La chiesa, in origine, fu una cappella, voluta da papa Leone X affinché servisse da luogo di culto per l'Università, dedicata ai Ss.Leone e Fortunato. Fu demolita per ordine di Gregorio XIII (1572-85) e gli uffici trasferiti nella dirimpettaia S.Giacomo degli Spagnoli. Nel 1594, però, fu riedificata provvisoriamente finché, nel 1642, si iniziò la costruzione di una chiesa stabile. Da un documento dell'epoca è possibile stabilire che fu proprio il Bernini a volere che il suo futuro gran rivale Borromini compisse l'opera, che fu commissionata da papa Urbano VIII Barberini: difatti il motivo ricorrente di tutta l'opera è l'emblema araldico di casa Barberini, l'ape. La pianta della chiesa ha la forma di ape, tutto il suo corpo è una grossa ape e la spirale, originalissima, della lanterna, sormontata da una croce, è il pungiglione dell'insetto barberiniano (nella foto 1 il campanile). La chiesa, inoltre, presenta le colombe ed i monti, caratteristici di casa Chigi, perché papa Alessandro VII completò, seppur in minima parte, l'opera. Vista da vicino, questa chiesa di Borromini risulta molto emozionante: basata su un disegno in pianta di estrema complessità e ricchezza, presenta in alzato una successione senza pause di superfici concave e convesse. S.Ivo, una delle più belle chiese barocche di Roma, assunse tale nome perché gli avvocati concistoriali, che ne avevano patrocinata la costruzione, vollero fosse dedicata anche al loro santo protettore e di conseguenza, il nome intero della chiesa fu dei Ss.Leone, Ivo e Pantaleo, quest'ultimo aggiunto in un secondo momento. Chiusa nel 1870, la chiesa fu ridotta a magazzino di libri della Biblioteca Alessandrina finché nel 1926 fu riaperta al culto e solennemente riconsacrata. Mancavano però i "babuini", ossia le dodici statue degli Apostoli poste in origine nei nicchioni interni e che furono deposte alla metà del 1700, così brutte da meritare ampiamente il soprannome dato loro dai romani, sempre pronti a rimarcare la più piccola inezia. La chiesa si erge nel piccolo cortile del palazzo della Sapienza, sede dell'antica Università di Roma, fondata da papa Bonifacio VIII nel 1303 e che ebbe qui sede dal tempo di Eugenio IV (1431-1447) fino al 1935, quando fu trasferita nella "Città Universitaria". Il nucleo originale del complesso è costituito da alcune sale del lato sud-occidentale, realizzate su progetto di Andrea da Firenze tra il 1492 e il 1497; Leone X vi aggiunse una cappella e due cortili, ma Pio IV fece ricostruite tutto l'edificio. Guido Guidetti progettò il portico del cortile ma non andò oltre perchè morì; lo sostituì Pirro Ligorio che iniziò l'emiciclo occidentale, sostituito in seguito dall'attuale facciata. Ma Gregorio XII volle una nuova fabbrica e ne affidò il progetto a Giacomo Della Porta che l'attuò nel 1587 sotto Sisto V. Venne così definita l'attuale facciata su Corso del Rinascimento, demolita la vecchia cappella e realizzato il lato settentrionale con l'emiciclo orientale, previsto come fronte della chiesa di S.Ivo: tutto ciò fu completato da Francesco Borromini, per volere di Urbano VIII, anche se il palazzo fu terminato sotto Alessandro VII, sviluppandosi nel grande isolato tra via dei Sediari, via del Teatro Valle, via degli Staderari, piazza di S.Eustachio e il Corso del Rinascimento. Da qui un portone con timpano e l'iscrizione XYSTUS V PONT MAX A II (Sisto V Pontefice Maximo nell'anno II del pontificato, ossia nel 1587) immette nel bel cortile con porticato a cinque arcate chiuse ma con finestre su pilastri dorici; in quella centrale vi è l'ingresso della chiesa. Identiche arcate al piano superiore e sopra finestre tonde con stelle ed ai lati due basi cilindriche con i sei monti e la stella dei Chigi. Ai lati lunghi, arcate a due ordini e ovunque simboli araldici: i draghi dei Boncompagni, le api dei Barberini (nella foto 2), le aquile dei Borghese e la colomba dello Spirito Santo.
Nella sezione Roma nell'Arte vedi:
- Archiginnasio della Sapienza di G.Vasi
