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Via della Pace collega piazza del Fico al vicolo della Pace ed il toponimo deriva dalla chiesa di S.Maria della Pace che prospetta la via. Anticamente via della Pace aveva un tragitto differente da quello attuale: con un percorso iniziale corrispondente all'attuale via di Tor Millina, collegava l'antica "via dei Millini" (oggi via di S.Maria dell'Anima) con la "piazza di S.Biagio degli Osti" (una piazza che prendeva il nome dalla chiesa conosciuta anche come S.Biagio della Fossa e che era situata all'incrocio tra le odierne via di Parione, via della Pace e vicolo degli Osti) per proseguire poi fino alla chiesa di S.Maria della Pace. Nel 1656 papa Alessandro VII, al fine di rendere più agevole l'accesso alle carrozze che si recavano a S.Maria della Pace, fece abbattere diverse case formando così il largo che ancora oggi si apre dinanzi alla chiesa e che ne enfatizzò la nuova e bella  facciata convessa realizzata da Pietro da Cortona. Fu proprio in questa occasione che venne realizzato l'edificio situato al civico 8, ovvero palazzo Gambirasi (nella foto in alto sotto il titolo), costruito su edifici preesistenti, ed in parte inglobati, di proprietà dell'Arciconfraternita di S.Giacomo degli Spagnoli. Il progetto fu affidato nel 1659 a Giovanni Antonio De Rossi, ma prima della fine dei lavori l'Arciconfraternita decise di vendere l'edificio che fu acquistato dal prelato bergamasco Donato Gambirasi. Questi fece ultimare la costruzione, facendo apporre sul portale principale al civico 8 il suo stemma araldico (nella foto 1), un gambero rampante con una croce tra le chele col motto "CRUX TUA EXHALTATIO MEA", ovvero "La tua croce è la mia esaltazione". Inoltre, sui quattro lati dell'altana fece incidere la scritta "GAMBIRASIA". L'edificio passò poi in proprietà dell'Istituto di S.Maria dell'Anima (che ancora oggi lo possiede), che parzialmente lo affittò: qui abitarono l'architetto Francesco Azzurri, che vi morì nel 1858, e lo scrittore Domenico Gnoli. Il palazzo si presenta a tre piani, con finestre al primo piano con timpano triangolare ornato da mascheroni maschili e femminili alternati, al secondo con finestre a cornice e cimasa a stucco con cartigli e volute, al terzo con finestrelle a cornice modanata. Al pianterreno apre il portale architravato tra finestrelle e porte di rimessa disposte irregolarmente a causa delle trasformazioni avvenute nel tempo. Agli angoli vi sono cantonali bugnati a tutt'altezza con balconcini al primo piano. La parte ad angolo con via dell'Arco della Pace, al civico 12, fronteggiante la chiesa di S.Maria della Pace, presenta invece tra due fasce marcapiano un primo ordine di finestre con sovrastanti finestrelle quadrate murate e, al di sopra, le finestrelle quadrate del mezzanino. Sul bugnato liscio del pianterreno apre un piccolo portale tra finestre con inferriate. Una targa in latino del 1646 riporta il divieto pontificio a sopraelevazioni ed innovazioni edilizie nella piazza. Sull'altro lato della via, al civico 20, è situato il palazzo dell'Ospizio di S.Maria dell'Anima, simile alla parte di palazzo Gambirasi appena descritta ed entrambi realizzati contemporaneamente da Pietro Cortona nel 1659. Questo edificio, nato come asilo dei pellegrini germanici in visita a Roma, sviluppa una facciata tra due fasce marcapiano con un primo ordine di finestre sovrastate da finestrelle quadrate murate e, al di sopra, con un mezzanino a finestrelle quadrate; sul bugnato liscio del pianterreno apre un piccolo portale tra finestre inferriate. Sopra il portale una targa ricorda la sua destinazione d'uso: "XENODOCHIUM BEATAE MARIAE DE ANIMA PAUPERUM PEREGRINORUM GERMANORUM SUSTENTATIONI EXTRUCTUM", ovvero "Ospizio di S.Maria dell'Anima costruito come sostentamento dei pellegrini poveri di nazionalità germanica".

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