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Il toponimo non ha certezze etimologiche, poiché, secondo alcuni, si riferisce ai Borgognoni o Burgundi, commercianti o artisti provenienti dalla provincia francese della Borgogna, che si stabilirono in questa zona quasi deserta nel Quattrocento; per altri, il toponimo trasse origine dalla chiesa di S.Claudio, eretta nel 1662, prossima alla via ed appartenente alla "Nazione Borgognona". La via fu chiamata, per qualche tempo, anche "via Rucellai", dal nome della famiglia che abitò nel limitrofo palazzo Rucellai. Ma spesso la via era indicata come "via delle meretrici", che in grande numero abitavano in casupole con scale di legno esterne. Nel 1566 un'inondazione del Tevere ne invase le case, sì che molti uomini corsero in loro aiuto; ma, accorgendosi che quelle, insieme con la vita, volevano salvare anche oggetti di valore, ne affogarono buona parte, impadronendosi di ciò che alle poverette apparteneva. L'eco di tali assassinii si sente in un avviso di Roma di quel periodo, dove si parla di meretrici "scemate assai et quelle che restano sono sbigottite et disperse et ne sono state ammazzate alcune...". Il papa destinò alle superstiti la parte di Campo Marzio "dall'Arco di Portogallo fin verso il Popolo, però fuori dalle grandi strade come nelle traverse verso la Trinità". Da allora in poi, la zona, "epurata", fu frequentata dall'aristocrazia e da ricchi forestieri. In antichità, ai tempi di Aureliano (270-