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Ponte Cestio collega l'Isola Tiberina alla sponda destra del Tevere, dove cioè si estende il rione Trastevere. Il ponte, costruito nel 46 a.C. da Lucio Cestio, uomo politico cesariano, aveva, in origine, un'arcata centrale a sesto ribassato e due arcate minori laterali (nell'immagine 1), poggianti su piloni di tufo e peperino rivestiti di travertino. Nel 152 d.C. il ponte fu sottoposto da Antonino Pio ad un primo restauro. Seguì poi nel 370 d.C. la completa ricostruzione a tre arcate, utilizzando il travertino del vicino Teatro di Marcello in rovina, per volontà degli imperatori fratelli Valente e Valentiniano I, nonché del figlio di quest'ultimo, Graziano, da cui il ponte da allora fu denominato, come si legge anche nell'iscrizione (nella foto 2) reinserita sulla spalletta del ponte rivolta a nord. L'iscrizione così recita: "DOMINI NOSTRI IMPERATORES CAESARES FL VALENTINIANVS PIVS FELIX MAXIMVS VICTOR AC TRIVMF SEMPER AVG PONTIF MAXIMVS GERMANIC MAX ALAMANN MAX FRANC MAX GOTHIO MAX TRIB FOT VII IMP VI CONS Il PPP ET FL VALENS PIVS FELIX MAX VICTOR AO TRIVMF SEMPER AVG PONTIF MAXIMVS GERMANIC MAX ALAMANN MAX FRANC MAX GOTHIC MAX TRIR POT VII IMP VI CONS II PPP ET FL GRATIANVS PIVS FELIX MAX VICTOR AO TRIVMF SEMPER AUG PONTIF MAXIMVS GERMANIC MAX ALAMANN MAX FRANC MAX GOTHIC MAX TRIB POT III IMP II CONS PRIMVM PPP I PONTEM FELIOIS NOMINIS GRATIANI IN VSVM SENATVS AO POPVLI ROM CONSTITVI DEDICARIQ IVSSERVNT". Si è pensato che il nome medioevale dell'Isola Tiberina, "Lycaonia", fosse dovuto alla presenza su questo ponte di una statua rappresentante quella regione dell'Asia Minore, che divenne provincia proprio in quegli stessi anni, nel 373 d.C. Accanto all'iscrizione sopra menzionata se ne trova un'altra (nella foto 2), incisa nel pilastrino di destra, che celebra un restauro avvenuto nel 1192 ad opera del Senatore Benedetto Carushomo (o Carissimi) e ricorda che "BENEDICTUS ALM(A)E URBIS SUMM(US) SENATOR RESTAURAVIT HUNC PONTEM FERE DIRUTUM", ovvero "Benedetto XVI, sommo senatore della città vitale, restaurò questo ponte quasi distrutto". Nel Quattrocento il ponte fu denominato anche "ponte S.Bartolomeo", dalla omonima chiesa che sorge sull'Isola Tiberina, mentre nel Seicento fu detto anche "ponte Ferrato", dalla gran quantità di catene di ferro dei molini presenti nel fiume. Durante la costruzione dei muraglioni si rese necessario aumentare la distanza tra l'isola e la riva: fu così che nel 1889 il ponte fu smontato e ricostruito nel quadriennio 1889-92, utilizzando i materiali originali ma modificandone la forma, così da adattarsi ai nuovi muraglioni lungo le sponde del fiume. Le estremità inclinate furono parzialmente raddrizzate ed i due fornici su cui queste poggiavano vennero allargati (come possiamo vedere nell'immagine 1), così da uguagliare in dimensioni l'arcata centrale, che è quella antica ma ricomposta. La modifica ebbe anche lo scopo di lasciar scorrere l'acqua più facilmente di prima, scongiurando il rischio di nuove alluvioni. In questa occasione ponte Graziano, seppur temporaneamente denominato "di S.Bartolomeo" o "Ferrato", fu ufficialmente ribattezzato ponte Cestio. Un nuovo intervento si rese comunque necessario nel 1902 con la costruzione di particolari banchine atte a frenare l'impeto della corrente del fiume, in questo tratto particolarmente forte. L'ultimo intervento del 1999 provvide a restaurare tutta la superficie in travertino. Il ponte misura 54 metri in lunghezza, 8 in larghezza ed ha tre arcate in muratura.

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Nella sezione Roma nell'Arte vedi:
Ponte Cestio di E.R.Franz

 

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