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Rioni I > Parione
1 Monumento a Metastasio
La piazza prende il nome dall'omonima chiesa, che, pur avendo ormai quasi quattro secoli di vita, rimane tuttavia la "Chiesa Nuova". Questo appellativo le deriva dal fatto che la chiesa venne eretta al posto di una vecchia chiesa medioevale, S.Maria in Vallicella, incorporandone, in verità, anche altre due, S.Elisabetta a Pozzo Bianco e S.Cecilia a Monte Giordano. La chiesa medioevale, ricordata fin dal XII secolo, era detta "in Vallicella" perché il terreno circostante formava un piccolo avvallamento. Questa fu donata da Gregorio XIII, nel 1575, a S.Filippo Neri, il quale, con l'aiuto tangibile dello stesso papa e del cardinal Cesi, fece edificare la nuova chiesa. Il sacro edificio, iniziato da Matteo da Città di Castello e continuato da Martino Longhi il Vecchio, fu consacrato nel 1599, anche se la facciata di Fausto Rughesi fu terminata soltanto nel 1606. Contro l'esplicito desiderio di S.Filippo, l'interno venne decorato dopo la sua morte. Pietro da Cortona affrescò la navata, la cupola e l'abside, impiegando circa 20 anni. Stupenda la Cappella, a sinistra dell'altare, ove riposa l'apostolo di Roma, S.Filippo Neri, affettuosamente ricordato dai romani come "Pippo bbono": si dice che uno dei muri della Cappella sia quello della stanza ove il santo morì, risparmiato dal fuoco che vi scoppiò nel 1620 e dal piccone demolitore che demolì la vecchia casa in occasione dei lavori per l'apertura del Corso Vittorio Emanuele II. A fianco della chiesa vi è l'Oratorio dei Filippini (nella foto in alto accanto alla chiesa), i membri dell'Ordine di S.Filippo Neri, costruito nel 1575. Il genio del Borromini realizzò la bella facciata leggermente concava e riccamente ornata, la volta piana ed i giochi prospettici all'interno, tra il 1637 ed il 1643. Il termine "oratorio" si riferisce alla funzione svolta dal luogo, dove S.Filippo faceva eseguire composizioni musicali. Dopo il 1870 parte del convento e l'oratorio furono espropriati dallo Stato italiano e destinati a sede della Corte d'Assise: l'aula borrominiana divenne così un'aula di tribunale, mentre i piani superiori divennero la sede degli uffici giudiziari. Tutto ciò provocò lo sdegno di quanti ricordavano il rispetto in cui era tenuto il luogo sacro, denso di memorie di S.Filippo: difatti, per quanto si cercasse di tramutare il sacro in profano, non fu possibile rimuovere il pulpito di legno destinato "per li sermoni" e neppure la statua di S.Filippo, che rimase al suo posto. Il sacro complesso vide per una quarantina d'anni (sino al 1911) sfilare personaggi d'ogni genere e risma, anche i protagonisti dei più celebri processi della Roma fine Ottocento: l'on.Giuseppe Luciani, processato per l'omicidio di Raffaele Sonzogno, direttore del quotidiano La Capitale; il sen.Bernardo Tanlongo, governatore della Banca Romana, il cui dissesto finanziario del 1893 minacciò di travolgere un uomo della statura di Giovanni Giolitti; il pittore Giuseppe Pierantoni, processato per l'uccisione, il 30 settembre 1906, di Evelina Cattermole Mancini, detta la Contessa Lara, poetessa e scrittrice di una certa notorietà. Nel 1911 il convento fu restituito ai Filippini, mentre l'oratorio e la biblioteca furono acquistati dal Comune di Roma: l'oratorio è adibito a convegni e manifestazioni culturali. A decorare la piazza fu sistemata, nei primi anni del '900, la statua in marmo di Pietro Trapassi (nella foto 1), meglio conosciuto con il nome grecizzato di Metastasio (1698-1782), un grande poeta di Roma, nato nella vicina via dei Cappellari. La statua, firmata dal fiorentino Emilio Gallori, proveniva dalla piazza di S.Silvestro, dove fu inaugurata nel 1886 e da dove traslocò, probabilmente per motivi di intralcio al traffico. Nel 1924 la piazza della Chiesa Nuova venne ornata da una fontana che, in passato, era situata a Campo de' Fiori. La fontana (nella foto 2), eseguita su disegno di Giacomo Della Porta nel 1581, originariamente era costituita da una tazza ovale di marmo bianco e decorata con quattro delfini bronzei (quelli preparati e mai utilizzati per la Fontana delle Tartarughe). Nel 1622 papa Gregorio XV fece apporre sopra la fontana un coperchio di travertino, con al centro una palla, molto probabilmente per evitare che la fontana continuasse ad essere un ricettacolo di immondizia. Il risultato fu che la fontana risultò talmente somigliante ad una zuppiera che i romani la battezzarono "la Terrina": in questa occasione furono anche tolti i quattro delfini ornamentali, poi scomparsi. Sul coperchio vi è una strana iscrizione: "Ama Dio e non fallire, fa del bene e lascia dire", con la data MDCXXII (1622), probabilmente ispirata ai condannati al patibolo che sorgeva permanentemente vicino alla fontana quando questa si trovava a Campo de' Fiori.
> Vedi Cartoline di Roma
Nella sezione Roma nell'Arte vedi:
- S.Maria in Vallicella di G.B.Falda
- Fontana della Terrina di G.Vasi (nella sua posizione originaria)
2 Fontana della Terrina
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