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Nell'area della chiesa di S.Prisca la tradizione pone il più antico culto cristiano dell'Aventino, quel "titulus Aquilae et Priscillae", genitori di Prisca, martire del I secolo, del quale sarebbero stati ospiti S.Pietro e S.Paolo. La chiesa mutò il titolo proprio quando fu ritrovato e qui deposto il corpo della martire, sotto papa Eutichiano nel III secolo d.C. Nella foto 1 possiamo ammirare la parte concava di un capitello che la leggenda vuole che S.Pietro avrebbe utilizzato come fonte battesimale (ancora oggi è utilizzato a questo scopo), posto in un piccolo battistero nella navata destra: dal 1948 vi è posto sopra un bronzo di Antonio Biggi raffigurante il "Battesimo di Gesù". Se la presenza degli apostoli in questo luogo sia solo frutto di una leggenda è cosa incerta: cosa certa, invece, è che questa "domus Priscae" fu uno dei maggiori centri di predicazione ed evangelizzazione cristiana, visto che anche S.Paolo parla spesso di questa "ecclesia domestica" come centro di raccolta delle riunioni cristiane. La chiesa è antichissima: a giudicare dalla disposizione di tipo basilicale e dagli avanzi della chiesa primitiva sembra risalire addirittura al III secolo d.C. La chiesa fu poi restaurata da Adriano I nel 772 e dai Benedettini nel 1062. Dopo vari altri restauri (nel 1084 fu devastata dai Normanni di Roberto il Guiscardo), la chiesa acquisì l'aspetto attuale nel 1660 per merito di Carlo Lambardi e su commissione del cardinale Giustiniani. La chiesa presenta una semplice ma elegante facciata barocca, stretta tra gli edifici che ne fiancheggiano la breve rampa d'accesso. La facciata (nella foto in alto) è percorsa da due coppie di lesene in laterizio su plinti e con capitelli ionici in travertino: tra le quattro lesene si trova il bel portale affiancato da due antiche colonne di granito e sormontato dall'oculus, inquadrato da una bella cornice marmorea. Sopra all'iscrizione che ricorda il cardinale Benedetto Giustiniani è situato un timpano triangolare, sormontato dalla croce. La chiesa conserva ancora, parzialmente incorporate nei pilastri barocchi, le bellissime 14 colonne originarie dell'antico corpo basilicale (nella foto 2). Nell'abside vi sono angeli che sostengono medaglioni e la pala dell'altare maggiore con "S.Pietro che battezza S.Prisca", dipinta, nel 1600, da Domenico Cresti detto "il Passignano". Dalla navata destra, infine, si accede, attraverso una scala, ad una serie di ambienti  meravigliosamente conservati, rinvenuti grazie agli scavi compiuti sotto la chiesa negli anni 1933-6. Qui è possibile ammirare uno dei più interessanti mitrei romani, ricavato alla fine del II secolo d.C. all'interno di un edificio più antico, databile intorno al 95 d.C, secondo alcuni identificato con i "Privata Traiani" (la casa abitata da Traiano prima che divenisse imperatore, anche se ultimamente si tende a localizzarla nei pressi delle Terme Deciane), ma siccome questa era anche l'area occupata dalle "Terme Surane", si potrebbe ipotizzare anche come l'abitazione di "Licinio Sura". Adiacente a questa fu rinvenuta una seconda casa, ipotizzata come quella appartenuta ai coniugi Aquila e Priscilla, nell'ambito della quale fu costruita un'aula a due navate nella quale si potrebbe riconoscere il "titulus" di cui abbiamo già accennato all'inizio di questo documento. Il mitreo, violentemente distrutto nel 400 d.C., poco prima della costruzione della chiesa, probabilmente dagli stessi cristiani, si presenta con un'aula stretta e lunga, lungo le pareti della quale corrono i due banconi dove sedevano gli iniziati e sopra i quali si possono ancora notare, seppur molto rovinate, le pitture raffiguranti una "processione di iniziati", al termine della quale è raffigurato il "patto di alleanza" tra Mitra ed il dio Sole, sdraiati a banchetto in una grotta e serviti da due personaggi, uno dei quali con la testa di corvo. Sulla parete di fondo dell'aula è situata una grande nicchia (nella foto 3) nella quale è rappresentato, oltre all'immagine di Mitra che uccide il toro, un grande Saturno sdraiato, il cui corpo è realizzato con anfore, poi coperte di stucco. A sinistra della nicchia vi è un grande graffito: probabilmente si tratta di un fedele che afferma di essere nato (ossia rinato dopo l'iniziazione) il 21 novembre del 202 d.C., una data che ci permette di stabilire che in quell'anno il mitreo già esisteva.

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