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Il fascino, le curiosità, i misteri

Via Capo le Case

Il toponimo "ad capita domorum" (ovvero "a capo, all'inizio delle case") era riferito, fino al secolo XV, alla zona che, segnando da confine orientale dei rioni Colonna e Trevi, indicava il limite dell'abitato oltre il quale ci si inoltrava nella campagna, come ricorda anche l'appellativo "delle Fratte" legato alla vicina chiesa di S.Andrea. Il toponimo "Capo le Case" apparve per la prima volta nel 1618, legato alla chiesa di S.Giuseppe a Capo le Case, così denominata perché un tempo la via comprendeva anche il tratto di strada oggi denominato via Francesco Crispi. Via Capo le Case fu abitata da numerosi artisti e nel vecchio "Albergo del Sud", al civico 56, alloggiò Teresa di Lisieux quando nel 1887 venne a Roma in pellegrinaggio con il padre e la sorella. La camera della santa, segnata con il n° 1, restò intatta per lungo tempo nonostante i numerosi restauri dell'albergo finché fu trasformato in oratorio, poi dissacrato, cosicché l'altare fu portato a S.Maria degli Angeli, dietro il fonte battesimale. Nel 1925 sulla facciata dell'edificio venne murata una lapide con il busto marmoreo della santa (nella foto 1), anche se fu posta non sotto le finestre della camera abitata da S.Teresa ma sotto una finestra vicina. Al civico 3 sorge un caratteristico palazzetto settecentesco che, ornato da curiose cariatidi (nella foto sotto il titolo), venne denominato "palazzo dei pupazzi": si tratta di palazzo Centini Toni. Sorto come proprietà dell'architetto Tommaso Mattei, fu acquistato dal conte Felice Centini che lo fece ristrutturare tra il 1722 ed il 1742 da Francesco Rosi. Nel 1798 il palazzo fu venduto ai Toni, che nel 1886 lo fecero restaurare, come indica una lapide apposta vicino al portone: fu in questo periodo che fu affittato un appartamento a Massimo D'Azeglio che qui, nel 1820, ebbe il suo studio di pittore. Il palazzo sviluppa su tre piani di cinque finestre ciascuno, oltre il mezzanino sovrastante il pianterreno, dove apre un elegante portale, affiancato da una porta di rimessa e tre portoncini con tre finestre ovali decorate da roste e incorniciate. Tutte le finestre dei piani sono decorate a stucchi; al primo piano vi sono coppie di cariatidi che sorreggono timpani spezzati a volute, con conchiglie e teste femminili al centro, come si può osservare nella foto in alto.

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