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La tribuna oratoria dei magistrati e degli oratori, denominata "Rostra" dopo che fu ornata con i rostri delle navi catturate nella battaglia di Anzio del 338 a.C., originariamente era situata nel Comizio, del quale occupava una sezione delle gradinate circolari. In seguito al totale rimaneggiamento del Comizio avviato da Gaio Giulio Cesare e concluso da Augusto, la tribuna fu spostata sul lato occidentale del Foro, in prossimità dell'Arco di Settimio Severo. Inaugurata una prima volta nel 44 a.C. ed una seconda, dopo un ampliamento, nel 29 a.C., la costruzione (lunga circa m 23,80, alta m 3 e larga m 12) conserva ancora oggi resti della facciata in opera quadrata di grandi blocchi di tufo, mentre tutta la parte costruita in piccole pietre cementate è opera di restauro: ben visibili sono i grossi fori per i perni che servivano a sorreggere i rostri delle navi, come possiamo osservare nella foto in alto. La parte posteriore, quella verso il Campidoglio, è costituita da una scalinata semicircolare (nella foto 1), probabile ricordo della tribuna originaria: tra questa e la facciata alcuni pilastri in mattoni (originariamente forse in travertino) servivano a sostenere la vera e propria piattaforma, forse costituita da un tavolato ligneo. Dalla parte dell'Arco di Settimio Severo il muro curvo posteriore è riccamente rivestito di marmo: qui infatti si apriva un ambiente accessibile, di forma triangolare, in fondo al quale era forse un'altra scala di accesso alla piattaforma superiore. Molte furono le orazioni celebri pronunciate da questa tribuna: la più famosa forse fu quella pronunciata da Marco Antonio dopo l'assassinio di Giulio Cesare nel 44 a.C. Qui, inoltre, vi furono esposte la testa e le mani di Cicerone, condannato a morte dal secondo Triumvirato (Augusto, Marco Antonio e Marco Lepido) e fu sempre qui che Giulia, la figlia di Augusto, fu accusata di prostituzione, uno degli scandali che portarono al suo esilio. Un prolungamento in mattoni della tribuna, verso nord, fu aggiunto intorno al 470 d.C. ed è attribuito, secondo un'iscrizione, al prefetto della città Ulpio Giunio Valentino, probabilmente in occasione ed a ricordo di una vittoria sui Vandali, cosicché all'ampliamento si è attribuito il nome di "Rostra Vandalica".

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