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La via prende il nome dalla scomparsa chiesa di S.Maria de' Calderari, anticamente denominata in Cacabaris o Caccabaris, per la presenza nella zona delle botteghe di fabbricanti di catini e vasi di rame, in latino cacàbera (la stessa origine per l'antica denominazione della vicina chiesa di S.Maria del Pianto, ovvero S.Salvatore de Caccaberis). S.Maria de' Calderari viene menzionata sin dai tempi di Urbano III nel XII secolo, quando in questo sacro edificio si venerava, unica fra tutte le chiese di Roma, la Concezione Immacolata. Successivamente la chiesa fu intitolata anche a S.Biagio ed ospitò, dopo i calderari, la Confraternita dei Rigattieri, dei Materassai e infine dei Cocchieri: fu per questo motivo che quando fu nuovamente dedicata alla Vergine ebbe il titolo di S.Maria dei Cocchieri. La chiesa venne demolita nel 1881 per l'apertura di via Arenula: approssimativamente era situata proprio all'incrocio di queste due vie. La via conserva i resti e la memoria di un antico monumento: un arco di mattoni (nella foto in alto), inquadrato da due pilastri tuscanici in travertino che sostengono una piattabanda, appartenuto ad un portico a due navate ed a due piani, come mostrano alcuni disegni rinascimentali di Giuliano da Sangallo o di Baldassarre Peruzzi. Per molto tempo si ritenne che il portico facesse parte della Crypta Balbi finchè nel 1960 uno studio approfondito della pianta marmorea severiana collocò questo teatro nella zona compresa tra via dei Delfini, via Caetani e via delle Botteghe Oscure, mentre attribuì questa zona come sede del Circo Flaminio. A questo punto non si ebbe più un'attribuzione certa del portico, anche se l'ipotesi più accreditata vuole che sia uno dei tanti portici o templi che si addensarono intorno al Circo Flaminio, in particolare si ritiene che possa trattarsi del Tempio dei Castori. Non possiamo fare a meno di segnalare lo stato di abbandono al quale il monumento è lasciato, circondato da automobili in sosta e da immondizia di vario genere: forse per migliorarne la condizione si dovrebbe pensare più spesso che stiamo parlando di un reperto antico di ben 21 secoli!