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Via delle Botteghe Oscure

Rioni > S.Angelo
 
 
 

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1 Colonne del Santuario delle Ninfe
2 Palazzo di Alessandro Mattei, oggi Caetani
3 S.Stanislao dei Polacchi


L'etimo della via deriva dalle "botteghe senza finestre" ("ad apothecas obscuras", come era chiamata la via fino al Medioevo) a causa della moltitudine di casupole ed esercizi commerciali che si erano insediati dentro gli archi oscuri del Teatro di Balbo, costruito da Lucio Cornelio Balbo nel 13 a.C. Si deve precisare che in passato si identificava il Teatro di Balbo ad est di via Arenula, approssimativamente nella zona del Portico di Ottavia, mentre il Circo Flaminio si collocava in prossimità delle Botteghe Oscure, tanto da indicarle proprio appartenenti al Circo. Soltanto nel 1960, dopo uno studio approfondito della pianta marmorea severiana, si rovesciarono completamente le posizioni relative ai due edifici, collocando il Circo Flaminio nella zona compresa tra il Teatro di Marcello, piazza Cairoli, via del Portico di Ottavia ed il Tevere, mentre il Teatro di Balbo nella zona compresa tra via dei Delfini, via Caetani e via delle Botteghe Oscure. Annesso al teatro fu costruito un grande portico, almeno in parte sotterraneo (e perciò chiamato Crypta Balbi,
nella foto sotto il titolo l'ingresso alla Crypta) che si estendeva per tre lati dietro l'edificio scenico, a ridosso del quale poteva esserci anche il quarto braccio. Al centro dell'area porticata, che aveva una larghezza di circa 67 metri, doveva esserci una piccola costruzione, forse il tempio di Vulcano. Sul lato lungo del portico, contrapposto quindi al teatro, si apriva un'ampia esedra semicircolare con un ambulacro interno formato da pilastri e coperto da una volta anulare: su quest'ultima oggi poggia palazzo Mattei di Paganica, mentre l'edificio che vediamo in alto è situato sopra i resti della Crypta e del Teatro. Il lato sinistro di questa via fu completamente ricostruito nel 1938, allo scopo di ottenere una strada più larga che collegasse largo di Torre Argentina a piazza Venezia: fu in questa occasione che vennero alla luce i resti del Santuario delle Ninfe, un tempio di età repubblicana situato al centro della Porticus Minucia Frumentaria, una piazza porticata costruita all'inizio dell'età imperiale, probabilmente sotto Claudio, dove si soleva distribuire gratuitamente il grano. Nella foto 1 possiamo ammirare due colonne di peperino stuccato, con capitelli corinzi di travertino, rialzate su un podio rivestito di travertino, corrispondente al fianco destro del Santuario delle Ninfe. Il muro della cella, in mattoni, appartiene ad un restauro domizianeo, successivo all'incendio dell'80 d.C. A lato del podio restano una colonnina e pezzi di architravi marmorei, appartenuti al portico circostante. All'interno vi è una base per sostenere i simulacri di culto. Al civico 32 sorge quello che oggi chiamiamo palazzo Caetani (nella foto 2) ma nel 1564 costruito per Alessandro Mattei, su un progetto attribuito ad Alessandro Ammannati. L'edificio faceva parte della cosiddetta "isola Mattei", insieme agli altri palazzi di Giacomo Mattei, Mattei di Giove e Mattei di Paganica. Dai Mattei l'edificio passò nel 1683 ai Negroni, nel 1753 al marchese Durazzo, nel 1760 al cardinale Serbelloni e infine, nel 1776, ai Caetani, duchi di Sermoneta e principi di Teano, ai quali tuttora appartiene. L'edificio si presenta a tre piani, con un severo portale architravato e quattro finestre con inferriate ai lati. La facciata è coronata da un cornicione a mensole mentre l'interno conserva due cortili con alcuni frammenti antichi. Oggi l'edificio ospita la Fondazione Camillo Caetani, per la promozione di iniziative culturali e famosa negli anni Cinquanta e Sessanta per aver pubblicato un'importante rivista letteraria intitolata Botteghe Oscure, e la Fondazione Roffredo Caetani, per la tutela dei beni romani appartenuti ai Caetani, del Castello di Sermoneta e della "città morta" di Ninfa. Da ricordare che nella seconda metà del Settecento il palazzo ospitò anche un osservatorio astronomico per "registrare quotidianamente il vento, la precipitazione atmosferica, la temperatura e la pressione". Un illustre membro della famiglia che qui visse fu il principe Onorato, sindaco di Roma e ministro degli Esteri nel 1896. Sulla via è situata anche la chiesa di S.Stanislao dei Polacchi (nella foto 3), così chiamata perché concessa nel 1578 da papa Gregorio XIII al cardinale polacco Stanislao Osio (S.Stanislao è anche il santo più rappresentativo di Polonia), che la ricostruì ex novo con annesso ospizio ed ospedale per poter ospitare adeguatamente i pellegrini ed i connazionali bisognosi. Ma la chiesa è assai più antica (il ricordo più antico risale al 1174) quando si chiamava S.Salvatore in pensili de Sorraca: in pensili deriverebbe da un antico vocabolo germanico che significa "fornace" ed infatti questa zona era denominata "Calcarario", dalle calcare, cioè le fornaci appunto, per la trasformazione dei marmi in calcare, di cui la zona era fornita; il termine de Sorraca dovrebbe fare riferimento ad una famiglia che abitava in zona. Tra il 1729 ed il 1735 l'intero complesso fu ricostruito da Francesco Ferrari, facciata compresa: soltanto la grande iscrizione che corre sopra il bel portale è originaria, TEMPLUM S.SALVATORIS ET S.STANISLAI HOSPITY NAT POLONOR MDLXXX. All'interno vi è un bell'affresco raffigurante la Gloria di S,.Stanislao di Ermenegildo Costantini del 1774 e la pala sull'altare maggiore del senese Antiveduto Grammatica raffigurante Gesù con S.Stanislao e S.Giacinto.



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