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Piazza della Repubblica

 
 
 

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Piantina delle Terme di Diocleziano
1 Planetario
2 Caravella bronzea
3 S.Maria degli Angeli
4 Ninfa degli Oceani nella fontana delle Naiadi
3 La Ninfa degli Oceani


Le Terme di Diocleziano (
a sinistra la piantina) furono le più grandi terme tra tutte quelle realizzate a Roma e nel mondo romano. Costruite in meno di otto anni, tra il 298 e il 306 d.C., sugli ex Horti Lolliani, le Terme, dedicate a Diocleziano, furono iniziate da Massimiano al suo ritorno dall'Africa e terminate dopo l'abdicazione di Domiziano e Massimiano. Molti edifici furono demoliti per far posto alla gigantesca costruzione che occupava un'area di circa 380 x 370 metri.  Canonico lo schema: una grande basilica centrale, il complesso caldarium-tepidarium-natatio disposto lungo l'asse minore, palestre ai lati dell'asse maggiore. Sul lato nord-est era la grande cisterna di forma trapezoidale detta "Botte di Termini", i cui ultimi resti furono demoliti nel 1876. Qui giungeva il ramo dell'Acqua Marcia che alimentava le terme e il cui nome permane, deformato, nel toponimo Termini,  che è passato a designare la stazione ferroviaria. Per immaginarne la grandezza, basti pensare che più di 3000 persone erano in grado di utilizzare contemporaneamente i servizi dell'impianto termale. Sul lato nord-est della piazza, accanto alla facoltà di Magistero, sono ancora visibili i resti di una delle absidi che si aprivano nelle pareti del caldarium, ora in gran parte scomparso. Un'altra di esse, ben conservate, costituisce ora l'ingresso della chiesa di S.Maria degli Angeli, che occupa l'area centrale (detta "basilica") delle terme. L'esedra centrale, che serviva da cavea per assistere alle esercitazioni ginnastiche, è ripetuta nelle sue linee monumentali dal colonnato ricurvo dei palazzi dell'architetto Koch situati ai lati di questa piazza, un tempo chiamata, appunto, dell'Esedra. L'angolo occidentale delle Terme era costituito da una grande sala ottagonale con nicchie semicircolari sui quattro angoli, costituito dallo splendido ambiente del Planetario (nella foto 1). La sala, ben 22 metri di diametro, con quattro nicchie semicircolari agli angoli e una cupola a ombrello con occhio centrale, è una delle varie sedi del Museo Nazionale Romano e custodisce una ventina di statue, in bronzo e in marmo, provenienti da grandi complessi termali, come il Principe Ellenistico e il Pugile, in origine situate nelle Terme di Costantino, e un frammentario Apollo Liceo rinvenuto nelle Terme di Traiano. Dinanzi all'ingresso del Planetario è situata una colonna (visibile nella foto 1 e nella foto 2 in dettaglio) alla cui sommità è posta una caravella bronzea, ovvero lo stemma di Parigi: la colonna rappresenta infatti il gemellaggio tra Roma e la capitale francese e venne qui posta nel 1956. Le aule circolari delle Terme di Diocleziano, poste agli angoli del recinto esterno, sono anch'esse conservate: una si è trasformata nella chiesa di S.Bernardo alle Terme, mentre i nudi muri di laterizio dell'altra sala si possono vedere all'angolo di via del Viminale con piazza dei Cinquecento. La chiesa di S.Maria degli Angeli fu ricavata, secondo un progetto di Michelangelo, tra il 1563 e il 1566, dal Tepidarium, la sala per i bagni di acqua tiepida, che adesso costituisce il vestibolo della chiesa stessa. Imponenti sono le otto colonne di granito rosso, monolitiche, appartenenti alle Terme, nascoste in un tratto della parte inferiore, avendo dovuto Michelangelo alzare di due metri il pavimento. La chiesa subì vari interventi di restauro ma il più importante fu senz'altro quello effettuato da Luigi Vanvitelli nel 1749, il quale, dovendovi aggiungere una cappella dedicata al beato Nicola Albergati, cambiò l'orientamento della basilica, spostando anche l'ingresso sul lato sud, verso piazza della Repubblica, sopprimendo quello michelangiolesco che s'apriva invece sul lato est, su piazza dei Cinquecento. La facciata (nella foto 3), alquanto spoglia, fu ricavata da una parete in mattoni arrotondata che fungeva da divisorio nelle antiche terme. La chiesa conserva le tombe di tre protagonisti della I Guerra Mondiale: il presidente del Consiglio dell'epoca Vittorio Emanuele Orlando, l'Ammiraglio Paolo Thaon Revel e il Maresciallo Armando Diaz; nell'abside invece si trova la tomba di Pio IV. Al centro della piazza si può ammirare la bella Fontana delle Naiadi (nella foto sotto il titolo), che costituisce la mostra dell'Acqua Marcia, addotta da Quinto Marcio Re nel 144 a.C. dall'alta valle dell'Aniene presso Arsoli. La storia di questa fontana inizia nella seconda metà del secolo scorso, quando papa Pio IX impartì opportune disposizioni per la ricostruzione dell'antico Acquedotto Marcio: l'acqua, in onore del papa, fu denominata Acqua Pia. La prima mostra, costituita da una modesta vasca circolare a fior di terra, guizzante di zampilli sovrastati da quello centrale più potente, era priva di qualsiasi ornamento architettonico o scultoreo e fu posta, alla presenza del pontefice, presso l'allora piazza Termini, dove è oggi il monumento ai caduti di Dogali, il 10 settembre 1870. Gli eventi di quel tempo, indussero il popolo a coniare il motto: "Acqua Pia, oggi tua, domani mia": dieci giorni dopo, infatti, con la presa di Roma, cadeva il potere temporale dei papi. Nel 1885, con l'approvazione del Piano Regolatore e l'avvio di importanti lavori di ristrutturazione urbana, venne decisa la sistemazione della grande piazza dell'Esedra e fu stabilito che la definitiva mostra dell'Acqua Marcia dovesse sorgere al centro della piazza stessa, a sfondo dell'asse di via Nazionale. Nel 1888, nell'area designata, venne costruita l'attuale fontana, su disegno dell'ing. A.Guerrieri: quattro modesti leoni "di gesso" furono sistemati sulla fontana, in occasione della visita a Roma dell'imperatore di Germania. Doveva essere una sistemazione provvisoria, ma vi  rimasero ben tredici anni. Nel 1897 fu approvato il progetto di Mario Rutelli (bisnonno di Francesco Rutelli) per l'allestimento della fontana, che preparò quattro colossali gruppi bronzei, raffiguranti quattro ninfe, ognuna di esse sdraiata su un animale acquatico, che simboleggiava l'acqua nelle sue diverse forme: un cavallo marino per la Ninfa degli Oceani (nella foto 4), un serpente d'acqua per la Ninfa dei Fiumi, un cigno per la Ninfa dei Laghi, una lucertola per la Ninfa dei Fiumi sotterranei. Era il 1901: l'opera  suscitò polemiche a non finire per la procacità dei nudi femminili, tant'è che la fontana rimase a lungo nascosta dentro un recinto ligneo, finché, la sera del 10 febbraio, primo giorno di Carnevale, alcuni studenti, stanchi di aspettare, abbatterono la recinzione.  Ma la fontana non aveva ancora il gruppo centrale attuale: aveva, bensì, un gruppo scultoreo costituito da tre tritoni, un delfino e un grosso polipo: i romani, sempre pronti alle battute salaci, lo avevano soprannominato "fritto misto" (il gruppo è ancora visibile nei giardini di piazza Vittorio Emanuele II). Così, nel 1912, sempre ad opera del Rutelli, fu aggiunto il gruppo centrale del Glauco (alto 5 metri) che simboleggia la dominazione dell'uomo sulla forza bruta della natura. È costituito da un uomo nudo, di struttura atletica, che stringe, tra le braccia vigorose, un guizzante delfino, dalla cui bocca si eleva, altissimo, un getto d'acqua che ricade sui numerosi zampilli laterali con magnifico effetto: anche questo fu ribattezzato, dai romani, "l'uomo col pesce in mano".


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Nella sezione Roma nell'Arte vedi:
 - Terme di Diocleziano di G.B.Piranesi



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