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La chiesa di S.Maria della Consolazione è situata ai piedi della Rupe Tarpea, luogo di giustizia fino al 1550, quando fu trasferito a piazza Giudea. L'origine della chiesa risale al 1385, quando un nobile condannato a morte, Giordanello degli Alberini, pagò due fiorini d'oro affinché un'immagine della Madonna fosse qui collocata per "consolare" gli ultimi istanti dei condannati a morte. Da qui l'origine del nome della chiesa, edificata nel 1470 e affidata all'Arciconfraternita di S.Maria in Portico della Consolazione e delle Grazie, istituita nel 1506 per la gestione dell'annesso ospedale. Tra il 1583 e il 1606 la chiesa fu riedificata da Martino Longhi ma la facciata, interrotta dall'artista all'altezza dell'architrave, fu completata con l'ordine superiore nel 1827 da Pasquale Belli. La chiesa conserva molte immagini della Vergine, tra le quali quella miracolosa detta S.Maria delle Grazie, in origine incastrata
nel muro sotto la Rupe Tarpea, che assisteva i condannati a morte o quella ancor più famosa detta Maria delizia respiro dei nostri cuori, risalente al periodo medioevale ma ridipinta da Antoniazzo Romano. Come già accennato, alle spalle della chiesa si trova l'Ospedale della Consolazione (nella foto a destra), nel quale molte nobildonne romane prestavano ogni assistenza ai ricoverati, fin la più umile e per questo soprannominate dal popolo le "spidocchiare"; una lapide ricorda che qui morì S.Luigi Gonzaga, assistendo i malati di colera. Fino al 1849 era in funzione il cimitero dell'ospedale che si estendeva verso il Foro Romano; vi si tenevano anche rappresentazioni sacre, cessate nel 1849 quando si decise di riesumare le antichità romane sepolte da secoli. Oggi l'antico ospedale, chiuso nel 1936, è adibito ad uffici comunali ma conserva perfettamente l'antica impronta. La chiesa e l'ospedale sono situati sulla piazza e sulla via della Consolazione, entrambe collocate sul tracciato di vicus Jugarius, una via dell'antica Roma che congiungeva il Foro Romano alla porta Carmentalis presso il Foro Olitorio. Fino ai primi anni '40, prima delle demolizioni avvenute durante il regime fascista, la via continuava il suo percorso ed attraversava l'area del Foro Romano; la via si chiamò anche della Catena della Consolazione, per le catene poste alle estremità onde evitare il frastuono provocato dalle ruote dei carri che avrebbero disturbato i degenti dell'ospedale. Caratteristica la storia legata al Caffè dello Scalino, il cui nome derivava da un detto popolare romanesco. Si racconta che il proprietario del locale avesse due belle figliole, delle quali era molto geloso, cosicché i frequentatori del locale, quando vedevano un giovane far la corte alle ragazze ed il padre iniziare a rabbuiarsi, avvisassero il giovanotto dicendo "Attento allo scalino!", che a Roma vale per "Attenzione! Attento che inciampi!".
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