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Villa Medici

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La storia di villa Medici inizia nella seconda metà del Cinquecento quando il cardinale Marcello Crescenzi decise di ingrandire e abbellire il primitivo edificio a pianta quadrangolare con cortile interno per farlo divenire un palazzo in grado di competere con le dimore signorili dell'epoca. La casa a due piani con torre, circondata da una vasta zona agricola, divenne così una delle più prestigiose ville di Roma grazie all'architetto fiorentino Nanni Lippi (meglio conosciuto come Nanni di Baccio Bigio), al quale il Crescenzi si affidò. Nel 1564 la proprietà fu acquistata per 2000 scudi da Giulio e Giovanni Ricci, nipoti del cardinale Ricci da Montepulciano, i quali rinnovarono e abbellirono totalmente la villa con un ingresso monumentale su via di Porta Pinciana, fecero aprire la salita di S.Sebastianello dopo aver acquistato una vigna di Quirino Garzoni e ne ampliarono anche l'estensione con parte dei terreni di proprietà dei frati di S.Maria del Popolo. La ristrutturazione dell'edificio venne affidato al figlio di Nanni Lippi, Annibale: tra il 1564 e il 1565 furono così eretti il corpo dell'edificio principale e la sua scala frontale, una loggia, un salone e un corpo meridionale e fu sopraelevato il livello del giardino per nascondere la volta di una cisterna romana. L'incarico di Presidente della Congregazione delle Acque conferito da Pio IV al cardinale Ricci contribuì notevolmente a far collegare la villa, nel 1568, all' acquedotto Vergine, permettendo così all'ingegnere Camillo Agrippa di sistemare meravigliosamente i giardini. Nel 1576 la villa fu acquistata da Ferdinando de' Medici (donde il nome che ancora oggi porta), il quale incaricò l'architetto Bartolomeo Ammannati di trasformare ulteriormente il complesso, dando così
inizio al periodo del suo maggiore splendore. Fu modificata la parte centrale dell'edificio, creando al di sopra della loggia un appartamento nobile e aggiungendo un'ala ad angolo retto, destinata ad accogliere una galleria di statue; fu aggiunta la seconda torre, quella verso Trinità dei Monti, dopo aver rielaborato quella già presente ed averle congiunte con un terrazzo al quale si addossa il tetto. La facciata interna (nella foto a destra) fu ornata con bassorilievi, busti e statue, gli interni furono decorati meravigliosamente da Jacopo Zucchi e fu ulteriormente potenziato il sistema idrico grazie al convogliamento dell' Acqua Felice. Quando Ferdinando divenne Granduca di Toscana, la villa restò in possesso del cardinale Alessandro de' Medici, che diverrà poi papa con il nome di Leone XI, il quale provvide ad arricchire la collezione di famiglia con importanti reperti archeologici, tra i quali il gruppo delle Niobidi, scoperte in una villa al Laterano e la famosa statua di Venere detta dei Medici, rinvenuta negli scavi di villa Adriana: la statua, ritenuta da Innocenzo XI troppo scandalosa per la dimora di un prelato, fu trasferita a Firenze. Dopo la morte di Ferdinando, i Medici si disinteressarono della villa, poco utilizzata e molto costosa nella manutenzione e i Lorena che la ereditarono fecero altrettanto, cosicché alla fine del Settecento la misero in vendita. In questo periodo la villa fu depauperata di molte opere d'arte, le nicchie della galleria e della facciata del palazzo vennero private delle statue, vendute o trasferite a Firenze, così come i bassorilievi dell' Ara Pacis, i grandi bronzi e le colonne. Quando la proprietà venne acquistata dal governo francese si cercò di ridare al complesso la sua antica funzione e il suo fastoso carattere: fu così che sulla facciata furono posti frammenti scultorei e architettonici, alcuni dei quali recuperati dal giardino, per colmare il vuoto lasciato dai rilievi e dalle statue mancanti. Nel 1803 Napoleone in persona volle che la villa divenisse la nuova sede dell'Accademia di Francia (in precedenza situata nello splendido palazzo Mancini), fondata da Luigi XIV nel 1666 per consentire ai giovani pittori francesi di studiare a Roma. Il disinteresse degli anni prima però aveva restituito un complesso in cattivo stato e furono necessari lunghi anni di restauro e lavori per renderlo idoneo alla funzione. Pochi anni e la villa fu nuovamente pronta ad accogliere feste e ricevimenti mondani come nel passato: particolarmente grandiosi quelli organizzati in occasione dell'ultima incoronazione di un sovrano francese, Carlo X, avvenuta a Reims nel 1825, in occasione dei quali fu eretto pure un obelisco con un'iscrizione in geroglifici recante le lodi del nuovo sovrano, per la stesura della quale ci si avvalse dell'opera dell'egittologo Champollion. Originariamente l'Accademia Reale inviava artisti a Roma per completare la loro formazione, ma poi l'Istituto di Francia e l'Accademia di Belle Arti organizzarono i "Grand Prix" di Roma, una speciale borsa di studio per giovani artisti meritevoli. Si aggiunsero nuove discipline, come musica e scultura, ma soprattutto fu la scelta dei borsisti che cambiò: non più forme di nepotismo, ma scelte per merito. Nicolas Poussin fu uno dei primi consiglieri dell'Accademia, Ingres il direttore e tra gli studenti ci furono Fragonard e Boucher. Procediamo ora ad una visita approfondita della villa, iniziando dall'ingresso su viale della Trinità dei Monti. La facciata esterna (nella foto a sinistra) presenta un aspetto austero e compatto con le due torrette laterali che fungono da belvedere; al pianterreno si apre un maestoso portale architravato, affiancato da colonne e da sei finestre incorniciate e sormontato da un balcone, al centro del quale la balaustra si interrompe per lasciare posto ad una fontanella ovoidale sorretta da uno stelo centrale e da due delfini. Varcato l'ingresso si accede in un vestibolo alla cui destra si apre un lungo ambiente un tempo denominato rimessone perchè destinato ad accogliere le carrozze, oggi adibito ad ospitare le importanti mostre d'arte indette annualmente dall'Accademia. Dal vestibolo parte un ampio scalone, dove vi è collocata una statua di Luigi XIV (il fondatore dell'Accademia di Francia), scolpita da Domenico Guidi nel 1701; la scala si divide poi in due rampe che conducono ai mezzanini e da qui altre due scale a chiocciola portano al piano nobile, che, data la pendenza del terreno, corrisponde al pianterreno del lato interno. Qui vi è il grande salone che fungeva originariamente da sala per spettacoli e concerti. Una porta, sormontata dalla scritta A NAPOLÉON LE GRAND, LES ARTS RECONNAISSANS ("A Napoleone il Grande, le Arti riconoscenti") mette in comunicazione il salone con la Loggia dei Leoni (nella foto a destra), così denominata per la presenza dei due massicci leoni marmorei posti tra colonne di cipollino e granito egiziano: qui il piano si allunga verso l'esterno a formare una terrazza, dalla quale si dipartono due scale simmetriche che conducono al giardino. Al centro la terrazza si incurva e la balaustra si interrompe con due pilastrini sormontati da due sfere per lasciare posto, al centro, ad una coppa sormontata dalla fontana del Mercurio Volante: la statuetta poggia la punta del piede destro e si presenta nell'atto di spiccare il volo, con la gamba sinistra slanciata all'indietro. Il giovane dio appare nudo, con due piccole ali al di sopra dei talloni; il braccio destro è proteso in avanti mentre il sinistro, più aderente al corpo, sostiene il caduceo, ovvero la verga simbolo del dio, sulla quale sono attorcigliati due serpenti. La facciata interna della villa è caratterizzata dal gran numero di bassorilievi e statue che decorano sia il corpo centrale sia i due avancorpi laterali, anche se in numero considerevolmente minore rispetto al passato, come testimoniato dalle nicchie vuote. In particolare, la facciata ospitava grossi frammenti appartenenti all' Ara Pacis (nella foto a sinistra), successivamente trasferiti a Firenze e al Museo del Louvre: oggi rimangono soltanto due monumentali ghirlande, murate sugli avancorpi laterali. La moda di incastonare frammenti antichi nelle facciate, diffusasi a Roma alla fine del Cinquecento, era dettata dal desiderio di creare una sorta di museo all'aperto ed era favorita ed alimentata dai rinvenimenti che avvenivano nelle proprietà signorili. Sullo spiazzo situato dinanzi alla facciata sorge invece la cosiddetta Fontana a Calice, costituita da una vasca circolare con bordo arrotondato, al centro della quale, su finte rocce, spicca un vaso. L'obelisco posto al centro del giardino (nella foto a destra) è una ricostruzione dell'originale obelisco detto Mediceo, rinvenuto nel 1550 nel Tempio di Iside: alto m 6,27, fu rialzato poco tempo dopo all'interno della villa ma nel 1790 fu portato a Firenze per ornare i giardini di Boboli, dove tuttora si trova. Sulla sinistra del piazzale antistante l'edificio si aprono i giardini, ricchi di statue e sarcofagi utilizzati come fontane o sistemati con ordine sullo sfondo di viali delimitati da alte siepi rettilinee che dividono lo spazio in aiuole quadrate, dove si ergono maestosi pini. La villa divenne sotto i Medici il luogo più elegante di Roma e la sede degli ambasciatori fiorentini alla Corte Vaticana: vi soggiornarono fra gli altri Maria de' Medici, il Velázquez e Galileo Galilei, il quale si aggirò inquieto nelle splendide stanze della villa durante il periodo del suo processo. La cosiddetta Fontana della Palla di Cannone che sta davanti al portone dell'Accademia (nella foto sotto a sinistra) è opera dello stesso Annibale Lippi, architetto della villa, ed è costituita da una semplice vasca ottagonale di raccolta dalla quale si eleva un robusto pilastro che sostiene una bella tazza circolare di granito rosso, a forma di coppa, con la sfera di marmo bianco dalla quale fuoriesce l'acqua. La leggenda vuole che questa sfera sia una palla di cannone e che provenga da Castel S.Angelo, da dove la sparò Cristina di Svezia, ubriaca, in una notte di baldoria. È un segno della "dolce vita" datata XVII secolo! Sul portone della villa ci sarebbero ancora i segni della cannonata: il Lippi pensò bene di utilizzare il proiettile per decorare la sua fontana.




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