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Via del Governo Vecchio

Rioni > Parione
 
 
 

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1 Palazzo Nardini o del Governo Vecchio
2 Madonna con Bambino


Via del Governo Vecchio prese questo nome dopo il 1755, allorché la sede del Governo Pontificio venne trasferito da palazzo Nardini, situato in questa strada, a palazzo Madama. La sua precedente denominazione era via Parionis, o di Parione (da non confondersi con quella odierna, la quale, essendo una traversa di via del Governo Vecchio, segue, ovviamente, un percorso diverso da quella antica) ma veniva chiamata anche "via Papae", o "Papalis", o "dei Pontefici", per i cortei pontifici che vi passavano in occasione della cavalcata per la "presa di possesso" che il novello papa effettuava, in qualità di Vescovo di Roma, per recarsi da S.Pietro alla basilica di S.Giovanni in Laterano. Il percorso della via Papalis non fu sempre lo stesso: nella pianta del Tempesta è indicato da S.Pietro attraverso ponte S.Angelo, i Banchi, via del Pellegrino, Campidoglio, Foro Romano ed infine Stradone di S.Giovanni, mentre più tardi il percorso si snoderà attraverso via dei Banchi Nuovi, via del Governo Vecchio, piazza di Parione (odierna piazza di Pasquino), piazza di S.Pantaleo, piazza d'Aracoeli, Campidoglio e lo Stradone di S.Giovanni. Via del Governo Vecchio, oggi, è particolarmente interessante per gli edifici e le botteghe del XV e del XVI secolo che la fiancheggiano: al n°104 vi è la casa dell'avvocato curiale Bartolomeo de' Dossi, che si fece affrescare nel vano di una finestra murata; sempre qui una lapide, nell'androne, ricorda che qui vi abitò "colei che divenne celebre perché cara a Raffaello", ma, visto il successo che Raffaello aveva con le donne, non è certo che si tratti della Fornarina, come molti ritengono. I palazzetti ai n°123 e 134 furono le abitazioni, rispettivamente, del Bramante e di S.Filippo Neri. L'edificio situato al civico 39 è palazzo Nardini (
nella foto 1), conosciuto anche come palazzo del Governo Vecchio, fatto costruire da Stefano Nardini tra il 1473 ed il 1479 come sua residenza in qualità di Governatore di Roma, secondo alcuni opera del Bramante, secondo altri di Meo del Caprina o di Giacomo da Pietrasanta. Attualmente l'edificio ha l'aspetto, più che di una fortezza, di un edificio rinascimentale; originariamente sviluppato su tre cortili e tre torri, fu ampiamente rimaneggiato nel 1567 dal cardinale Giovanni Serbelloni. La facciata presenta un bellissimo portale del Quattrocento contornato da bugne a punta di diamante, con fregio di palmette entro festoni, dentelli, cornice a mensole e, al centro, lo stemma dei Nardini, probabile opera di Baccio Pontelli. Sulla sinistra vi è posta una targa con l'effigie graffita di Cristo che ricorda la donazione del palazzo, quando il Nardini era ancora in vita, nel 1475, al Pio Ospedale del Salvatore in Laterano perchè vi avesse sede l'Accademia di Arti Umanistiche. Le finestre originali al primo piano recano la seguente iscrizione: STE NARDINUS CAR MEDIOL MCCCCLXXVIIII, ovvero "Stefano Nardini cardinale di Milano 1479". Nel 1624 la Compagnia dell'Ospedale del Salvatore cedette il palazzo alla Camera Apostolica perchè papa Urbano VIII aveva deciso di stabilirvi la sede del Governatorato di Roma. Quando, nel 1755, papa Benedetto XIV trasferì tutti gli uffici nel nuovo palazzo del Governo (ossia palazzo Madama), palazzo Nardini divenne il palazzo del "Governo Vecchio", nome che poi fu trasferito anche alla via. Dopo il 1870 il palazzo ospitò la Pretura penale del Regno d'Italia prima e della Repubblica poi, in seguito trasferita nella struttura di piazzale Clodio. Fra le memorie storiche più notevoli del palazzo è da annoverare la morte di Roberto Malatesta: dopo la battaglia di Campo Morto che lo vide, vincitore, riconsegnare trionfalmente Roma al pontefice Sisto IV, questi entrò febbricitante in palazzo Nardini e vi morì, per malaria, il 10 settembre 1482. All'angolo con via della Chiesa Nuova si nota una cornice ovale in stucco decorata con ovuli e foglie, volute e fiori, che sembra sostenuta da due cherubini (nella foto 2). All'interno si trova un bell'affresco della fine del Seicento che raffigura la Madonna col Bambino sulle ginocchia e i Ss.Filippo Neri e Carlo Borromeo in adorazione. Al di sopra dell'edicola è situata inoltre una lapide marmorea che ricorda l'apertura della via nell'Anno Santo 1675 per volontà di Clemente X Pontefice Massimo.



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