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Piazza dei Satiri (nella foto sopra) è situata tra via dei Chiavari e via di Grottapinta e costituisce il naturale proseguimento di quest'ultima ricalcando in maniera perfetta la curva interna della cavea del Teatro di Pompeo. Se la sua traccia topografica è indiscutibile, dubbio 1  I satiri all'interno di palazzo Nuovoinvece rimane il suo toponimo: una prima interpretazione vuole che il nome derivi dal ritrovamento nella piazza di due statue raffiguranti altrettanti Satiri (nella foto 1) che un tempo avrebbero ornato il Teatro di Pompeo. La notizia del rinvenimento però non è fondata su alcun fatto certo: questa tradizione fu probabilmente suggestionata dall'incerta origine del toponimo della piazza, ritenendo così erroneamente che il nome derivasse da quello delle statue. Allo stato attuale non si dispone ancora di elementi sicuri per attribuirne l'esatta provenienza. La prima notizia riguardante le due statue risale alla fine del 1400, quando Giovanni da Tolentino, in una sua lettera, le menziona come appartenenti a Lello della Valle e collocate nel cortile del palazzo della Valle. La coppia di satiri, coperti parzialmente da una nebride, rappresentano Pan, il dio greco della vita campestre e della natura, raffigurato, come di consueto, mezzo uomo e mezzo caprone: la testa è animalesca, munita di corna caprine e barbata; le gambe sono raffigurate come zampe di capra, mentre la parte superiore del corpo e le braccia sono umane, così come umana è rappresentata la sua posizione, ovvero eretta. Il fatto che le due statue presentino il braccio destro sollevato a reggere sul capo un canestro colmo d'uva viene interpretato come indizio che, in origine, le due sculture svolgevano una funzione di sostegno architettonico (telamoni). Il trattamento del marmo e la resa del modellato permettono di datarle alla tarda 2  Dettaglio di finestre e cornicione di palazzo Santiagoetà ellenistica. Le sculture rimasero nel palazzo della Valle probabilmente fino al 1704 (tanto che sono conosciute anche come "Satiri della Valle"), quando furono acquistate dal cardinale Alessandro Albani e collocate nel palazzo di famiglia in via delle Quattro Fontane. Tra il 1733 ed il 1735 furono trasferite nello studio di restauro di Carlo Antonio Napolioni che provvide ad una profonda riparazione delle braccia, al termine della quale furono trasferite, nel maggio 1735, all'interno di Palazzo Nuovo, dove ancora oggi è possibile ammirarle (nella foto 1), entro due nicchie rettangolari incorniciate in travertino poste ai lati della statua di Marforio. Scartando quindi la derivazione del toponimo della piazza dalle due sculture, l'ipotesi più accreditata vuole che esso derivi dalla corruzione del nome Satro, o Zatro, così come era denominata dal XIII secolo tutta la contrada che comprendeva gli edifici posti ad est della chiesa di S.Barbara e fino all'attuale via dei Chiavari, l'area corrispondente alla cavea del Teatro di Pompeo (le attuali via di Grottapinta, largo del Pallaro, piazza dei Satiri ed il piccolo isolato che vi sorge nel mezzo), estendendosi forse anche all'area corrispondente agli edifici sorti sulla metà settentrionale della cavea, fino alle attuali via e piazza del Paradiso. Anche in questo caso il toponimo Satro risulta discusso, perché secondo alcuni si riferirebbe alla famiglia Satri che qui aveva i suoi possedimenti, secondo altri Satro (o Satrio o Satrium) deriverebbe dalla corruzione del termine latino atrium o theatrum, comunque in connessione con il Teatro di Pompeo. All'angolo di questa piazza con via dei Chiavari sorge il palazzo della Confraternita di Santiago y Montserrat (nella foto in alto sotto il titolo, l'edificio a sinistra), proprietà dell'ospizio di S.Giacomo degli Spagnoli, come evidenzia l'insegna posta sopra il portone al civico 47 raffigurante un festone ed una 3  Madonnellaconchiglia con bordone. L'edificio presenta un bel basamento bugnato, all'interno del quale si aprono, oltre al portone ed a due ingressi di bottega, tre finestre. I rimanenti due piani presentano le finestre del piano nobile con il motivo del festone che si ripete nell'architrave, mentre le finestre dell'ultimo piano sono incorniciate e con mensole marmoree; un bel cornicione riccamente decorato conclude la facciata (nella foto 2 il dettaglio). Sull'edificio antistante, all'interno di una finestra cieca all'altezza del civico 54, è situato un dipinto ad olio su tela raffigurante la Sacra Famiglia, protetto da un piccolo tetto di ardesia. La Madonnella (nella foto 3) raffigura la Vergine che porge il Bambino a S.Giuseppe, raffigurato con un grande martello in mano nell'atto di chinarsi verso Gesù; una semplice cornice lignea racchiude il dipinto, come pure semplice appare la mensola in marmo che sostiene un vaso di fiori.

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