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L'entrata principale del palazzo si affaccia su largo della Fontanella di Borghese, ma, tra le altre vie, è circondato da
via della Fontanella di Borghese, via Borghese e piazza Borghese: insomma in questa zona i Borghese la facevano da padroni se, rarissimo caso nella toponomastica romana, il loro nome si ripete ben quattro volte. La storia del palazzo ebbe inizio nel 1560 quando il cardinale Dezza si fece costruire un palazzetto dal Vignola e da Martino Longhi il Vecchio. Alla fine del secolo, morto il cardinale, il palazzo fu acquistato dal cardinale Camillo Borghese (futuro papa Paolo V) insieme ad altri piccoli edifici ed orti adiacenti. Iniziarono così i lavori di ampliamento del nuovo palazzo ad opera di Flaminio Ponzio verso piazza Borghese (fino ad allora nominata piazza Dezza), utilizzando blocchi di pietra presi dal ponte di S.Maria che era caduto a causa di un'inondazione. L'opera comportò tempi lunghi che videro impegnati anche architetti come Carlo Maderno e Carlo Rainaldi. Alla fine lo splendido complesso sarà chiamato "il cembalo", per la sua inconsueta forma curva paragonabile appunto ad un cembalo. Il palazzo è considerato una delle quattro meraviglie di Roma: "Il cembalo di Borghese / il dado di Farnese / la scala di Caetani / il portone di Carboniani". L'edificio fu detto anche "del sale", perché la famiglia lo costruì coi proventi dell'aumento del dazio sul sale "di un solo quattrino per libbra". La facciata principale (nella foto a sinistra) si affaccia su largo della Fontanella di Borghese con un maestoso portale tra due colonne sulle quali poggia un ampio balcone con finestra sormontata da un gran timpano triangolare. Da qui si accede al portico, sovrastato da una loggia ed arricchito da due grandi statue, che circonda il vasto cortile a due ordini di arcate sorrette da 96 colonne doriche e ioniche, "uno dei cortili più spettacolari che esistano e non soltanto a Roma" (come scrisse Zeppegno). Ma solo voltando le spalle al portico il luogo si mostra in tutta la sua bellezza: seminascoste dai rami degli alberi, le fontane inserite nel muro di cinta attirano immediatamente l'attenzione. Ognuna di esse è strutturata intorno ad una grande nicchia posta all'interno di una maestosa edicola, sormontata da un timpano con putti, festoni di fiori e busti antichi, accompagnati, nella fontana centrale, da aquile e draghi, simbolo araldico dei Borghese. Nelle nicchie si possono ammirare i "bagni" di tre divinità: Venere (nella fontana centrale), Flora (a destra) e Diana (a sinistra), eseguite nel 1672. Sempre nel 1672 il principe Giovan Battista Borghese, dopo aver ottenuto dal papa il permesso di avere una maggior quantità d'acqua per il proprio palazzo, commissionò il "giardino segreto": una sorta di teatro semicircolare, ben visibile dall'ingresso sul giardino dell'appartamento privato della principessa, spartito da tre sentieri disposti a raggiera che conducono alle fontane, fiancheggiati da antiche statue. Il lavoro fu iniziato dal pittore tedesco Johann Paul Schon, allievo di Pietro da Cortona, ma poi, per ragioni finanziarie, fu cacciato ed il
lavoro, semplificato e ridotto nei costi, fu terminato dal fido architetto di famiglia Carlo Rainaldi, già autore di lavori sulla struttura del palazzo stesso. Sulla piazza Borghese prospetta la facciata secondaria, anch'essa con maestoso portale sormontato da un balcone e dal grande stemma di famiglia. Fronteggia la facciata, sull'altro lato della piazza, il palazzo cinquecentesco costruito dal cardinale Scipione Borghese e destinato alla "Famiglia", ovvero ai servi della Casata ed occasionalmente anche ai parenti, nonché alle scuderie. Progettato da Antonio De Baptistis, l'edificio mostra al centro della facciata l'enorme stemma dei Borghese; tre i portali ad arco bugnati, intervallati da ingressi di negozi corrispondenti alle ex scuderie. Nel 1630 sorsero le amplissime stalle della principesca famiglia nella via allora denominata appunto "delle Rimesse" e corrispondente all'odierna via Borghese: questo tratto, denominato manica lunga, è composto da 24 finestre che ripetono le linee architettoniche della facciata antica. Su via di Ripetta prospetta la piccola facciata dell'edificio denominata "la tastiera del cembalo" (nella foto a destra) e caratterizzata da due balconate: la prima è coperta da ballatoio e sostenuta da pilastri e colonne doriche, tra persiane chiuse; la seconda, che la sovrasta, è un terrazzo a giardino pensile. I gravi rovesci finanziari dell'Ottocento costrinsero i Borghese a privarsi del loro magnifico palazzo e di quanto in esso contenuto. Per più di due secoli l'edificio ospitò la famosa collezione di dipinti della famiglia, che fu acquistata dallo Stato Italiano nel 1902 e trasferita a Villa Borghese. Famosissima l'opera del Canova: Paolina, sorella di Napoleone, posò per una Venere, ma, terminata l'opera, il marito, Camillo Borghese, impedì a tutti, persino all'autore, di ammirare la statua.
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