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Piazza di S.Eustachio

Rioni > S.Eustachio
 
 
 

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1 Testa di cervo con croce sopra il timpano
2 Lapide della piena del 1495
3 Palazzetto di Tizio di Spoleto


La piazza di S.Eustachio prende il nome dalla chiesa che qui vi sorge, anche se anticamente era denominata piazza della Schola, in riferimento al vicino palazzo della Sapienza, all'ingresso posteriore del quale si accedeva proprio da questa piazza. Nelle Taxae Viarum del 1499 la piazza era denominata anche Sancto Stati, probabile contrazione del nome S.Eustachio. Le origini della chiesa sono legate ad una leggenda cristiana secondo la quale questa sorgerebbe sulla casa del centurione Placido, il quale, nell'andare a caccia sui monti della Mentorella sopra Tivoli, s'imbattè in un cervo che fra le ramose corna portava il volto del Redentore. Scosso dal miracolo, Placido si convertì e, battezzato, prese il nome di Eustachio. Qualche anno dopo, sotto il regno di Adriano, reo di essere cristiano e di non onorare gli dèi, fu esposto ai leoni insieme alla moglie ed ai figli, ma gli animali, miracolosamente, non osarono toccarli, anzi, chinarono la testa e si allontanarono. Allora l'imperatore fece rinchiudere Eustachio e la famiglia in un toro di bronzo infuocato: morirono all'istante ma quando i cadaveri dei martiri furono estratti dall'orrendo strumento di morte erano intatti. Sulla sua casa, trasformata in luogo di culto, sorse più tradi la chiesa di S.Eustachio; fu riedificata da Celestino III nel 1195 circa, epoca alla quale risale anche il campanile romanico, una delle poche sopravvivenze della chiesa medioevale. Nel 1547 vi fu battezzato Alessandro Farnese, duca di Parma e celebre capitano nelle guerre di Fiandra. Durante il Medioevo molte confraternite di carità elessero a patrono S.Eustachio ed ebbero loro cappelle all'interno della chiesa. Questa venne restaurata tra il 1650 ed il 1706 da Cesare Corvara e Gian Battista Contini e poi interamente ricostruita tra il 1724 ed il 1728 da Antonio Canevari, Niccolò Salvi e G.D.Navone. La facciata è a due ordini, dei quali quello inferiore presenta quattro lesene e due colonne con capitelli decorati con testa di cervo che sorreggono un grande timpano triangolare, mentre quello superiore, arretrato, è scandito da paraste con capitelli compositi e presenta una finestra centrale con cornice curva e nicchie con conchiglie ai lati. Il timpano terminale, triangolare, con un occhio circondato da rami di palma e sovrastato da una corona, è sormontato da una testa di cervo con la croce (
nella foto 1), opera di Paolo Morelli del primo Settecento, esplicito riferimento alla visione che convertì Eustachio al cristianesimo. Una cancellata in ferro immette nel portico, dove vi sono custodite varie lapidi, tra le quali quelle del conte Giovanni Giraud e di Filippo Chiarini, due arguti romani, commediografo l'uno e medico, poeta e studioso del dialetto romanesco l'altro. L'interno della chiesa, a croce latina, consiste in una navata unica con tre cappelle laterali comunicanti tra loro e decorate con tele ed architetture settecentesche; l'altare maggiore in bronzo, disegnato da Nicola Salvi (1739) poggia su un'urna di porfido entro la quale sono custoditi i corpi di S.Eustachio, della moglie e dei figli. L'altare è sormontato da un baldacchino con cervo, colomba, cherubini e palme, opera di Ferdinando Fuga (1746). La chiesa, fino al 1570, costituiva un ideale annesso all'Università della Sapienza: qui si celebravano le funzioni propiziatorie per il buon svolgimento degli studi e si proclamavano i dottorati degli studenti. Sulla facciata della chiesa, all'angolo prossimo alla via di S.Eustachio, vi è posta una lapide commemorativa (nella foto 2) di una piena eccezionale del Tevere risalente addirittura al 1495. Molto caratteristico l'edificio che si affaccia sulla piazza, ad angolo con via della Palombella: si tratta del palazzetto di Tizio di Spoleto (nella foto 3), maestro di camera del cardinale Alessandro Farnese, risalente alla fine del Cinquecento. La casa, a due piani con marcapiani decorati a stucco, finestre protobarocche con architrave, festoni e volute, presenta una facciata con bellissimi affreschi di Taddeo Zuccari, tuttora ben visibili ed in ottimo stato, anche grazie ad un recente restauro; a coronamento vi è anche un cornicione a mensole con fascia riccamente decorata. Infine vogliamo ricordare che su questa piazza si svolgeva, fino al 1870, la fiera della Befana, poi trasferita a piazza Navona: tutta Roma affluiva nella piazzetta con trombe e campanacci per fare baldoria.



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