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Nel 250 d.C. l'imperatore Decio fece costruire un edificio termale al quale lasciò il suo nome, Thermae Decianae, che si differenziano da tutte le altre per il fatto di essere destinate a servire un quartiere aristocratico. Per questo motivo furono molto meno estese e monumentali di quelle aperte alle masse popolari (le più piccole di tutte, insieme alla Terme di Agrippa) e costituite dal solo edificio propriamente balneare. Assai scarsamente documentate e praticamente scomparse del tutto alla vista, è stato possibile localizzarle grazie a vecchie mappe di Roma, come quella settecentesca del Nolli, che ne riportano i ruderi allora esistenti, e grazie ad alcune iscrizioni che ci forniscono elementi anche per la storia dell'edificio, una delle quali è ancora nel cortile del Casale Torlonia (nella foto in alto). In particolare apprendiamo così di un restauro avvenuto sotto Costanzo e Costante ed un altro nel 414, dopo la distruzione provocata da Alarico. Da qui provengono numerose opere d'arte: tra le altre, l'Ercole fanciullo di basalto verde ed il rilievo con Endimione dormiente, ambedue ai Musei Capitolini. La pianta invece ci è nota grazie ad un disegno del Palladio, che ci permette di ricollocarne perfettamente i resti superstiti: il più notevole di questi è un abside dell'aula posta sull'angolo meridionale. La pianta (nell'illustrazione 1) mostra un complesso caratterizzato dallo sviluppo simmetrico degli ambienti secondari posti ai lati di una grande aula centrale A (il tepidarium). I due ambienti evidenziati con la C costituiscono l'apodyterium, ossia lo spogliatoio, affiancati alla palestra B. Gli ambienti disposti a sud-