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Rioni II > Ponte
1 Cupola
La chiesa di S.Giovanni dei Fiorentini, situata all'estremità di via Giulia, tra via dell'Oro ed il lungotevere dei Fiorentini, fu costruita per la numerosa comunità fiorentina che viveva in questa zona, supportata dal potere di due grandi papi toscani di casa Medici, Leone X e Clemente VII. La comunità arrivò ad avere un proprio tribunale, proprie leggi, un Console con relativo Consolato ed addirittura un proprio carcere. La nazione fiorentina e la Compagnia della Misericordia ottennero, così, da papa Leone X il permesso di costruire la loro chiesa parrocchiale che intitolarono al patrono di Firenze, S.Giovanni Battista. Fra i disegni presentati, tra gli altri, da Michelangelo, da Raffaello e dal Peruzzi, il pontefice scelse quello di Jacopo Sansovino, che iniziò la costruzione ai primi del 1500. La chiesa richiese un secolo per essere completata e fu continuata, infatti, da Antonio da Sangallo il Giovane, da Giacomo Della Porta e da Carlo Maderno, al quale si deve la caratteristica cupola (1614) di forma allungata, per cui i romani la battezzarono "il confetto succhiato" (nella foto 1). La cupola si imposta su un alto tamburo ottagonale sul quale si aprono quattro finestre rettangolari, con eleganti cornici, ed altrettante nicchie ad arco. Sopra, dopo una zona intermedia leggermente arretrata, si eleva la calotta, scandita in sezioni ogivali, che si conclude con una graziosa lanternina barocca finestrata. Nel campanile venne posta un'antica campana con la scritta in inglese "Maria is my name" che si vuole provenga dalla cattedrale di S.Paolo di Londra. La facciata della chiesa è in travertino e fu eretta dall'architetto fiorentino Alessandro Galilei nel 1734, come indicato sulla grande iscrizione sovrastante l'ingresso centrale, CLEMENS XII PONT MAX A S MDCCXXXIV. La facciata, inoltre, presenta statue e rilievi che ricordano gli episodi della vita del Battista e dei grandi santi fiorentini. L'interno, al quale si accede mediante tre ingressi, corrispondenti alle tre navate interne e inquadrati da alte semicolonne con capitelli in stile corinzio, è particolarmente ricco di affreschi, quadri e marmi: le cappelle sono dedicate soprattutto a santi fiorentini, mentre in una nicchia sopra la porta della sacrestia è conservata la statuetta raffigurante "S.Giovanni Battista" per lungo tempo attribuita a Raffaello, ma opera del siciliano Mino Del Reame. Il gruppo marmoreo di Antonio Raggi, il "Battesimo di Gesù", si trova al centro del grandioso altare del Borromini, qui sepolto, come avverte un'iscrizione murata sul terzo pilastro di sinistra della navata centrale, insieme a Carlo Maderno. Come si sa, il Borromini morì suicida nel 1667, gettandosi sulla spada che lo trafisse da parte a parte: la sepoltura in un luogo consacrato, però, non deve stupire perché l'artista, agonizzante per due giorni, accettò i Sacramenti e si pentì del gesto compiuto, dovuto alla grave malattia che da tempo lo affliggeva, anche se i Trinitari di S.Carlo alle Quattro Fontane non accettarono comunque che un suicida fosse sepolto nella loro chiesa e così la tomba dell'artista, posta nella piccola cappella della cripta, rimase vuota. Da segnalare la prima cappella a destra dell'ingresso, dove una lapide latina indica il sepolcro dei Marchesi del Grillo: qui sono sepolti, infatti, Cosma (1711) e Bernardo (1757) del Grillo. La chiesa è conosciuta anche per essere forse l'unica di Roma dove gli animali sono ben accetti durante la Santa Messa.
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