image1

S.Antonio Abate

La chiesa di S.Antonio Abate, situata in via Carlo Alberto, fu edificata nel 1308 accanto al preesistente ospedale costruito dal cardinale Pietro Capocci nel 1259 per accogliere i malati affetti da malattie della pelle ed in particolare dal cosiddetto "fuoco di S.Antonio". L'ospedale, sorto accanto alla chiesa di "S.Andrea cata barbara" del V secolo, prese il nome da questa chiesa ed il primo rettore fu nominato da Clemente IV nel 1266: la leggenda vuole che qui fu ricoverato anche S.Francesco d'Assisi. Il rettore godeva di un particolare privilegio che gli consentiva di assistere alla mensa papale ed asportarne gli avanzi a beneficio dei 1  Colonna dell'Abiuraricoverati. Una ventina di anni dopo Niccolò IV trasferì l'amministrazione dell'ospedale agli Antoniniani, i quali ottennero nel 1308 la costruzione di una nuova chiesa e fu così che il nuovo complesso costituito da chiesa ed ospedale fu dedicato a S.Antonio Abate. Nel 1481 la nuova chiesa subì un primo rifacimento per volere del cardinale Costanzo Guglielmi e fu allora che l'antica chiesa di "S.Andrea cata barbara" scomparve, incorporata nella grande recinzione del complesso: il bellissimo portale romanico che vediamo oggi come ingresso della chiesa (nella foto sopra) sarebbe proprio l'ingresso principale dell'antico complesso, opera della dinastia romana dei Vassalletto. L'iscrizione posta sopra il portale ricorda la fondazione dell'ospedale voluta dal cardinal Capocci con i nomi degli esecutori testamentari, il vescovo Ottone di Tuscolo ed il cardinale Giovanni Caetani. Agli inizi del Settecento la chiesa ebbe un ulteriore restauro ad opera di un architetto della scuola di Alessandro Galilei e dalla metà del secolo fu assegnata ai Camaldolesi che la tennero fino al 1871. Nel 1928 l'intero complesso fu acquistato dalla Santa Sede e la chiesa, restaurata per volontà di Pio XI, fu assegnata ai cattolici russi di rito bizantino, pur mantenendo la dedica a S.Antonio Abate, mentre l'antico ospedale fu trasformato in un celebre centro di studi russi ed orientali denominato "Collegio Pontificio Russicum". La scala a due rampe che conduce alla chiesa è successiva al 1870, quando furono effettuati grossi lavori di sbancamento della zona ed il livello stradale di via Carlo Alberto fu abbassato. Originariamente la chiesa era preceduta da un vasto piazzale dove era situata la "Colonna dell'Abiura", così denominata perché fu innalzata da Charles Anisson nel 1596 in memoria del re di Francia, Enrico IV, che aveva abiurato il protestantesimo a favore del cattolicesimo con una solenne cerimonia nella basilica di S.Pietro il 17 settembre 1595. La colonna era sormontata da una croce ed era inserita su una base quadrata di marmo alle cui estremità vi erano i gigli bronzei di Francia recanti da un lato un Crocifisso e dall'altro una Madonna: nel 1880 fu smontata (probabilmente per motivi di intralcio alla circolazione) e trasferita nel cortile che fiancheggia la navata destra della basilica di S.Maria Maggiore, dove si trova tuttora (nella foto 1). Il vasto piazzale antistante alla chiesa era indispensabile alla cerimonia che qui, a partire dal 1437, si svolgeva il 17 gennaio, giorno della festa del santo: S.Antonio è il protettore degli animali e la piazza pertanto si riempiva di cavalli, muli, pecore, mucche ed altre bestie per la caratteristica benedizione degli animali, anche questa, per il solito motivo di intralcio al traffico, trasferita nella vicina chiesa di S.Eusebio. L'interno della chiesa presenta un'abside concava in fondo alla navata centrale ed absidi esagonali in corrispondenza delle navate laterali: notevole è la Cappella di S.Teresa, opera di Domenico Fontana del 1583, con stucchi settecenteschi e iconostasi. Alle pareti della navata sinistra possiamo ammirare invece frammenti del IX secolo, forse un ciborio, appartenuti alla demolita chiesa di "S.Andrea cata barbara". Questa chiesa, costruita all'interno della "Basilica di Giunio Basso" (in realtà una grande aula absidata appartenuta alla dimora privata del console Basso del 331 d.C.), prese il nome dall'annesso monastero denominato "cata barbara patricia", in ricordo dell'antico proprietario del luogo, il patrizio Valila, la cui origine "barbara" aveva originato la denominazione "catà barbarum patricium", ossia "presso il barbaro patrizio".

2014  RomaSegreta.it