image1

Piazza della Pilotta

Il toponimo della piazza deriva dal gioco della "pilotta" (ossia "palla") che qui si giocava sin dal XVI secolo, importato dai fiorentini (ai quali, insieme agli spagnoli con il gioco della "pelota", ne viene attribuita l'origine) dopo il Sacco di Roma del 1527. Il gioco consisteva nel colpire la palla con una mano chiusa a pugno o con una specie di mestolo di legno in modo di poterla indirizzare contro il muro. Ben presto si diffuse presso i ragazzini che improvvisavano partite sotto qualsiasi muro disponibile ed anche fra la nobiltà che però, al contrario del popolino, giocava su campi regolamentari appositamente costruiti, come quello allestito in questa piazza che allora era denominata "dell'Olmo". La piazza è dominata dalla facciata del palazzo della Pontificia Università Gregoriana (nella foto sotto il titolo), inaugurato nel 1930 secondo un progetto di Giulio Barluzzi e per volontà di Pio XI,  sull'area precedentemente occupata da vecchi conventi cinquecenteschi, funzionanti fino al 1800 come caserma dei dragoni pontifici, e dal Casino di villa Colonna, appositamente demoliti. La storica Università dei Gesuiti, fondata nel 1551 da Ignazio di Loyola per incarico di Gregorio XIII, trovò qui la sede definitiva dopo aver girovagato per Roma: da via del Gesù a piazza del Collegio Romano ed in via del Seminario. L'edificio presenta tre semplici ingressi al pianterreno sovrastati da tre finestre, con timpano triangolare quelle laterali, con timpano curvilineo spezzato quella centrale e dominata dal grande stemma papale di Pio XI Ratti. Ai lati due vetrate riportano le date di costruzione della prima Scuola gesuita (1553) al Campidoglio e dell'attuale Università (1930). La scritta "PONTIFICIA UNIVERSITAS GREGORIANA" e la sovrastante loggia costituita da cinque colonne e due pilastri concludono la facciata. Di fronte all'Università sorge il secentesco palazzo Muti Papazzurri (nella foto 1), costruito dall'architetto Mattia De Rossi in collegamento con l'altro palazzo situato in piazza dei Ss.Apostoli, al quale un tempo era unito con un piccolo arco che scavalcava la via dell'Archetto, alla quale appunto dava il nome. Il palazzo si apre con un ampio portale tra due colonne binate e sovrastate da un'ampia loggia che unisce tre ampie finestre ad arco con le tre finestrelle dell'ammezzato sotto il cornicione e la sopraelevazione del primo Novecento con il terrazzo. Questo fu uno dei grandi rimaneggiamenti che la costruzione subì nel 1909, quando fu venduto alla Santa Sede che vi insediò il Pontificio Istituto Biblico fino al 1948, come anche l'unione dei due avancorpi laterali con il conseguente appiattimento della facciata. L'interno così ristrutturato fu adattato a biblioteca, anche se fin dalla metà del Seicento ospitava una galleria decorata con soggetti mitologici. Un archetto (nella foto 2), anch'esso costruito nel 1948, scavalca via del Vaccaro e collega il palazzo con l'ex convento francescano annesso alla chiesa dei Ss.Apostoli, in parte utilizzato dal Pontificio Istituto Biblico: l'arco quindi assumeva importanza per la praticità di passare da un edificio all'altro come se si trattasse di uno solo.

2014  RomaSegreta.it