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Pie' di Marmo

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1 S.Stefano del Cacco
 


Nel XVI secolo fu ritrovato, in questa zona, un colossale piede marmoreo (nella foto sopra) che fu collocato lungo la via che da esso prende il nome, via di Pie' di Marmo: vi rimase fino al 1878 quando, in occasione del corteo funebre di Re Vittorio Emanuele II diretto al vicino Pantheon, fu spostato, affinché non ne ostacolasse il passaggio, nella posizione attuale, all'angolo tra via di Pie' di Marmo e via di S.Stefano del Cacco. Questo piede colossale apparteneva sicuramente ad una statua di culto del più importante santuario egiziano a Roma, dedicato a Iside e Serapide, conosciuto anche come Iseo Campense, una monumentale testimonianza del cosmopolitismo dei culti a Roma. Il santuario si estendeva su un'area di circa m 220x70, oggi compresa tra via del Seminario, via di S.Ignazio, piazza del Collegio Romano, via di S.Stefano del Cacco e via del Gesù. L'ingresso principale si apriva all'altezza di via del Seminario con una sorta di viale monumentale, contrassegnato (come evidenziato nella pianta severiana) da una serie di punti troppo distanziati per essere colonne: si tratta verosimilmente degli obelischi ritrovati in varie occasioni nella zona ed oggi sistemati in piazza della Rotonda, a villa Celimontana, in viale delle Terme di Diocleziano, in piazza della Minerva, nel giardino di Boboli a Firenze (una copia è situata nel parco di villa Medici, dove in passato vi fu anche l'originale) e ad Urbino, davanti al Palazzo Ducale. Seguiva un grande cortile rettangolare, corrispondente all'attuale via di Pie' di Marmo, al centro del quale era situato un altro obelisco, di dimensioni maggiori degli altri e quindi isolato, corrispondente a quello oggi situato a piazza Navona. Sempre da questo cortile provengono le due grandi statue del Nilo e del Tevere, oggi rispettivamente ai Musei Vaticani ed al Louvre, i due leoni della Fontana del Mosè e quelli alla base della Cordonata di piazza del Campidoglio. Il cortile si apriva, nei due lati brevi, con due archi: ad ovest il cosiddetto Arco Quadrifronte, alto circa m 21 e largo m 11, che metteva in comunicazione il santuario con gli adiacenti Saepta Iulia attraverso il Portico di Meleagro (che correva esattamente lungo l'attuale via del Gesù), mentre ad est si apriva l'Arco di Iside, nel Medioevo denominato Arco di Camigliano, del quale possiamo ancora ammirarne un pilastro nell'edificio posto in piazza del Collegio Romano, ad angolo con la via di S.Ignazio. Superato il cortile si apriva un'esedra semicircolare, scoperta e porticata: qui, al centro del lato curvo, si apriva il tempio vero e proprio, oggi corrispondente esattamente alla collocazione della chiesa di S.Stefano del Cacco (nella foto 1). Il tempio, eretto dai triumviri nel 43 a.C., subì persecuzioni da parte di Augusto e di Tiberio, tanto che quest'ultimo lo avrebbe addirittura distrutto e gettato i simulacri nel Tevere: fu ricostruito prima da Caligola e poi, dopo la distruzione dovuta al grande incendio dell'80 d.C., in forme grandiose da Domiziano e da Alessandro Severo. La chiesetta di S.Stefano del Cacco conserva ancora il suo carattere basilicale e sembra risalga a Pasquale I (secolo IX). Il suo vero nome sarebbe S.Stefano de pinea (dalla pigna che, allusiva al nome del rione, si trova sulla sommità del campanile) ma è popolarmente chiamata "del Cacco" (come anche la via) dal ritrovamento di una statuetta del dio Anubis in forma di cinocefalo: il popolino la scambiò per una scimmietta e la chiamò "macacco" (ossia macaco), in seguito abbreviato in "cacco".


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