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Palazzo Mattei di Paganica (nella foto sopra), situato in piazza Paganica 4, fa parte della cosiddetta "isola Mattei" insieme agli altri edifici di Giacomo Mattei, di Mattei di Giove e di Alessandro Mattei. Fu costruito nel 1541 per volontà di Ludovico Mattei, duca di Paganica (donde il nome), su progetto attribuito secondo alcuni a Nanni di Baccio Bigio, secondo altri al Vignola. Un bel portale, sovrastato dall'iscrizione LUD. MATTHAEIUS PETR. / ANT. FIL. LUD. NEPOS e da un balcone con balaustra, immette in un cortile a doppio ordine di logge. Le sale sono decorate con fregi attribuiti agli Zuccari, con una serie di storie di David, scene bibliche e stemmi dei Mattei. L'ala del palazzo che si protende verso via delle Botteghe Oscure fu aggiunta solamente nel 1640 su progetto del Brecciaroli, dopo aver demolito alcune abitazioni di proprietà dei Mattei: rimase soltanto un piccolo edificio quattrocentesco (l'edificio a sinistra nella foto in alto) posto ad angolo con via delle Botteghe Oscure, caratterizzato da un'edicola che racchiude l'immagine della Madonna della Provvidenza (nella foto 1), anticamente chiamata Vergine nella piazza dell'Olmo per la presenza di un grande olmo secolare. Particolarmente venerata questa Madonnella da quando, nel 1796, fu vista "piangere e muovere gli occhi" a causa dell'invasione francese nello Stato Pontificio, insieme ad altre Immagini Sacre quali la Madonna dell'Arco dei Pantani, la Madonna dell'Archetto, la Madonna Addolorata, la Madonna del Rosario o quella posta nella chiesa di S.Niccolò de' Prefetti. L'icona è racchiusa in una cornice mistilinea in stucco, probabilmente del XVII secolo ed è sovrastata da un semplice baldacchino di legno. Il dipinto rettangolare, realizzato ad olio su tela, raffigura la Madonna a mezzo busto con le mani incrociate sul seno. La proprietà del palazzo, una volta estinto il ramo dei Mattei di Paganica alla fine del Settecento, passò per breve tempo ai Mattei di Giove e successivamente ai marchesi dei Canonici Mattei, che poi in parte lo affittarono alla fine dell'Ottocento: qui infatti visse e morì nel 1886 lo statista bolognese Marco Minghetti. Nel 1928 il palazzo fu venduto all'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, che tuttora lo detiene.