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Via dell'Orso

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1 Rilievo marmoreo
2 Palazzo di Antonio Massimo


La via, anticamente, ebbe anche altri nomi: "Posterula", "Sistina" dopo il rifacimento dovuto a Sisto IV, oltre alla denominazione di "Papale" o " via Papae", poiché percorsa dal corteo pontificio in occasione della cavalcata per la presa di possesso che il nuovo papa effettuava, in qualità di Vescovo di Roma, per recarsi da S.Pietro alla basilica di S.Giovanni in Laterano, ma, dal 1517 (cioè da quando si ebbe la prima menzione) la via si chiamò via dell'Orso prendendo il  nome dall'antico Albergo dell'Orso (
nella foto sopra l'attuale Hostaria): il portico è ancora quello del XV secolo e le colonne della loggia provengono da rovine romane. Il nome "dell'Orso" derivò a sua volta all'albergo secondo alcuni dall'insegna esposta con due orsi, secondo altri da uno dei proprietari, tal Baccio dell'Orso, mentre un'altra ipotesi sostiene che il nome le derivò da un rilievo marmoreo murato all'altezza del civico 87 e tuttora esistente, come possiamo vedere nella foto 1, rappresentante un leone, ma scambiato per un orso, che assale un cinghiale. Nel 1517 l'edificio risulta proprietà dei Piccioni e furono loro a trasformarlo da abitazione ad albergo, uno dei migliori della città a quel tempo. Pochi alberghi possono vantare un Gotha più illustre: secondo la leggenda, anche Dante soggiornò qui, mentre sicuramente fu visitato dagli scrittori francesi Rabelais e Montaigne, da Gogol, da Goethe e da tanti altri viaggiatori illustri dell'epoca. Questo fino al 1630, dopodichè troviamo l'albergo piuttosto declassato tanto che vi alloggiavano vetturali, postiglioni e servi di stalla: ma, forse, il motivo è dovuto al fatto che la locanda serviva da stazione di posta per viaggi pubblici e privati. In seguito nella via si insediarono gli antiquari. In una di queste botteghe il cardinale Fesch, zio di Napoleone, troverà la seconda parte di una tavola che, unita all'altra già posseduta, si rivelò, dopo la pulitura, il "S.Gerolamo" di Leonardo da Vinci, oggi alla Pinacoteca Vaticana. Al civico 28 si trova il palazzo di Antonio Massimo (nella foto 2), fatto costruire dal principe della nobile famiglia dei Massimo nel Cinquecento; nel Settecento l'edificio fu sede della prelatura Carafa. Numerose le modifiche subite nel corso dei secoli dall'edificio, che oggi si presenta con un ammezzato sopra il pianterreno con molte porte di rimessa e negozi, un marcapiano e due piani con finestre architravate; all'interno un cortile con ninfeo, caratterizzato da una grande conchiglia e grappoli d'uva pendenti da teste leonine. All'altezza del civico 34, sul marcapiano, è situata un'edicola sacra raffigurante la Vergine con il Bambino ed i Ss.Pietro e Paolo: si tratta di un olio su tela risalente al XIX secolo. Infine, all'altezza del civico 25, si trova una targa con la seguente iscrizione: LIVELLO DE' CONDOTTI DE LAGQUA VERG DALLA TRINITA' DE' MONTI.


Nella sezione Roma nell'Arte vedi:
 - Albergo dell'Orso di E.R.Franz


Pubblicato il 18/03/2012

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