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M'è pparzo all'arba de vedé in inzògno,
cor boccino in ner collo appiccicato,
quello che glieri a pponte hanno acconciato
co 'no spicchio d'ajjetto in zur cotogno.

Me disceva: «Tiè, Ppeppe, si hai bbisogno»;
(e ttratanto quer bravo ggiustizziato
me bbuttava du' nocchie in zur costato):
«sò ppoche, Peppe mio, me ne vergogno».

Io dunque ciò ppijjato oggi addrittura
trentanove impiccato o cquajjottina,
dua der conto, e nnovanta la pavura.

E cco la cosa che nnemmanco un zero
ce sta ppe nnocchie in gnisuna descina,
ho arimediato cor pijjà Nnocchiero.

19 agosto 1830

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