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Il nome della piazza deriva dall'orologio posto sulla torre del convento dei Filippini (nella foto sopra) che qui si affaccia. La torre, costruita dal Borromini nel 1648, è sormontata da un castello con volute di ferro che sostiene le campane ed è fiancheggiata da due cippi con stelle araldiche di bronzo a 24 punte. Sotto il quadrante dell'orologio, inserito all'interno della facciata concava della torre, è situato un bel mosaico su disegno di Pietro da Cortona rappresentante la "Madonna della Vallicella" (nella foto 1). Sulla piazza, in passato chiamata anche "piazza dei Rigattieri" e "piazza di Monte Giordano", si affaccia il palazzo Bennicelli (nella foto 2), costruito per volere di monsignor Virginio Spada, commendatore del Banco di S.Spirito, per destinarlo a sede del banco, nonostante il parere contrario dei ministri dell'istituto bancario, che ritenevano la zona troppo lontana dal centro degli affari. I lavori iniziarono nel 1660 dal Borromini, ma, alla morte di Virginio Spada, i ministri del banco decisero che la nuova sede sarebbe stato l'edificio che ancora oggi viene denominato come palazzo del Banco di S.Spirito: fu così che il marchese Orazio Spada fu costretto ad acquistare l'edificio, oltretutto incompiuto, per la somma di oltre 25.000 scudi e ad impiegarne altri 35.000 per far ultimare i lavori al Borromini. Il palazzo che oggi possiamo ammirare è il risultato dei lavori di ristrutturazione di fine Ottocento ad opera dell'architetto Gaetano Koch, il quale trasformò completamente l'opera seicentesca per volontà dei nuovi proprietari, i conti Bennicelli. L'elegante portale, tra due coppie di colonne che sorreggono il balcone del piano nobile, dove aprono le tre finestre centrali, riquadrate e con timpano triangolare, è la base dell'avancorpo dell'edificio che prosegue fino al secondo piano ed è limitato dal ricco cornicione, sopra il quale vi è la sopraelevazione dell'attico, opera ottocentesca. L'avancorpo è delimitato da due paraste con capitello in stile composito, affiancate da altre due ai lati dell'edificio con la funzione di autentici cantonali. In questa casa nacque e visse per un certo periodo il più famoso dei Bennicelli, Adriano, più noto come "Conte Tacchia", così chiamato perchè la sua famiglia commerciava il legname e "tacchia" a Roma significa pezzo di legno e si dice "ogni botta 'na tacchia", a significare che in quello che uno fa si lascia la propria impronta. Il "Conte Tacchia" fu celebre per il suo modo di vivere, per il comportamento scanzonato, abbinato ad un modo di vestire sempre elegante e la sua fama si è tramandata fino a noi anche grazie al film interpretato da Enrico Montesano. Ogni giorno per le vie di Roma il conte girava con una delle sue carrozzelle tirate da due o quattro cavalli e per chi non gli dava strada erano schiaffi e parolacce, a cui seguivano liti e denunce: si può affermare con certezza che non c'era romano a cavallo del Novecento che non conoscesse almeno di fama il conte Tacchia. All'incrocio della piazza con la via del Governo Vecchio si può ammirare una rilevante creazione del tardo Seicento o primo Settecento, attribuita ad un seguace del Borromini: sotto un baldacchino con frange e pendagli, un'elaborata cornice di stucco racchiude un pregevole affresco settecentesco con la "Madonna e il Bambino benedicente" (nella foto 3). La parte superiore della cornice è costituita da una raggiera con cherubini, mentre la parte inferiore presenta due bellissimi angeli dalle lunghe ali, avvolti in un drappeggio che ne mette in risalto il movimento e che sembrano sostenere il dipinto con le mani.

 

Nella sezione Roma nell'Arte vedi:
Piazza di Monte Giordano di G.B.Falda

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