La via prende il nome dalla chiesa omonima che fu costruita qui nel XV secolo, mentre prima era chiamata via dei Millini, per la presenza di questa famiglia nel complesso conosciuto come Tor Millina. Nel 1873 venne anche rinominata Via dell'Anima in seguito alla proposta, presentata in Campidoglio dal consigliere comunale Ruspoli, di togliere alle strade ogni riferimento a cose o luoghi sacri: la via riebbe il suo nome originario soltanto nel 1943. S.Maria dell'Anima (nella foto sopra) è la chiesa nazionale tedesca e sorse su tre case che Giovanni Pietro da Dordrecht e consorte acquistarono per adibirle ad ospizio per l'accoglienza dei poveri e dei pellegrini germanici. Durante i lavori di costruzione dell'oratorio avvenuti alla fine del Quattrocento fu rinvenuto un affresco raffigurante Maria tra due anime del purgatorio e per questo motivo la chiesa, eretta all'inizio del XVI secolo per volontà del cardinale Guglielmo di Henckevoirt, fu intitolata a S.Maria de Anima. L'edificio subì varie ricostruzioni in seguito ai danni compiuti dai lanzichenecchi nel 1528 o dopo l'invasione francese del 1798, durante la quale la chiesa fu utilizzata come fienile e scuderia: soltanto con Pio IX (1846-78) venne restituita al culto ed alla sua primitiva destinazione. La facciata in laterizio, attribuita a Giuliano da Sangallo (1514-23), è divisa in tre ordini orizzontali da robusti cornicioni, scanditi da lesene in travertino sormontate da capitelli in stile corinzio. Pochi anni dopo fu posto sul timpano del portale centrale, affiancato da colonne rudentate in marmo detto di "portasanta", il gruppo della Madonna con le anime oranti di Andrea Sansovino (nella foto 1), probabilmente una riproduzione dell'antico affresco. Ai lati di quello centrale vi sono altri due portali di dimensioni minori conclusi da timpani centinati. Tre grandi vetrate, arcuate superiormente, occupano quasi per intero il secondo ordine mentre al terzo vi è un grande occhio centrale affiancato da lesene e dagli stemmi di papa Adriano VI, qui sepolto. Il pontefice, morto nel 1523, fu sepolto tra Pio II e Pio III in S.Pietro e famosa rimase la pasquinata: "Hic jacet impius inter Pios", ovvero "Qui giace un non pio tra i Pii", che la dice lunga sull'avversione del popolo romano verso questo pontefice. Dieci anni dopo fu un grande e fedele amico del papa, Wilhelm Enkenvoert, a trasferirne qui le spoglie ed a scrivere sulla sua tomba una semplice ed amara iscrizione: "Qui giace Adriano VI, che ebbe la maggiore delle sventure, quella di regnare". Caratteristico ed elegante il campanile in mattoni (nella foto 2), che presenta partizioni architettoniche in marmo, bifore rinascimentali ed una guglia ricoperta di piccoli dischi di ceramica policromi. L'interno è a tre navate asimmetriche divise da pilastri con capitelli corinzi, ai quali sono addossati numerose lapidi sepolcrali, mentre, secondo la caratteristica delle hallenkirchen tedesche, le cappelle laterali sono della medesima altezza delle navate. Notevoli le opere d'arte che vi sono conservate: la pala raffigurante la Sacra Famiglia e Santi, realizzata da Giulio Romano tra il 1521 ed il 1522, i Santi di Ludovico Seitz che affrescano la volta della navata centrale ed una Assunta di Giovan Francesco Romanelli. Inoltre degne di nota sono la Cappella della Pietà, così denominata perchè vi si trova la pregevole Pietà del Lorenzetto e di Nanni di Baccio Bigio, il grande cero pasquale donato nel 1885 dall'imperatore d'Austria Francesco Giuseppe e il sopracitato monumento funerario ad Adriano VI realizzato su disegno del Peruzzi. Una curiosità: fino alla metà del Novecento i seminaristi del collegio indossavano una veste talare di colore rosso e ciò indusse i romani, sempre pronti ad epiteti mordaci, a chiamarli "gamberi cotti". Dinanzi a S.Maria dell'Anima è situata un'altra chiesa, piccola ma ricca di interessanti memorie: S.Niccolò dei Lorenesi (nella foto 3). Dedicata originariamente a S.Caterina, fu poi dedicata al santo di Patara e affidata da Gregorio XV ai Lorenesi, dei quali è la chiesa nazionale. Nel 1636 la chiesa fu riedificata utilizzando i marmi del vicino Stadio di Domiziano e per questo motivo detta anche S.Nicola in Agone. Proveniente dalla distrutta chiesa di S.Salvatore in Thermis è qui conservato il Crocifisso dinanzi al quale, per una simpatica usanza oggi perduta, usavano recarsi gli sposi alla vigilia del matrimonio a giurarsi eterno amore. Al n°16 possiamo ammirare un portone tardo rinascimentale appartenente al palazzo De Cupis, costruito nel 1540 dal cardinale Giovanni Domenico De Cupis: sopra il portone è ancora visibile lo stemma della casata. Al n°66 invece si trova un palazzetto fatto costruire nel 1508 dal notaio sassone Giovanni Sander di Nordhausen, appartenente al Tribunale della Sacra Rota. La facciata di Casa Sander, un tempo ricoperta di pitture graffite (forse una sorta di invidia per i bellissimi graffiti che ornavano la limitrofa Tor Millina) oggi appena visibili, presenta ancora un distico latino che augura vita eterna alla casa ed il nome del proprietario: JO(HANNES) SANDER NORTHUSANUS ROTAE NOTARIUS FEC(IT): oggi la palazzina appartiene al Pontificio Istituto Teutonico che sovrintende alla chiesa di S.Maria dell'Anima.
