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Il cosiddetto Arco di Druso (nella foto sopra) fu considerato a lungo ed erroneamente un arco di trionfo, forse anche a causa della reale esistenza di un arco sulla via Appia dedicato a Druso, ma quello che vediamo oggi in via di Porta S.Sebastiano altro non è che un fornice dell'Acquedotto Antoniniano (un ramo aggiunto all'Acquedotto Marcio) che alimentava le "Terme Antoniniane", più note come "Terme di Caracalla". L'Arco, costruito nel III secolo d.C., è inquadrato, nella sua facciata esterna, da due colonne su alto plinto con capitelli compositi sormontati da un architrave al di sopra del quale si eleva il massiccio attico, decorato con un timpano triangolare (oggi solo parzialmente visibile), all'interno del quale correva lo speco dell'acquedotto. L'arco fu poi "monumentalizzato" in epoca imprecisata a fare da ingresso alla via Appia: non dimentichiamo infatti che la strada che scavalcava, e che scavalca tuttora, era una strada molto importante, ossia la via Appia (l'attuale via di porta S.Sebastiano corrisponde al tratto iniziale dell'antica via Appia, che iniziava dalla "Porta Capena"). In seguito, al tempo di Onorio (401-403), l'arco fu utilizzato anche come controporta della "Porta Appia" (ossia l'attuale porta S.Sebastiano), alla quale fu unito con due bracci di muro formanti una corte interna e dei quali non rimane praticamente nulla.

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Nella sezione Roma nell'Arte vedi:
Arco di Druso di L.Rossini