La storia del palazzo situato nella omonima piazza ebbe inizio nel 1516, quando il segretario apostolico Jacopo Cardelli, che viveva con una gentildonna, Antonia de Raho, decise di comprare nel rione Campo Marzio un ampio appezzamento di terreno per costruirvi una dimora sufficiente per la sua numerosa famiglia: la de Raho gli aveva dato, infatti, ben dieci figli naturali. Il palazzo da lui costruito passò, dopo la sua morte, al cardinale Ridolfo Pio da Carpi, che vi risiedette fino al 1547. Al suo posto subentrò la famosa cortigiana Tullia d'Aragona, colta e bellissima, che vi rimase soltanto tre anni; nel 1551 l'edificio venne acquistato dalla Reverenda Camera Apostolica per conto del papa Giulio III Del Monte, che lo regalò, due anni dopo, al fratello Balduino. Il pontefice si preoccupò in prima persona di rendere il palazzo degno del rango della sua famiglia, facendo eseguire imponenti lavori di ristrutturazione, diretti dall'architetto Bartolomeo Ammannati. Nel 1561 il palazzo divenne proprietà di Cosimo I De' Medici, Granduca di Toscana e da quel momento prese il nome di palazzo Firenze. I Medici lo elessero a residenza romana e fecero decorare con grande fasto alcuni saloni del piano nobile dal pittore Jacopo Zucchi (1540-90), allievo del Vasari. Inoltre, fecero ristrutturare il palazzo da Baldovino del Monte, probabilmente su progetto del Vignola, che ornò il cortile del bel colonnato. Al pianterreno del palazzo era l'ufficio postale per la Toscana e per l'Emilia, mentre dalla piazza antistante partiva la corriera postale per Firenze. Tra la fine del Cinquecento e l'inizio del secolo successivo il palazzo fu uno dei poli della vita mondana cittadina: il cardinal Ferdinando, fratello di papa Pio IV Medici, vi diede feste sontuose e grandiosi banchetti. Una volta estinti i Medici, l'edificio divenne la residenza del ministro del granducato di Toscana per più di un secolo: nel 1867, dopo il passaggio al Regno d'Italia, venne rimosso dalla facciata lo stemma granducale, simbolo di un'epoca tramontata per sempre e divenne la sede del Ministero di Giustizia e Culti, come era chiamato allora l'attuale Ministero di Grazia e Giustizia. Da quando questo si stabilì in via Arenula il palazzo di Firenze divenne, e lo è tuttora, la prestigiosa sede della società Dante Alighieri, benemerita della nostra cultura. La facciata presenta due piani con cinque finestre ciascuno: al primo piano finestre con timpani triangolari alternati a quelli curvilinei; al secondo finestre riquadrate e decorate con festoni. Il portale ad arco è sormontato da un balcone con ringhiera poggiante su due mensoloni decorati e affiancato da paraste con ornamenti.