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Rioni II > Prati
1 Palazzetto tipico
La via collega piazza del Risorgimento a piazza della Libertà e fu costruita a seguito del Piano Regolatore del 1873, inizialmente soltanto con una mezza dozzina di case. Agli inizi degli anni Venti la via ebbe la sua grande rinascita: i grandi caseggiati che nel frattempo erano sorti e che facevano da ala a questa grande arteria illuminata si riempirono di grandi negozi di moda e di ricercatezze culinarie, tanto che la via entrò da regina nella toponomastica romana quale vero, grande, tanto atteso Corso di Roma. Fiore all'occhiello di questa mondanità fu senza dubbio il Caffè Latour, situato al n°153 della via: di proprietà dei fratelli Latour, originari dell'Alsazia e Lorena e discendenti di un generale di Napoleone, il locale aprì nel 1924. Era rinomato per l'alta pasticceria dei suoi cioccolatini e per il caratteristico e curato arredo dei suoi interni, che mantenne immutato fino alla chiusura che avvenne intorno agli anni Settanta. La via (nella foto 1 un palazzetto tipico) è dedicata al tribuno e senatore romano Nicola Gabrini figlio di Lorenzo, detto Cola di Rienzo (1313- 1354). Anche se nato da una famiglia popolare, Cola di Rienzo ebbe un'ottima istruzione grazie ad uno zio di Anagni, che gli permise di divenire notaio. Dotato di eloquenza e cultura, divenne la voce del popolo che contestava il potere baronale. Nel 1342 la pressione popolare sfociò nella costituzione di un nuovo governo cittadino e Cola si inserì nelle lotte cittadine come un vero leader, denunciando le prepotenze baronali e consolidando il blocco popolare, situazione che lo portò, nel 1347, ad impadronirsi del potere, nel rispetto formale della sovranità pontificia. I suoi provvedimenti riformatori tesero ad indebolire la potenza baronale, riorganizzando la milizia comunale e la riscossione delle tasse, dichiarando che la legge era uguale per tutti e che ogni omicidio sarebbe stato punito con la morte. Ma la sua visione di una Italia libera e unita, con Roma depositaria del potere imperiale, e le sue dichiarazioni sul diritto di nominare l'imperatore e sull'autonomia del potere civico romano, gli scatenarono contro la reazione pontificia: due sentenze del legato pontificio, nel dicembre 1347 e nel febbraio 1348, lo scomunicarono e invalidarono tutti gli atti del suo tribunato. Cola di Rienzo fu imprigionato a Castel S.Angelo, dal quale fuggì nel settembre 1348 in seguito alla peste. Dopo un paio d'anni di esilio sulle montagne abruzzesi, nel 1350 recatosi a Praga, presso l'imperatore Carlo IV, con l'intenzione di convincerlo che doveva essere lui a restaurare il regno di Dio in terra, fu di nuovo arrestato. Nel frattempo la commissione cardinalizia lo assolse dalle accuse di eresia. Nel 1352 morì Clemente VI: il nuovo papa Innocenzo VI, deciso a riconquistare l'effettivo dominio dello Stato della Chiesa, e convinto che Cola fosse l'uomo giusto per riportare l'ordine a Roma, dove lo scontro tra popolari e baroni era senza tregua, lo liberò e lo fece assumere, come cavaliere, presso il legato pontificio. Nel 1354, sempre su suggerimento del papa, venne nominato senatore di Roma. Ma stavolta l'antico tribuno non riuscì a raccogliere su di sé il consenso popolare, anche perché si comportò come un qualsiasi magistrato di nomina papale. Nella sommossa dell'8 ottobre 1354, provocata dai suoi nemici storici, i Colonna, Cola di Rienzo venne travolto dagli eventi: cercò di fuggire mascherato, ma venne catturato e massacrato. I Colonna fecero appendere per due giorni il suo corpo mutilato nei pressi del loro fortilizio, l' Agosta, dopodiché lo fecero bruciare.
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