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Piazza di S.Lorenzo in Lucina

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1 Leone marmoreo a lato del portale
2 Interno
3 Palazzo Fiano


Incerto il toponimo di questa piazza che prende il nome dall'omonima basilica che qui sorge: fino a 30 anni fa si riteneva che Lucina fosse stata una matrona romana, proprietaria di immobili nella zona, tutta fede e misericordia, la quale avrebbe fondato nella sua casa, secondo l'antico costume di certe case perlopiù patrizie, una "ecclesia domestica", cioè un luogo destinato al culto non in una pubblica basilica, ma in una casa privata. Lucina in seguito donò alla Chiesa Romana la propria casa, che divenne così il primo fondamento della futura chiesa di S.Lorenzo. Ma negli ultimi tempi si è parlato di una "Domus Lucinae", un antico tempio precristiano della dea Giunone Lucina, che fu poi adibito a culto cristiano e trasformato successivamente nella prima basilica. Questa dea presiedeva ai parti e le donne dell'antica Roma attingevano, presso il tempio, l'acqua "miracolosa" per curarsi o per avere figli: questa tradizione è confermata dal ritrovamento, durante gli scavi sotto la Sala Capitolare, di un pozzo e di un meraviglioso mosaico intatto, con gradini di marmo bianco e pareti affrescate, che avvalora l'ipotesi che possa trattarsi proprio dell'antico tempio di Giunone Lucina. La basilica di S.Lorenzo in Lucina fu costruita da papa Sisto III nel V secolo: era a tre navate con abside nel fondo ed il livello del pavimento e delle mura era più basso rispetto a quello attuale di ben 2 metri. Il luogo di culto fu ricostruito da papa Pasquale II nel XII secolo: a questo papa si debbono il bel portale riquadrato, affiancato da due leoni romanici marmorei (uno dei quali
nella foto 1), parte dei muri esterni, l'abside medioevale nascosto dagli edifici circostanti ed il campanile, stretto tra la facciata della chiesa e l'ex convento, oggi Caserma dei Carabinieri. Il campanile (nella foto sotto il titolo) sorge su una base quadrata che insiste sulla prima campata della navatella destra e si eleva per cinque piani: i primi due hanno bifore a pilastro, mentre i rimanenti tre presentano doppie bifore su colonnine marmoree e capitelli a stampella. La struttura in laterizio è decorata con dischi di porfido e scodelle in maiolica verde. La cella campanaria ospita due campane, una del 1606 e l'altra del 1759: la terza cadde, come riferisce un editto del 5 gennaio 1577, "et havendo fracassati tre solari, ammazzò un chierico". Un ampio e nobile portico con l'architrave poggia su 6 colonne ioniche in granito sormontate da capitelli ionici e su 2 pilastri con capitelli corinzi. Nel Seicento la basilica subì una radicale ristrutturazione, con la riduzione delle tre navate ad una navata unica (le navate laterali furono trasformate in cappelle) e fu rialzato il pavimento per evitare le alluvioni del Tevere. All'interno vi è conservata la graticola sulla quale S.Lorenzo fu arso, durante la persecuzione ordinata dall'imperatore Valeriano nel 258, racchiusa in un prezioso reliquario nella prima cappella a destra sotto l'altare. In una cappella di sinistra vi si conserva anche un Crocifisso ligneo del Cinquecento, ritenuto miracoloso ed opera di Michelangelo, mentre sull'altare maggiore vi è la celebre Crocifissione di Guido Reni, posta tra quattro colonne e due semicolonne in marmo nero antico (nella foto 2). Sotto la sagrestia della basilica (e sotto un palazzo in via di Campo Marzio) furono ritrovati i resti del grande orologio solare costruito da Augusto nel 10 a.C. con l'aiuto di Mecenate e di astronomi e matematici egiziani. L'Horologium Solarium (o Augusti) era costituito da una vastissima platea circolare del diametro di quasi 180 metri in lastre di travertino, sulla quale erano incastrate linee e lettere bronzee a fare da quadrante: come gnomone fu utilizzato un obelisco egiziano, attualmente eretto nella piazza di Montecitorio e qui rinvenuto, che in pratica con la sua ombra funzionava da lancetta indicatrice delle ore. Plinio narra che l'orologio funzionasse male, forse a causa dello spostamento dell'obelisco causato da un sisma, tanto che fu necessaria la riparazione sotto Domiziano. Ad angolo con via del Corso è situato palazzo Fiano (nella foto 3), la cui più antica struttura risale addirittura al XIII secolo, con un edificio fatto costruire dal cardinale inglese Ugone Atratus di Evesham ed utilizzato dal primo Quattrocento come sede dei cardinali titolari della chiesa di S.Lorenzo in Lucina. Ai primi del Cinquecento il palazzo acquisì notevole fama quando fu abitato dal cardinale portoghese Giorgio de Costa, che occupava un appartamento situato su un arco romano addossato all'edificio e per questo motivo denominato Arco di Portogallo. Nel 1568, durante alcuni lavori di scavo delle fondamenta, vennero alla luce i primi resti dell'Ara Pacis: altre parti del monumento vennero fuori in seguito, fino alla ricostruzione avvenuta nel 1938 sul Lungotevere in Augusta. Nel Seicento l'edificio passò ai Peretti (la famiglia di papa Sisto V), i quali fecero eseguire lavori di ampliamento; nell'Ottocento subentrarono gli Ottoboni, duchi di Fiano e per questo l'edificio fu chiamato palazzo Fiano. Nel 1898 il complesso fu venduto al ricco commerciante Edoardo Almagià. La facciata su tre piani di finestre a timpano triangolare al primo, architravate al secondo e quadrate al terzo, presenta due portoni sotto altrettanti balconi, ma uno solo è quello funzionante, situato al civico 4, il quale immette in un cortile dove è situata una fontana sormontata da un'aquila incoronata posta su un globo sorretto da tre draghi. Dal Seicento il palazzo ospitò il teatro privato della famiglia Rospigliosi; nell'Ottocento aprì negli scantinati un teatrino delle marionette (frequentato da personaggi illustri quali il Leopardi), poi trasferitosi nella metà dell'Ottocento al Teatro di S.Apollinare.



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