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Questa chiesa è nota anche con il nome di S.Maria Nova, un'insigne diaconia fondata da Leone IV nell'anno 850 circa fra le rovine del Tempio di Venere e Roma, così denominata perchè sostituì l'antica chiesa di S.Maria Antiqua, costruita nel IV secolo in un'aula del vestibolo ai palazzi domizianei (ossia la "Domus Flavia", la "Domus Augustana" e lo Stadio) e seppellita sotto le macerie tre anni prima a causa di un terremoto. S.Maria Nova, costruita secondo la leggenda sul luogo dove Simon Mago sfidò S.Pietro con le sue arti magiche, venne in seguito ingrandita ed affiancata da un convento che fu abitato prima dai Canonici Regolari della congregazione di S.Frediano di Lucca, poi dai Canonici Lateranensi ed infine dai monaci benedettini di Monte Oliveto: oggi l'antico convento ospita l'Antiquarium, dove sono esposti, in alcuni ambienti del primo e secondo piano intorno al chiostro, i ritrovamenti più importanti del Foro Romano. La chiesa di S.Maria Nova assunse il definitivo appellativo di S.Francesca Romana allorché nel 1440 vi fu sepolta, sotto l'altare maggiore, Francesca Bussa, nata a Roma nel 1384. Francesca, chiamata dai romani "Ceccolella", a soli dodici anni sposò, per interessi di famiglia, il nobile Renzo de' Ponziani, ma il suo unico pensiero era compiere opere di bene, seguita in questo dalla cognata Vannozza. Così casa Ponziani divenne un ritrovo per poveri ed affamati, un'opera nella quale impegnarono tutte le risorse di famiglia. Naturalmente, ciò portò a gravi conflitti con il marito e con il suocero, finché la santa non mise al mondo tre figli, dei quali uno solo sopravvisse, Battista. Dopo la morte del marito avvenuta nel 1436, Francesca si ritirò nel convento delle Oblate di Monte Oliveto, dove ebbe dure lotte e tentazioni da parte del demonio. Nel 1440 ritornò a casa per assistere il figlio malato di peste, ma dopo averlo guarito, si ammalò lei stessa e fu costretta a rimanere in casa Ponziani per farsi curare. Morì dopo alcuni giorni, il 9 marzo 1440. Ceccolella venne santificata nel 1608 ed è simpatica tradizione romana che il 9 marzo di ogni anno (ossia la ricorrenza della sua morte) una folla di autoveicoli si raduni nelle vicinanze della chiesa per ricevere la benedizione: Francesca è infatti la patrona degli automobilisti. Nel 1649 il Bernini collocò nella chiesa una statua di bronzo dorato della santa, scomparsa poi durante l'occupazione napoleonica: quella che vediamo oggi (nella foto 1), è una copia di Giosuè Mieli. La chiesa fu sottoposta a numerosi interventi, tra i quali il più importante fu quello avvenuto nel XVII secolo, quando perse il suo caratteristico aspetto medioevale per assumere i tratti del barocco. L'interno è a navata unica sulla quale si aprono le cappelle laterali. Il soffitto è di gusto settecentesco. Molte opere d'arte adornano la chiesa: sull'altare maggiore vi è una preziosa "Madonna con Bambino" del XII secolo e nell'abside è possibile ammirare un mosaico del 1100 raffigurante la "Vergine in trono con il Bambino". La più preziosa rimane però l'immagine della "Vergine Glykophilousa", una preziosissima icona risalente al V o VI secolo, venuta alla luce durante i lavori di restauro del 1949. Protette da una grata, due impronte di basalto costituiscono una delle più curiose reliquie che Roma possa vantare: sono, infatti, le impronte delle ginocchia di S.Pietro (nella foto 2), impresse quando il santo pregò il Signore di far fallire il volo di Simon Mago, che, difatti, cadde e morì poco distante. Questi fu un avversario di Pietro ed un anticristo, che, seppur convertito al cristianesimo, non aveva abbandonato le pratiche magiche delle quali era un esperto: in questa occasione stava, appunto, sfidando Dio.

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