghese al cardinale Ludovisi, l'opera fu acquisita nel 1908 con l'intera collezione archeologica dallo Stato. Particolarmente significative anche Enea,Anchise e Ascanio in fuga da Troia, un'opera giovanile nella quale vi è una forte influenza e, forse, un intervento diretto del padre, Pietro Bernini, e l'incompiuta Verità svelata dal tempo, concepita nel 1646 ed ideata per sé stesso in un momento di crisi dei suoi rapporti con la curia pontificia. La raffigurazione del Tempo, che doveva essere posta nella parte alta, non fu mai eseguita. Destinata nel testamento in perpetuo al primogenito della famiglia, l'opera rimase fino al 1924 in casa Bernini, per poi essere trasferita nella Galleria Borghese. Numerose sono le antiche sculture, come l'Artemide Borghese, raro originale di un maestro greco del IV secolo a.C., una preziosa statua in bronzo rappresentante un fanciullo della famiglia degli Antonini, alcune opere restaurate e modificate in epoca moderna, come il Satiro danzante, reintegrato dallo scultore neoclassico Bertel Thorvaldsen. La sala VIII, l'ultima del piano terreno, è allietata dall'esposizione di 6 dei 12 dipinti del Caravaggio originariamente posseduti dal cardinale Scipione, tra cui la Madonna dei Palafrenieri, del 1605, allontanata da S.Pietro per ragioni teologiche e di "decoro". Fuggito nel 1606 da Roma perché accusato di omicidio, nel 1610 il pittore inviò al papa un singolare autoritratto, che lo raffigura nella testa mozzata di Golia afferrata da David. La grazia arrivò tardiva e non raggiunse l'artista in vita. Straordinari anche il "San Girolamo" nell'atto di scrivere, il San Giovannino e le opere risalenti alla prima età romana, il Giovane con il cesto di frutta e 17  David di Gianlorenzo Berninil'Autoritratto in veste di Bacco. Ben rappresentate, in particolare attraverso capolavori di grandi maestri, sono le varie scuole regionali italiane e la pittura del Rinascimento, esposte nella Pinacoteca al piano superiore. Da segnalare in primo luogo la Deposizione di Raffaello, realizzata nel 1507 per Atalanta Baglioni in memoria del figlio Grifonetto, ucciso nelle lotte per la signoria di Perugia, L'Ultima cena di Jacopo Bassano (una delle più alte interpretazioni nella pittura italiana del Cinquecento) e la Danae di Antonio Allegri, detto il Correggio, che raffigura una delle quattro storie delle Metamorfosi ovidiane con gli amori di Giove. Vi sono inoltre importanti creazioni quali La Dama con liocorno di Raffaello, una grande Madonna con Bambino e San Giovannino di Andrea del Sarto, un San Giovanni Battista del Bronzino, un ritratto del Parmigianino, dipinti del Sodoma, Garofalo, Dosso Dossi, Giorgio Vasari, Lorenzo Lotto, opere dell'area lombardo-veneta in particolare rapporto con l'insegnamento di Leonardo. Fra i dipinti di Tiziano spicca il capolavoro Amor Sacro e Amor Profano, per il quale nel 1899 i banchieri Rothschild offrirono 4 milioni di lire, una cifra superiore rispetto al valore allora stimato per l'intera Villa Borghese comprensiva delle opere d'arte: fortunatamente il quadro rimase al suo posto. La grande galleria, in origine una loggia aperta, decorata nel 1624 dall'affresco di Giovanni Lanfranco con il Concilio degli Dei, è oggi dedicata alla pittura del secondo decennio del XVII secolo. Il Seicento è rappresentato soprattutto dalle opere riferibili alla grande stagione barocca, ma anche da testimonianze della pittura "minore" dei Bamboccianti, così chiamati dal soprannome di Pieter van Laer, detto il Bamboccio, centrata sulla descrizione della vita quotidiana. Tra gli altri, sono da segnalare la Pietà di Peter Paul Rubens, i ritratti di Monsignor Merlini, eseguito da Andrea Sacchi, e di Marcello Sacchetti, realizzato da Pietro da Cortona, come pure La fuga di Enea da Troia di Federico Barocci, la Caccia di Diana del Domenichino ed un ritratto del giovane Annibale Carracci.
Una caratteristica di Villa Borghese è la presenza di numerose quanto bellissime ed artistiche fontane, sparse lungo tutto il suo perimetro: scopriamo insieme la storia e la descrizione delle principali e la loro collocazione, con un percorso che inizia dall'ingresso monumentale di piazzale Flaminio.

FONTANA DEI DELFINI (viale David Lubin)
Fontana dei DelfiniLa Fontana dei Delfini è situata in viale David Lubin, dinanzi al palazzo del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro, dove corre una balaustra che, nella parte centrale, si interrompe per lasciare spazio alla fontanella in travertino. Questa è costituita da un piccolo bacino circolare, leggermente interrato, con ampio bordo piatto, al centro del quale si eleva una coppa, sorretta da un breve sostegno, che si presenta come un fiore con i petali rivolti in basso, così che l'acqua, dallo zampillo centrale, scivola dolcemente sui petali esterni. Due delfini, che danno il nome alla fontana, con le code rivolte verso l'alto, fanno da elementi di raccordo tra la fontana ed i due muretti laterali. L'acqua, tracimando a valle nella zona che guarda verso viale Washington, va a cadere in una grande nicchia ad arco completamente rivestita di finte rocce, quasi a formare una grotta. Nella parte bassa della nicchia è posta una statua acefala, forse raffigurante una divinità fluviale in posizione semisdraiata. Nella parte anteriore si apre una vasca semicircolare con bordo arrotondato, leggermente rialzata su un ampio gradino anch'esse semicircolare.


FONTANA DI ESCULAPIO O DEL FIOCCO (piazzale del Fiocco)
Fontana di EsculapioLa fontana fu realizzata da Luigi Canina nel 1834, su commissione della famiglia Borghese. Sulla parte più alta del complesso roccioso, che forma due bacini ed una piccola galleria, svetta un arco trionfale ad un solo fornice, sulla sommità del quale è posta un'aquila, simbolo araldico della famiglia Borghese. All'interno del fornice è situata la statua di Esculapio (donde il nome della fontana), il dio della medicina, con i suoi simboli, il sistro ed il serpente. Ai due lati esterni dell'arco sono situate invece due statue. Dinanzi all'arco trionfale, sorretta da un breve piedistallo, si eleva una coppa circolare a bordo svasato, al centro della quale fuoriesce uno zampillo d'acqua.


LAGO (Largo Santander)
Giardino del LagoL'area del Giardino del Lago fu progettata da Antonio Asprucci con la collaborazione di un inglese esperto in giardini: Jacop Moore. Sul piccolo lago artificiale sorge un tempietto prostilo, tetrastilo e di stile ionico, dedicato ad Esculapio, ai lati del quale figurano gli animali sacri al dio: il gufo, il gallo ed il caprone. In un medaglione sulla porta della cella sono rappresentati Ippocrate e Galeno. Sul timpano è raffigurato lo sbarco, avvenuto presso l'Isola Tiberina nel 291 a.C., del Serpente, simbolo del dio, proveniente da Epidauro. Il tetto è arricchito da acroteri raffiguranti varie divinità. Il tempietto fu realizzato su disegno di Antonio Asprucci e Cristoforo Unterberger e venne costruito tra il 1785 ed il 1792. Le due grandi statue di Ninfe sulle finte scogliere, modellate nel 1787 dallo stuccatore Giovanni Rusca, sono opere di Vincenzo Pacetti ed Agostino Penna.


QUATTRO FONTANELLE GIA' DEI TRITONI (Largo Santander)
Fontanella dei TritoniIn un ampio spazio circondato da alti alberi, nell'area del Giardino del Lago, sorgono, in disposizione simmetrica ai bordi della radura, quattro fontanelle, o meglio le loro vestigia. Sono semplici vaschette a terra in mattoni, di forma semicircolare, con una piccola valva di conchiglia al centro del diametro. La fontanella meglio conservata presenta un granchio sopra la conchiglia. Le fontanelle sono tutte inattive. Un tempo il complesso era molto più scenografico; infatti presso ogni piccolo bacino era collocata la statua di un tritone che faceva uscire l'acqua soffiando entro una baccina. I tritoni, eseguiti nel 1575 su modello di Giacomo Della Porta, provenivano dalla fontana del Moro di piazza Navona. Nel 1874 furono fatti collocare nel Giardino del Lago, ove sono rimasti fino ad epoca recente. Oggi risultano scomparsi o probabilmente giacciono in qualche deposito comunale.


FONTANA DELLA VASCA DI MARMO (Largo Santander)
Fontana della Vasca di marmoUna grande, antica vasca di granito, di forma rettangolare, sorge nella zona del Giardino del Lago su un ampio bacino a fior di terra dalla complessa sagomatura polilobata. Nella vasca sono inseriti due elementi, pure rettangolari, da ognuno dei quali emerge uno zampillo d'acqua. Fino a pochi anni or sono essa era "ornata da quattro maschere sorrette da piccoli draghi", elementi cinquecenteschi anch'essi facenti parte del complesso scultoreo della fontana del Moro di piazza Navona ed anch'essi scomparsi.

 

FONTANA O NINFEO DEI LEONI (viale Fiorello La Guardia)
Ninfeo dei LeoniIl complesso, disegnato da Luigi Canina, è costituito da una vasca ovale a bordo liscio a fior di terra, dalla quale si eleva uno zampillo che fuoriesce da una piccolissima rocaille. Dinanzi alla vasca è situato un edificio che fa da quinta architettonica. L'edificio è una costruzione ad un solo piano, rettangolare, con due lievi aggetti nelle parti laterali ed una cornice orizzontale che delimita un parapetto superiore, con un portichetto a tre fornici costituiti da arcate a tutto sesto, le quali lateralmente si innestano sul muro mentre al centro sono sorrette da due slanciate colonne a fusto liscio su semplice base. Completano la scenografia quattro leonesse accucciate su piedistalli rettangolari. Lo spazio tra le leonesse è articolato con una breve gradonata scandita, ad intervalli regolari, dai piedistalli che sorreggono gli animali. Si formano così tre rampe in asse con le tre campate del portichetto. Un tempo le leonesse versavano acqua in altrettante vaschette.


FONTANA ROTONDA (viale della Fontana Rotonda)
Fontana RotondaÈ il più ampio bacino di Villa Borghese, circondato da un camminamento ad anello. L'acqua fuoriesce da uno zampillo centrale innescato in una piccola sporgenza rocciosa. È quanto resta della fontana che un'incisione di Giovanni Battista Falda mostra in tutta la sua bellezza. Aveva infatti al centro due tazze sovrapposte su uno stelo ed era circondata da lauri, da 12 statue e quattro sedili in peperino dei quali esistono solo i ruderi. Delle statue, ovviamente, oggi non ne rimane neppure l'ombra.

 

FONTANA DELL'ACQUA FELICE (Viale Pietro Canonica)
Fontana dell'Acqua FeliceQuesta fontana è posta sul muro di contenimento del terreno che delimita il lato destro del viale dal piazzale delle Canestre. L'Acqua Felice fu condotta nella Villa da Giovanni Fontana nel 1611: del percorso originale dell'acquedotto ora rimane solo questa Mostra, realizzata verso la fine del Settecento da Antonio Asprucci .Il muro presenta una serie di lievi rientranze ad aggetti e quattro lesene con capitello d'ordine approssimativamente dorico. Al centro del muro è collocato un rilievo classicheggiante rettangolare, forse un frammento di sarcofago, con una scena di caccia al leone. Ai due lati sono due concrezioni a rocaille in forma circolare. Nella parte inferiore di ciascuna di tali concrezioni una bocchetta versa acqua entro una sottostante vaschetta semicircolare addossata al muro e sorretta da una mensola inferiore. Un tempo l'acqua fuoriusciva dalla bocca di due draghi situati al centro delle due rocaille, ma oggi dei draghi non esiste più traccia. Dalla vaschetta, che presenta il bordo sagomato a conchiglia, l'acqua trabocca in una vaschetta di raccolta a fior di terra, anch'essa semicircolare, con bordo liscio. Sulla parte superiore del muro si staglia un fastigio composto da due sfere sorrette da piedistallo (collocate in corrispondenza di ciascuna fontanella) ed un leone in posizione eretta con le zampe anteriori nell'atto di tenere ben ferma una preda.


FONTANA DEI PUPAZZI (piazza di Siena – viale dei Pupazzi)
Fontana dei PupazziLa fontana risale alla fine del XVIII secolo ed è costituita da una tazza circolare di granito a forma di calice (forse un tempo appartenente alla Fontana del Narciso, vedi più avanti), la cui base poggia su un piedistallo al centro di un ampio bacino a fior di terra pure di forma circolare. Originariamente al centro della tazza si ergevano due puttini in marmo con delfini che sostenevano un piccolo vaso dal quale si elevava uno zampillo d'acqua. Ne è chiara testimonianza il bellissimo olio del danese J.Roed eseguito verso il 1840. La fontana settecentesca è scenograficamente collocata su uno dei lati corti di piazza di Siena, nella zona più alta e ne costituisce elemento integrante l'emiciclo a gradonata.


FONTANA DELLE VITTORIE ALATE (viale Goethe)
Fontana delle Vittorie AlateLa fontana prende il nome da un bellissimo sarcofago di epoca romana sul quale sono raffigurate, tra festoni di frutta e maschere, le Vittorie Alate. L'antico sarcofago, che funge da vasca di raccolta, riceve l'acqua da un sovrastante mascherone posto tra due delfini. Il mascherone è uno dei quattro gruppi scultorei dellaportiani provenienti dalla fontana di piazza della Rotonda e qui trasferito verso la fine dell'Ottocento; degli altri non si ha notizia, probabilmente relegati in qualche magazzino comunale.

 

FONTANA DEI CAVALLI MARINI (piazzale dei Cavalli Marini)
Fontana dei Cavalli MariniLa fontana, disegnata nel 1791 da Cristoforo Unterberger ed eseguita secondo alcuni da Luigi Salimei, secondo altri da Vincenzo Pacetti, è costituita da un ampio bacino, di forma circolare, al centro del quale quattro cavalli marini, disposti radialmente, sorreggono un catino sormontato da un doppio calice con fini decorazioni, da cui si eleva un alto zampillo. Altri getti d'acqua sgorgano tra le zampe anteriori dei cavalli, i quali hanno la parte posteriore del corpo a coda di pesce. Dodici pilastrini congiunti da sottili catene di ferro delimitano la vasca a fior di terra.

 

FONTANA DELL'ABETINA (Viale del Museo Borghese)
Fontana dell'AbetinaQuesta fontana, situata sulla destra rispetto al viale, fu eseguita su disegno di G.B.Falda e risulta tra le più antiche della villa (prima metà del '600). È costituita da un ampio bacino in marmo, di forma circolare, al centro del quale un elegante stelo sorregge due piccole tazze concentriche. Originariamente era circondata da lauri e da 12 statue, tutte scomparse. La fontana, stranamente denominata l'Abetina, risulta oggi inattiva ed è circondata da un recinto con sedili.

 

FONTANA OVALE GIA' DETTA OSCURA (Viale del Museo Borghese)
Fontana OvaleSituata nel lato opposto del viale, questa fontana è simile alla Fontana dell'Abetina dalla quale si diversifica solo nella forma che è ovale. All'inizio del secolo era detta Fontana Oscura, forse a causa dell'ombra degli alberi che la sovrastavano. Anch'essa è circondata da sedili. Fa parte del gruppo delle fontane più antiche della villa (prima metà del '600).

 

FONTANA DEI MASCHERONI (Piazzale Museo Borghese)
Fontana dei MascheroniPresso l'ingresso monumentale al Casino Nobile della villa, sulla balaustra che circonda il piazzale, si notano due fontanelle simmetriche (che costituivano gli elementi della balaustra stessa), i cui originali, eseguiti nel 1619 su disegno di Giovanni Vasanzio dagli scalpellini Giuseppe Di Giacomo e Pietro Massone, furono venduti dai Borghese e portati in Inghilterra verso la fine dell'800, prima della cessione dell'intero complesso del parco allo Stato Italiano.

 

 

FONTANA DI VENERE (Piazzale Scipione Borghese)
Fontana di VenereQuesta fontana è costituita da un ampio bacino circolare, attorno al quale sono posizionati porta-vasi da fiori, e si trova dinanzi alla facciata posteriore del Casino Borghese, nel giardino che dalla fontana prende il nome, ovvero il Giardino di Venere. La statua della dea in marmo (copia delle Venere Medicea) è raffigurata ritta sopra una formazione rocciosa al centro della vasca. La fontana che originariamente adornava il piazzale era ben diversa: innanzitutto era decorata da una statua in bronzo dorato che raffigurava Narciso (infatti la fontana era detta "del Narciso") situato sopra un catino di granito (forse quello oggi utilizzato nella Fontana dei Pupazzi, di cui abbiamo parlato sopra), mentre il bacino era di forma mistilinea.


FONTANA DELLE ERME (Piazzale Scipione Borghese)
Fontana delle ErmeLa fontana è situata nel Giardino di Venere ed è rappresentata da due grandi erme, che costituiscono la parte terminale della recinzione che circonda il Giardino, le quali, nel lato verso la villa, presentano due vaschette che un tempo erano fontanelle. Oggi non si nota più neppure il foro d'uscita del tubo che vi versava l'acqua.

 

FONTANA DEL CISTERNONE (Piazzale dei Daini)
Fontana del CisternoneIl serbatoio dell'Acqua Marcia fu realizzato tra il 1922 ed il 1925 dall'architetto Raffaele de Vico e dall'ingegnere Pompeo Passerini per l'approvvigionamento idrico di villa Borghese. Il muro esterno dell'edificio-cisterna si suddivide in quattro ampie aperture, due d'accesso e due costituite ciascuna da tre grandi finestroni rettangolari, nella parte centrale dei quali si trova una fontanella. Ciascuna di esse ha la vasca rettangolare con gli angoli smussati e zampillo centrale: attualmente sono inattive. Il serbatoio può contenere fino a 1 milione di litri d'acqua. Sul suo fronte vi è la scritta Novo Urbis Decor. I materiali usati per la costruzione sono travertino, peperino e mattoni.

 

FONTANA DEL SILENO (Piazzale dei Daini)
Fontana del SilenoQuesta fontana-laghetto, progettata dall'architetto Raffaele de Vico, è costituita da un ampio e basso bacino al centro del quale, su una finta roccia, è collocato un Sileno, il quale versa acqua da un otre che tiene sulle spalle. Nel bacino sono disposte anche alcune sfere di travertino. Oggi l'insieme risulta poco distinguibile perché molto rovinato e quasi completamente ricoperto di muschio e di altre piante acquatiche.

 


FONTANE DEGLI OBELISCHI (Viale dell'Uccelliera)
Fontana degli ObelischiDue fontanelle sono alla base di altrettanti obelischi che sorgono ai lati del viale, nel punto in cui questo incrocia il viale delle Due Piramidi presso i due emicicli che inquadrano l'ingresso al Parco dei Daini. Ciascun obelisco reca in alto una sfera e poggia su quattro piccole sfere poste su ciascuno degli spigoli in basso. Le sfere a loro volta poggiano sopra un plinto quadrangolare che si eleva dal basamento, pure quadrangolare. Quest'ultimo presenta, su uno dei lati, una vasca semicircolare che raccoglie l'acqua proveniente da una sovrastante bocchetta.

 


FONTANA DEI DRAGHI BORGHESE (Viale dell'Uccelliera)
Fontana dei Draghi BorgheseSi tratta di due piccole fontane disposte simmetricamente nel muro di contenimento tra i giardini che circondano l'Uccelliera ed il Parco dei Daini. Ciascuna di esse è costituita da una formazione rocciosa al centro della quale si eleva la testa del drago Borghese con le fauci spalancate. L'acqua fuoriesce dalla bocca del drago e cade in una vaschetta semicircolare, a terra, con ampio bordo modanato. La formazione rocciosa emerge in parte dalla sommità del muro che è rifinita da una fila di mattoni disposti a taglio. Una delle due fontane è inattiva.

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