L'imponente complesso residenziale noto come Circo di Massenzio fu edificato dall'imperatore Massenzio durante il suo breve regno (306-312 d.C.) ed è costituito da tre monumenti principali: il circo, il palazzo ed il mausoleo di Romolo. Quest'ultimo fu costruito da Massenzio in memoria del figlio Romolo, morto nelle acque del Tevere nel 307, e fu posto al centro di un'area cinta da un quadriportico con pareti in opera listata e pilastri in laterizio e coperture con piccole volte a crociera. Il quadriportico, che si apre direttamente sulla via Appia, aveva in passato un'apertura, oggi scomparsa, che metteva in comunicazione quest'area con il palazzo costruito sulla collina retrostante. La tomba era costituita da un edificio circolare preceduto da un avancorpo, o pronao, rettangolare, in tutto simile al Pantheon. L'edificio, completamente spogliato dei blocchi di rivestimento, in origine era a due piani, mentre oggi resta soltanto il piano inferiore, in parte sotterraneo. L'avancorpo, sostituito nell'Ottocento da un casale dei Torlonia tuttora esistente (nella foto 1), aveva sei colonne sulla fronte ed era formato da due ambienti, il primo dei quali sottostante la gradinata frontale. Seguiva quindi la grande "rotonda", che al pianterreno era costituita da un monumentale corridoio anulare disposto attorno ad un enorme pilastro e coperto con volta a botte. Sia il pilastro che le pareti ospitavano grandi nicchie alternativamente rettangolari e semicircolari. Una copia della lapide dedicatoria, scoperta e ricomposta dall'archeologo Nibby nel 1825, collocata all'interno del fornice della porta triumphalis che fungeva da ingresso al circo, così recita: "Divino Romolo, uomo di nobile memoria, due volte console ordinario, figlio del nostro signore Massenzio invitto e perpetue Augusto, nipote del divino Massimiano". In realtà, nonostante i solenni appellativi e le cariche, all'epoca della morte Romolo era poco più che un bambino. Alle sue spalle era situata l'area dove sorgeva il palazzo, sin dall'età tardo-repubblicana utilizzata per la costruzione di ville suburbane. La villa era costituita da vari ambienti disposti ai lati di una grande aula absidata (m 33 x 19,45), che era l'ambiente più importante di tutto il complesso, destinato alle pubbliche riunioni, alle udienze ed alle cerimonie: tubi di terracotta inseriti nelle pareti dimostrano che era anche riscaldato. Davanti all'aula si possono notare i resti di un atrio mentre sul versante settentrionale si trova una cisterna, a fianco della quale un ambiente, in origine probabilmente rotondo e coperto a volta, può essere identificato come l'ingresso monumentale al palazzo. Un lungo criptoportico collegava la villa all'edificio meglio conservato degli impianti circensi dell'antica Roma, il Circo di Massenzio, lungo 520 metri e largo 92 e destinato alle corse dei carri. In mezzo all'arena è ancora riconoscibile la "spina", l'elemento cioè attorno al quale giravano i carri: era formata da una serie di vasche intramezzate da edicole e statue ed al centro della quale era situato il grande obelisco, qui posto da Massenzio e proveniente dal Tempio di Iside, utilizzato da Gian Lorenzo Bernini nel 1651 per ornare la fontana dei Fiumi. Alle due estremità della spina erano situate due strutture semicircolari cave, le metae. Il circo è delimitato sul lato di testa da due torri semicilindriche tra le quali si trovavano i dodici ambienti (carceres) da cui partivano i carri per le corse. Al centro di questo lato si apriva la maggiore delle porte d'ingresso in forma di grande arco, mentre l'altra (quella "trionfale"), pure ad arco, si apriva sul lato opposto orientale, curvo, preceduta verso l'esterno da una gradinata. I due lati lunghi erano occupati dalle gradinate, sulle quali potevano trovare posto oltre 10.000 spettatori, mentre la tribuna imperiale, costituita da un ambiente rettangolare e da una rotonda coperta a cupola, era situata nel lato settentrionale, al termine del corridoio sopra menzionato proveniente dal palazzo. Probabilmente il circo, con la morte dell'imperatore, non venne più utilizzato, subendo in seguito un costante degrado a causa del suo completo abbandono.
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