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Piazza della Minerva

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1 Idrometri
2 Obelisco della Minerva
3 Elefantino
4 Palazzo della Minerva
5 Palazzo Severoli
6 Palazzo Fonseca


Il nome della piazza deriva dal tempio di Minerva che qui sorgeva, posto all'interno dei Saepta Iulia, ed eretto da Domiziano. La chiesa che domina la piazza, S.Maria sopra Minerva, prende origine da un oratorio eretto nel VII secolo e chiamato S.Maria in Minervium. L'antica chiesa, di piccole dimensioni, lasciò il posto ad un'altra più grande nel 1280, allorché i Domenicani subentrarono alle suore Basiliane. La chiesa subì numerosi e radicali restauri nel XV secolo; ancora trasformazioni nei secoli seguenti fino all'ultimo del 1848. La facciata attuale fu eretta nel 1453, anche se poi fu modificata nel XVII secolo dal cardinale Barberini; molto semplice, presenta, come unico elemento decorativo, oltre ai quattrocenteschi portali, due stemmi degli Orsini, uno semplice ed uno col cimiero. Degne di nota sono le lapidi (
nella foto 1) apposte sulla facciata indicanti l'altezza raggiunta dalle inondazioni del Tevere. La più alta, circa 20 metri, riporta che "Il pontefice Clemente VIII al suo ritorno a Roma dopo il recupero di Ferrara maledice i vortici del Tevere fino a questo segno, mai prima così superbo, nell'anno del Signore 1598, nel giorno nono delle calende di gennaio". La seconda per altezza, a destra, circa 19 metri, così recita: "Il 15 settembre il Tevere arrivò sin qui mentre Paolo IV era il supremo rettore dell'Urbe nel terzo anno del suo pontificato (1557)". La terza targa, 18,90 metri, ricorda che "Nell'anno del Signore 1530 l'8 ottobre nel settimo anno del pontificato del Santissimo Nostro Signore Clemente VII il Tevere arrivò fin qui e Roma sarebbe stata completamente sommersa se celermente la Vergine non l'avesse aiutata". In basso vi sono altre tre lapidi, delle quali quella a sinistra è la più antica di tutte, risalente al 1422 ed indica una piena di 17,32 metri; a destra possiamo notare la lapide che ricorda l'inondazione del dicembre 1870, mentre quella di sotto ricorda che "Nell'anno del Signore 1495 il 9 dicembre mentre il Tevere esageratamente gonfiatosi usciva dal suo letto la torbida corrente spinse le sue acque fino a questo segno" (16,88 metri). La chiesa e l'annesso convento furono la roccaforte tradizionale dei Domenicani, che per il loro ardore contro gli eretici furono soprannominati, con un gioco di parole, Domini canes, ossia i cani del Signore. L'interno della chiesa presenta tre navate, divise da 12 pilastri, e termina nel transetto, che ha una cappella ed un coro. Poche altre chiese possono vantare una raccolta così imponente e ricca di opere d'arte italiane. Lo stile monumentale del Rinascimento romano è evidente nelle tombe del XVI secolo dei papi della famiglia Medici, Leone X e Clemente VII, opere di Antonio da Sangallo, e nella preziosa Cappella Aldobrandini. Vicino ai gradini del Coro si trova la famosa statua di "Cristo risorto", iniziata da Michelangelo ma completata da Raffaele da Montelupo nel 1521. Numerosi i sepolcri, da quello di Fra Giovanni da Fiesole detto "Beato Angelico" a quelli di Andrea Bregno, dalla beata Maria Ragli a Giovanni Vigevano. In particolare, sotto l'altare maggiore, spicca la tomba di S.Caterina da Siena, patrona d'Italia: la statua giacente della santa, scolpita nel XV secolo, è opera di Isaia da Pisa. Caterina morì nel 1380 in un edificio posto nella vicina piazza di S.Chiara, ma la camera dove morì è stata qui ricostruita, con le medesima mura, dietro la sacrestia, nel 1637. Vi sono anche splendide opere barocche, come una tomba ed un busto del Bernini. La chiesa della Minerva fu teatro della più fastosa delle cerimonie per la consegna della dote alle "povere zitelle" che volevano sposarsi o entrare in convento: alla cerimonia partecipava il papa che qui giungeva in fastoso corteo ogni 25 marzo, festa dell'Annunciazione. Le ragazze, in corte a due a due, biancovestite e con un velo pure bianco che a malapena lasciava scoperti gli occhi (infatti, erano chiamate "le ammantate"), andavano a prosternarsi con un cero in mano dinanzi a Sua Santità, che, dopo averle ammesse al bacio della Sacra Pantofola, consegnava loro una borsa bianca con una dote di 50 scudi per quelle che intendevano prendere marito e di 100 scudi per quelle che intendevano prendere il velo. Innanzi alla chiesa, al centro della piazza, sorge il piccolo obelisco della Minerva (nella foto 2), in granito rosso, alto 5,47 metri, eretto originariamente dal faraone Aprie (589-570 a.C.), di cui reca i geroglifici insieme ai nomi degli dei Atum e Neit (da notare che Neit era una dea egizia corrispondente alla Minerva della mitologia greco-romana). Si ignora quando fu trasportato a Roma per essere innalzato nel vicino Iseo Campense: lo trovarono i domenicani di S.Maria sopra Minerva all'interno del giardino del monastero e vollero che venisse eretto nella loro piazza. L'elefantino che sorregge l'obelisco (nella foto 3) fu disegnato dal Bernini e scolpito da Ercole Ferrata e venne eretto l'11 luglio 1667. Il curioso monumento apparve subito più un "porcino" (ossia, un piccolo porco) che un elefantino e, difatti, così lo soprannominarono, anche se, con il tempo, il termine si fece più aggraziato e divenne un "pulcino". La posizione di questo elefantino sotto l'obelisco è spiegata con sufficiente chiarezza nell'epigrafe del basamento, dettata personalmente dal committente, papa Alessandro VII: "Ci vuole una mente robusta per sostenere una solida intelligenza". A sinistra, guardando la chiesa, sorge il palazzo della Minerva (nella foto 4), ossia l'ex convento dei Domenicani, costruito nella seconda metà del Cinquecento per incarico di Vincenzo Giustiniani, generale dell'ordine dei Domenicani. L'edificio venne ampliato tra il 1638 ed il 1641 su progetto di Paolo Maruscelli, divenendo un enorme complesso, così che fu scelto come sede della Congregazione del Sant'Uffizio, che qui celebrava le sue riunioni settimanali e l'attività di tribunale, esattamente nella Sala Galileiana, che rievoca Galileo Galilei, qui sottoposto a processo nel 1633 e condannato ad abiurare la dottrina eliocentrica. Ulteriori rifacimenti si ebbero nel XIX secolo ad opera di Andrea Busiri Vici e per volontà di Pio IX, che destinò il palazzo a sede del Collegio Pontificio Americano, come riportato tuttora sul portone di ingresso. Dopo il 1870 il palazzo divenne proprietà dello Stato che ne fece la sede del Ministero della Pubblica Istruzione, della Ricerca Scientifica e Tecnologica e delle Poste: oggi ospita gli uffici dei deputati al Parlamento. Di fronte alla chiesa si eleva palazzo Severoli (nella foto 5), costruito ai primi del Cinquecento per Mario Petruschi, conservatore in Campidoglio. In seguito fu acquistato da Marcantonio Colonna e poi dai Severoli, originari di Faenza, dei quali il palazzo in genere porta il nome. Il palazzo ebbe una sua storia quando nel 1706 papa Clemente XI lo acquistò per farne la sede dell'Accademia dei Nobili Ecclesiastici, una scuola destinata a preparare i rampolli delle famiglie nobili alla carriera ecclesiastica. L'accademia funzionò grazie ai sussidi del cardinale Giuseppe Renato Imperiali, ma ben presto dovette chiudere per mancanza di fondi. La riaprì temporaneamente papa Pio VI, ma fu Leone XIII a risollevarne le sorti, restaurando l'edificio nel 1878 e ristrutturandone la facciata; inoltre tolse il vincolo di nobiltà per gli iscritti, pur imponendo che i migliori allievi si dedicassero al servizio diplomatico. Proprio su questo indirizzo l'accademia riuscì a sopravvivere ed ancora oggi è in funzione per creare i quadri della diplomazia internazionale della Santa Sede. La facciata presenta un bel portale posto tra due colonne sottostanti il balcone del primo piano e tra due coppie di quattro porte di rimessa ad arco su uno splendido bugnato. A destra, guardando la chiesa, completa la piazza il seicentesco palazzo Fonseca (nella foto 6), così chiamato dal nome dei suoi originari proprietari, giunti a Roma dal Portogallo nel XV secolo. L'edificio passò nella prima metà dell'Ottocento alla famiglia Conti, i quali, dopo aver acquistato alcune case limitrofe, ampliarono il palazzo destinandolo ad albergo, il Minerva, inaugurato nel 1832 e ancora oggi in attività. L'Albergo ha ospitato, durante i suoi lunghi anni di attività, numerose personalità illustri come l'immortale Stendhal, Cavour o il generale José de San Martin, celebre eroe argentino.

Vedi Cartoline di Roma

Nella sezione Roma nell'Arte vedi:
 - Piazza di S.Maria della Minerva di G.B.Falda



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