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"...Deposero (la spoglia di Cesare) nel Foro, là dove è l'antica reggia dei Romani, e vi accumularono sopra tavole, sedili e quanto altro legname era lì... accesero il fuoco e tutto il popolo assistette al rogo durante la notte. In quel luogo venne eretta dapprima un'ara, ora vi è il tempio dello stesso Cesare, nel quale egli è onorato come un Dio": così nel XVIII secolo scrisse Appiano, storico ed autore della "Storia Romana". Dopo la morte di Gaio Giulio Cesare, ucciso nella Curia di Pompeo, il corpo venne infatti trasportato nel Foro Romano e cremato; qui fu alzata una colonna di marmo con l'iscrizione "Parenti Patriae" (ossia "al padre della patria"). Successivamente, al posto della colonna, rimossa in un secondo tempo, fu costruito il tempio dedicato al Divo Giulio, ossia a Giulio Cesare divinizzato: si noti che questo fu il primo caso a Roma di divinizzazione "post mortem" (dopo la morte). Il tempio fu eretto da Augusto e dedicato il 18 agosto del 29 a.C. Dopo i saccheggi particolarmente distruttivi avvenuti nel XV secolo, restano soltanto avanzi in opera cementizia del podio: i vuoti corrispondono alle parti staticamente più importanti (in corrispondenza del colonnato e dei muri della cella), che erano in blocchi di tufo, ovviamente asportati. La parte anteriore del podio è costituita da un emiciclo, entro il quale vi è ancora il nucleo di un altare circolare (nella foto 1), probabilmente eretto sul luogo dove il corpo di Cesare fu cremato: in seguito, per ragioni poco note, l'emiciclo e l'altare furono chiusi con un muro rettilineo, come si può notare nella foto sotto il titolo. Alla piattaforma si accedeva tramite due scale laterali. Il tempio era probabilmente corinzio ed era costituito da una cella preceduta da sei colonne, più due sui lati lunghi. All'interno della cella era la statua di Cesare, con la testa sormontata da una stella, rappresentata, come si può ricavare dalle immagini monetali, anche sul frontone del tempio. L'edificio era circondato sui due lati lunghi e su quello posteriore da un portico, nel quale sembra si debba identificare la "porticus Iulia", mentre su lato anteriore doveva sorgere una delle tre tribune oratorie del Foro, con la fronte ornata dei rostri delle navi appartenute alla flotta di Antonio e Cleopatra, catturate nella battaglia di Azio nel 31 a.C.

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